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8 ott 2018

Quattro blog per un autore: Con l'Africa... nel cuore - Lella Dellea

Buon lunedì a tutti!
Vi chiedo umilmente perdono per aver tardato di 24h questo post, ma tra ieri e oggi son stata davvero male, e ora mi sto riprendendo un po'.
Almeno per essere riuscita ad assemblare questo post.

E abbiamo anche una sorpresa per tutti voi.
A uno di voi che commenterà le varie tappe del blogtour l'autrice invierà un breve racconto o poesia come "premio", mentre nel caso in cui il vincitore sia un autore l'autrice pubblicherà nel suo blog la segnalazione della vostra opera. ;)


➳ Titolo: Con l'Africa... nel cuore
➳ Autrice:  Lella Dellea
➳ Prezzo:  €3,63 ebook 

➳ Trama 
Cloe è una donna indipendente, realizzata, intelligente e anche un po’ maniaca del controllo.
La sua vita è dedicata alla carriera e all’associazione di volontariato da lei fondata, che si occupa di progetti innovativi per il supporto delle popolazioni africane. 
Prima del rientro in patria del suo socio Alex, un amico di vecchia data ritrovato di recente che vive da qualche anno nella Repubblica Democratica del Congo, decide di partire per vedere di persona i risultati dei loro sforzi e per conoscere meglio la realtà locale.
Da qui parte la narrazione delle quattro settimane più intense e significative della sua vita.
Attraverso piccoli episodi, sensazioni, imprevisti, paure, difficoltà ma anche gioie, amicizie vecchie e nuove, incontri e un po’ di romanticismo il lettore imparerà a conoscere meglio la protagonista e avrà modo di accompagnarla nel suo processo di crescita e trasformazione personale.
Al suo ritorno infatti, Cloe sarà molto cambiata…


“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”


A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


B)

1)     FANTASY

Il sole stava tramontando sulle verdi vallate di Renwinter quando Spoongy, elfo nato e cresciuto nel villaggio più piccolo del Regno di Nalyssa, iniziò la sua corsa a perdifiato giù per il sentiero immerso nella foresta di Kinwood. Se le sue orecchie a mezzapunta non lo avevano tradito stavolta, aveva appena sentito un rumore di zoccoli avvicinarsi ed era raro vedere dei cavalieri a Renwinter.Correva senza sosta quando inciampò in un sasso e, perdendo l’equilibrio, si ritrovò con la faccia nella polvere. Sei cavalieri dalle armature argentate, lo aspettavano alla fine del sentiero e la sua vita sarebbe cambiata presto, molto presto.
Il giovane si alzò rapidamente da terra e, con aria di sfida osservò attentamente gli sconosciuti, rammaricandosi di non riuscire ad incrociare i loro sguardi.
Erano molto simili tra loro, indossavano tutti un’armatura finemente cesellata e cavalcavano dei fieri destrieri ma uno tra tutti attrasse la sua attenzione.
I raggi del sole, riflessi sulle auree decorazioni del suo elmo elegante e maestoso, creavano un’aura dorata attorno al suo capo e cavalcava una giumenta dal manto candido, che spiccava tra gli altri stalloni neri come la notte.
Per alcuni secondi, che parvero eterni, nessuno proferì parola ed il giovane elfo si limitò ad abbassare il capo concentrandosi sulla propria aura interiore, per poter poi creare uno scudo magico, in caso di bisogno.
Era stato addestrato per combattere ma era un convinto sostenitore della non violenza e non aveva l’abitudine di portare armi con sé, si sentiva vulnerabile ma il suo innato istinto era stranamente taciturno, non gli trasmetteva sensazioni negative e questo contribuì a tranquillizzarlo.
Fu lo strano cavaliere dorato che ruppe il silenzio e con voce melodiosa e gentile, che a Spoongy ricordò lo sciabordio dell’acqua del fiume, utilizzando il linguaggio umano di quella zona sentenziò rivolto ai suoi compagni di viaggio:
< Ecco colui che stavamo cercando! >
Poi, scese dal meraviglioso quadrupede con estrema rapidità e leggiadria, pareva fluttuare anziché toccare il suolo, tanto che l’erba verde sotto i suoi arti non si piegava neppure.
< Non temere, giovane elfo. Vieni accanto a me, dammi la mano e cavalca con me verso la meta. Giunti al mio palazzo ti accoglierò con tutti gli onori e ti spiegherò il tuo destino. Non opporti te ne prego. Non ti obbligherò con la forza a far ciò che non vorresti, anche se le mie guardie qui presenti non avrebbero alcuna difficoltà nel catturarti e trasportati nella mia dimora. Non voglio farti del male, concedimi la tua fiducia e tutto andrà bene!>
Ammaliato, stordito ed affascinato da questa eterea ed indistinta figura, il nostro eroe non oppose alcuna resistenza, seguì docilmente gli sconosciuti ed affrontò in loro compagnia un lunghissimo viaggio, in cui, come per magia, cavalcarono per giorni in assoluto silenzio senza avvertire fame e fatica.
Il tramonto del quarto giorno stava ormai tinteggiando il cielo di sfumature dorate quando avvistarono uno splendido castello, immacolato ed etereo, all’orizzonte, e al comparir della luna piena stavano varcando il cancello dorato della lussuosa dimora.
I cinque cavalieri, dopo un rispettoso cenno di saluto, si dileguarono verso le scuderie mentre l’elfo ed il suo protettore affidarono il bianco cavallo ad uno scudiero e si addentrarono in un immenso salone. Solo a quel punto Spoongy ebbe modo di sentire nuovamente la voce del suo compagno d’avventura.
< Ben arrivato nel tuo nuovo regno futuro re! Ora chiudi gli occhi e afferra le mie mani affinché io possa prepararti all’ incontro con il Maestro!> così dicendo distese le braccia e gli offrì la stretta dolce ma decisa di dieci lunghe dita affusolate.
Come in un film di animazione il giovane elfo si vide nel palazzo con una meravigliosa fata accanto, elegante, gentile e dotata di una luce rassicurante. Contrariamente ad ogni logica lui si allontana da lei senza proferir parola e fugge verso il bosco e, dopo poco si odono gli inconfondibili suoni di una battaglia. Oscurità, morte, sangue terrore e fuoco ovunque fino a lambire il castello e a radere al suolo ogni cosa.
Avvertì un brivido di puro terrore lungo la schiena e , senza desiderarlo lanciò un urlo agghiacciante.
La scena nella sua immaginazione ritornò al punto precedente, lui e la bellissima fanciulla passeggiano teneramente in un giardino fiorito, si scambiano sguardi complici ed innamorati e nell’ aria si avvertono i profumi di fiori e di primavera. Tutto è luminoso e sprigiona pace ed il ventre della sua compagna e tondo e gonfio, la sua sposa sembra essere in procinto di dare alla luce il frutto del loro amore.
Sorrise il giovane elfo e si riscosse sollevando le palpebre.
Di fronte a lui la splendida fata del suo sogno con un elegante abito dorato, le loro mani intrecciate.
Lei lo osservò con attenzione e, guidandolo verso una massiccia porta intarsiata aggiunse:
< Ora sai! Io sono Ava, principessa del regno fatato e tu sei l’erede del regno elfico. Per salvare il Mondo la leggenda dice che dobbiamo unirci e mettere al mondo il predestinato, colui che con amore e giustizia guiderà tutti i popoli verso la pace. La scelta spetta solo a te! >    
Poi gli posò dolcemente un dito sulle labbra riarse.
< Non dirmi nulla! Ora andremo dal Maestro e, solo a lui comunicherai la tua scelta con la voce del cuore. Io capirò!>

Ed i due giovani si accinsero ad entrare, tenendosi per mano e procedendo in perfetta armonia per decidere le sorti del Magico Mondo.


Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio 

30 set 2018

Quattro blog per un autore: Memorie di sangue - Eva D'Amico

Buona domenica a tutti! :)
Due settimane terrificanti, ecco com'è stato il mio ultimo periodo. Però non potevo rinunciare a questo nuovo post della rubrica, questa settimana dovrei riuscire a stabilizzarmi quindi tornerò subito!

Vol. 1 - Il castello del Giorno Eterno
➳ Titolo: Memorie di sangue
➳ Autrice:  Eva D'Amico
➳ Prezzo:  €10,20 cartaceo 

 IBS

Vol. 2 - Le figlie della corruzione














➳ Trama (Vol.1)
Una ragazza con troppi nomi, un passato sconosciuto e povero che diventa una vita ricca di eleganza e finte conoscenze, un futuro incerto. Eva è una ragazza condizionata dalla sua educazione, rigida e relegata nel "Castello del Giorno Eterno", illusa di vivere in una condizione privilegiata, circondata da persone che si mostreranno troppo tardi per ciò che sono realmente. Cosa succede quando il tuo nome non rispecchia la persona che sei, quando ti viene rubato e ti accorgi di non essere nulla nonostante una vita di trascorsi? Cosa accade quando reagisci alle troppe vessazioni subite e tiri fuori gli artigli per combattere? Chi è Eva? Una privilegiata? Una bambola? Una serva? Cercherà di scoprire se stessa all'interno di una vita piena di bugie e lotterò contro i suoi signori per guadagnare l'amore, il rispetto e la libertà.



“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”


A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


B)

1)     FANTASY


Il sole stava tramontando sulle verdi vallate di Renwinter quando Spoongy, elfo nato e cresciuto nel villaggio più piccolo del Regno di Nalyssa, iniziò la sua corsa a perdifiato giù per il sentiero immerso nella foresta di Kinwood. Se le sue orecchie a mezzapunta non lo avevano tradito stavolta, aveva appena sentito un rumore di zoccoli avvicinarsi ed era raro vedere dei cavalieri a Renwinter.
Correva senza sosta quando inciampò in un sasso e, perdendo l’equilibrio, si ritrovò con la faccia nella polvere. Sei cavalieri dalle armature argentate, lo aspettavano alla fine del sentiero e la sua vita sarebbe cambiata presto, molto presto.
Uno dei cavalieri gli si avvicinò a passo lento, squadrandolo da capo e piedi e decidendo che un giovane elfo come lui non avrebbe certamente costituito una minaccia.
‹‹Come mai un ragazzo come te si trova da solo in un bosco? Sembri piuttosto gracile e non molto sveglio, se devo dire la verità›› disse con una risata amichevole.
Aveva dei grandi occhi azzurri ed un viso gentile nonostante i segni del tempo e delle battaglie. Forse a causa del largo sorriso o dei folti baffi così simili a quelli del Vecchio Saggio, quel soldato riuscì immediatamente a tranquillizzarlo.
‹‹Il mio nome è Spoongy, del villaggio di Mylis, ho sentito rumore di zoccoli e…›› disse ma prima che riuscisse a finire di parlare il vecchio soldato finì la frase ‹‹…E sei venuto a vedere chi fosse. Un gesto avventato›› constatò ‹‹Ma anche coraggioso››
Spoongy sorrise, erano passati mesi dall’arrivo nel villaggio di stranieri, anni dall’arrivo di stranieri gentili.
‹‹Bene Spoongy, io sono Ser Wilfred di Nalyssa e sono giunto nella valle di Renwinter alla ricerca di un uomo. Anzi no, sarebbe meglio dire alla ricerca di elfo››
‹‹Beh, allora lo avete trovato signore!›› disse Spoongy battendosi un pugno sul petto e l’uomo rise.
‹‹Temo che tu sia troppo giovane figliolo! Cerchiamo un elfo di nome…›› prima che potesse finire di parlare l’aria divenne scura e densa e accanto a lui comparve una colonna di fumo nero che si addensò crepitando di fulmini fino a formare la figura di un uomo incappucciato.
‹‹Non pronunciare il suo nome qui… sciocco›› sibilò la figura ‹‹Le parole sono potere…››
Due occhi glaciali s’intravedevano sotto la stoffa, la sua voce sembrava in qualche modo tagliente come pezzi di vetro e il giovane elfo tentò di muovere qualche passo indietro prima di notare che le gambe gli tremavano.
‹‹Hai paura ragazzo?›› chiese allora la voce ‹‹Non ascoltare Ser Wilfred: nessuno! Nessuno è troppo giovane per seguire il suo destino››
‹‹Mio Signore›› disse allora l’anziano cavaliere ‹‹State spaventando il giovane elfo››
La figura incappucciata rise, poi si scoprì il volto. Una cascata di capelli dorati si riversò fin quasi al terreno e due affusolate orecchie a punta incorniciavano un bellissimo viso imberbe sfigurato nella parte destra da una bruciatura.
‹‹Spero di no›› disse tranquillamente, l’aria era tornata tersa e serena senza ‹‹Elfo…›› sospirò ‹‹Non è curioso figliolo? Questo umano ti chiama “elfo”, esattamente come chiama me. Ma noi sappiamo che non apparteniamo alla stessa razza. O almeno…›› aggiunse poi squadrandolo ‹‹Io lo so… Voi siete più simili a folletti, nevero? Bassi, tozzi, nient’affatto avvenenti e con una scarsa cura per l’igiene nella maggior parte dei casi… Noi Alti Elfi siamo i Figli del Sole, una stirpe eletta››
‹‹Se hai finito di dire stupidaggini io avrei da fare›› rispose allora Spoongy. Non aveva mai sopportato i gradassi ed il fatto che quello in particolare avesse le orecchie a punta non cambiava certo le cose. Aveva paura, certo, ma molti anni prima si era ripromesso che mai e poi mai avrebbe permesso a nessuno di trattarlo in quella maniera.
L’elfo scoppiò a ridere di gusto, una risata sincera e genuina che molto poco sembrava appartenergli.
‹‹Hai fegato ragazzo! Io mi chiamo Ailen, Sommo Stregone della Regina di Nalyssa per servirti›› concluse con un inchino molto teatrale ‹‹Mi piace prendermi gioco dei campagnoli, ma tu non sei affatto un sempliciotto nevero?››
Spoongy rimase perplesso e guardò Sir Wilfred.
‹‹Mio signore, dobbiamo affrettarci›› ricordò allora l’anziano soldato a colui che scortava.
‹‹Certo, certo…›› disse distrattamente Ailen, continuando a guardare il giovane elfo boschivo ‹‹Dunque, Spoongy di Mylis, è stato un vero piacere incontrarti. Per ora dobbiamo salutarci ma qualcosa mi dice che ci incontreremo ancora›› concluse prima si svanire in una nuvola di fumo.
‹‹A presto ragazzo. Se posso darti un consiglio quando senti rumore di zoccoli voltati e cammina dalla parte opposta: non sono mai forieri di buone notizie›› salutò il vecchio soldato e si rimise in marcia con i suoi sottoposti, svanendo nella foresta.
Spoongy li guardò andare via perplesso: il mondo era pieno di gente strana, ce ne era a volontà nel suo piccolo villaggio, figurarsi in giro per le terre. Scosse la testa decidendo di non pensarci e già che si trovava per la foresta cominciò a fare il giro delle trappole che aveva piazzato il giorno prima nel bosco, nella speranza di trovare qualche coniglio per la cena.

‹‹Bene Vecchio Saggio… Che nome ridicolo, è così che ti fai chiamare ora Maestro Bèral? Sembra piuttosto ridicolo come nome, non sei d’accordo? Comunque sia non divaghiamo, tu sai perché sono qui›› esordì Ailen materializzandosi nella capanna dell’anziano elfo boschivo mentre le sei guardie della sua scorta entravano a Mylis.
Il vecchio elfo lo guardò con i suoi occhi cisposi e quasi del tutto ciechi senza riuscire a distinguere i lineamenti, ma le sue orecchie non avevano dubbi, avrebbero riconosciuto quella voce tra mille.
‹‹Sei qui perché il Regno è in pericolo, Sommo Stregone Ailen, e la Regina Nyda ti ha mandato a recuperare la Reliquia del Drago. Quindi la prima tappa del tuo viaggio non poteva che condurti a me, il Custode della Spada di Nalyssa, la chiave per aprire il sepolcro della prima Regina di Nalyssa, il luogo in cui si trova l’Amuleto del Dominatore. Tu sai vero che non sarà una ricerca facile? Nessuno sa dove si trovi il sepolcro››
‹‹Sono felice di constatare che tutti questi anni non hanno intaccato il vostro spirito›› sorrise Ailen, felice che il vecchio non avesse perso il suo grande potere. Erano più di cento anni che non vedeva il suo anziano Maestro, da quando Bèral ancora giovane aveva lasciato a lui, ancor più giovane, i gravosi doveri dell’ufficio nel Palazzo Reale.
‹‹Tu invece non hai attraversato indenne il secolo che ci ha divisi: vedo sofferenza sul tuo viso, un’aura azzurra intorno al tuo occhio destro inconfondibile: quelle sono le fiamme Lily, la Madre dei Draghi. Sei stato così sciocco da affrontarla?››
‹‹Solo un paio di volte Maestro ed entrambe senza la Reliquia o almeno la Spada›› ammise Ailen sedendosi e versandosi un bicchiere di vino che sputò non appena ne bevve un sorso ‹‹Ma è terribile!›› urlò.
‹‹Beh, non siamo certo a Palazzo giovanotto! Ormai ti sei abituato ai vizi della corte: buon vino, ottimo cibo, belle donne ben disposte a fare dolcemente compagnia ad un uomo del tuo rango››
‹‹Certo anche voi avete una comoda sistemazione! La vostra sembra la capanna più grande in questo buco di villaggio, certamente costruita con la paglia e il fango migliori›› il giovane stregone guardò il suo maestro per un istante e cambiò espressione. A cosa servivano quelle chiacchiere di convenienza? Quelle schermaglie? Tra loro non c’era mai stato bisogno di girare intorno ad una questione.
‹‹Perché ve ne siete andato? Non ero pronto e voi lo sapevate›› disse allora, quasi sussurrando.
‹‹Neanche io ero pronto ragazzo ma a volte il Destino ha in serbo scherzi ben più grandi di quelli che possiamo sopportare››
‹‹Cosa vuol dire?›› chiese Ailen ma prima che il vecchio potesse rispondere si sentì una voce femminile da fuori la porta di ingresso.
‹‹Padre!››
Il timbro era caldo e tradiva un’età ancora abbastanza giovane. Ailen si girò di scattò verso l’anziano maestro, capendo immediatamente cosa era successo.
‹‹Ma certo… l’ancella della Regina era un piccolo elfo boschivo come te. Allora è per questo che te ne sei andato›› constatò ‹‹Fatela passare!›› urlò poi ai soldati di guardia alla capanna e una giovane elfa entrò trafelata andando ad abbracciare il padre.
‹‹Non sai che paura vedendo questi gamba lunga qui fuori›› disse la fanciulla, ignorando del tutto lo strano visitatore.
‹‹Umani›› la corresse Ailen ‹‹Il termine “gamba lunga” è piuttosto razzista: se ti chiamassi “gamba corta” non te ne avresti a male?›› precisò.
‹‹Chi è questo orecchie a punta?›› chiese allora con cipiglio piuttosto deciso.
‹‹Calmati Isìbel, lui è un mio vecchio allievo e non farti ingannare dalle sue parole: fa solo finta di essere insopportabile e saccente, in verità è gentile e di buon cuore››
‹‹Mi sbagliavo sai: la vecchiaia ti ha decisamente rimbambito Maestro›› disse allora Ailen.
‹‹A te pare ti abbia reso più bello›› rispose Isìbel e sia Ailen che suo padre iniziarono a ridere.
‹‹Su questo hai ragione!›› commentò il vecchio.
‹‹Allora Maestro, basta chiacchiere: dammi ciò per cui sono venuto›› cercò di tagliare corto Ailen ed il vecchio sospirò.
‹‹Lo sai che non puoi brandirla›› rispose ‹‹Nessun alto elfo può usarla, per questo fin ora solo i piccoli elfi boschivi hanno ricoperto il tuo ruolo. Solo quelli della mia stirpe con innati poteri arcani possono attivare il potere della spada: la tua stirpe, del resto, è nata quando la nostra razza è stata unita al sangue di Drago››
‹‹Mi serve per ammazzare Lily, lo sai che non posso ucciderla in nessun altro modo. Ho già assaggiato le sue fiamme e credimi se ti dico che il Regno è in grave pericolo: qualcosa si muove nell’etere, qualcuno controlla la Madre dei Draghi. Troverò il modo di usare quella Spada, magari proprio grazie al sangue di drago che scorre nelle mie vene, troverò il sepolcrò e farò quello che devo. Del resto è questo il compito di quelli come me››
‹‹Ragazzo mio, dovresti essere ormai abbastanza esperto da sapere che in un modo o nell’altro il Regno è sempre in pericolo, quindi a che serve affannarsi?››
‹‹Cosa mi consigli Maestro?››
‹‹Di andarti a bere una birra alla locanda del villaggio: mastro Lambar ha qualcosa di davvero speciale. Tieni: il primo giro lo offro io›› disse lanciandogli una moneta d’oro che Ailen afferrò al volo ‹‹Quando avrai bevuto a sufficienza e deciderai di ripartire verso la capitale avrai la spada››
Il giovane stregone lo guardò per un attimo, rigirandosi la moneta tra le mani, il suo maestro aveva sempre parlato per criptiche frasi ad effetto ma in genere riusciva sempre a capire dove voleva arrivare. Quella volta no… Decise tuttavia di seguire il suo consiglio, così salutò ed uscì dalla capanna.

Spoongy fece ritorno al villaggio con un bottino davvero magro: era riuscito a prendere solo un paio di tortore ma visto che gli avevano fatto pena le aveva liberate ed era tornato a casa solo con qualche fungo selvatico.
‹‹Zio Lambar sono tornato›› si annunciò entrando nella locanda semi deserta.
‹‹Magro bottino anche oggi ragazzo!›› disse uno dei soliti avventori.
‹‹E ti sorprendi? Sappiamo tutti che Spoongy è buono solo per coglier funghi e pulire bicchieri!›› aggiunse un altro.
Il giovane abbassò la testa ed andò nel retrobottega, dove suo zio stava controllando le ultime botti di birra che aveva fatto.
‹‹Forza ragazzo mio!›› gli disse dandogli una pacca sulla spalla e porgendogli un grembiule, con un sorriso disegnato sul viso stanco ma ancora gioviale ‹‹Come tutti anche tu troverai il tuo posto nel villaggio››
“Il tuo posto nel villaggio”
La prospettiva per un istante sembrò agghiacciante almeno quanto il suo opposto.
“Una birra!” si sentì urlare dalla sala della locanda, allora il vecchio Lambar aiutò il nipote a legarsi il grembiule e lo spedì al bancone, a servire il cliente.
Non appena il ragazzo lo vide ebbe un fremito.
‹‹Tu qui?!›› chiese vedendo Ailen.
‹‹Noto con piacere che tutti gli abitanti di questo villaggio sono completamente insensibili ai titoli e allegramente ignari delle regole della buona educazione!›› rise l’alto elfo ‹‹Te lo avevo detto che ci saremmo rivisti! E ora servimi la mia birra!››
‹‹Prima si paga›› disse Spoongy appoggiandosi al bancone e guardando l’alto elfo con un’espressione a metà tra il divertito e il serio. Era piuttosto simpatico per essere un orecchie a punta ma la battuta sulla scarsa igiene personale dei piccoli elfi boschivi non riusciva a digerirla.
‹‹Allora è proprio vero che quelli della tua razza sono attaccati al denaro›› lo provocò Ailen mettendo sul tavolo la moneta che gli aveva dato il vecchio Bèral.
‹‹Almeno quanto la tua lo è agli stravizi. Per questo forse vanno così d’accordo›› replicò Spoongy ma appena prese la moneta un bagliore cristallino ed una enorme e maestosa spada si materializzò sul bancone.
‹‹Che succede?!›› urlò Lambar correndo verso il bancone, mentre il nipote osservava la spada esterrefatto.
‹‹Vecchio burlone…›› constatò Ailen scuotendo la testa.
Lambar allungò la mano per toccare l’elsa intarsiata con figure di draghi ma non appena la sfiorò la spada scomparve, rimpicciolendosi fino a diventare un piccolo rubino incastonato in un ciondolo d’oro.
‹‹Toccala Spoongy›› ordinò Ailen.
‹‹Neanche per idea!›› rispose l’elfo, allora lo stregone gli afferrò un polso costringendolo a toccare la collana. Non appena la sfiorò la spada si materializzò nuovamente e Spoongy si guardò le mani.
‹‹Come è possibile? Che succede?›› chiese spaventato.

‹‹Te lo avevo detto Spoongy: nessuno è troppo giovane per seguire il suo destino e, che tu lo voglia o no, ti è stato appena mostrato il tuo››

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➳ Angolo dell' autrice

Eva D’Amico nasce a Roma il 15 maggio 1991, fin da bambina ama l’arte in ogni sua forma.
Dopo le scuole medie queste passioni la portano a scegliere il liceo artistico. Gli anni del liceo trascorrono ricchi di sperimentazione pittorica, teatrale, musicale e letteraria. La scrittura, in questa fase della sua vita, è una parte importantissima ma non il fulcro centrale della sua attività artistica che si concentra per lo più sulla musica e sul disegno.
Arriva prima nella sezione letteraria del concorso indetto dalla Regione Lazio, riservato ai licei, nell’anno accademico 2009/2010.
L’ultimo anno del liceo è l’inizio di un lungo periodo difficile che la porterà a scrivere pensieri personali e non solo.
Questo riscoperto amore per la letteratura le fa scegliere la facoltà di Lettere all’università, dove intraprenderà autonomamente un percorso “a ritroso” nella letteratura italiana e straniera, approfondendo i classici di sua iniziativa e costruendosi una solida base culturale.
Costantemente in bilico tra la tensione a scrivere un romanzo e il timore del fallimento, continua a studiare con ottimi frutti e a dedicarsi alla poesia, sperimentando di volta in volta soluzioni poetiche differenti e che spesso si avvicinano alla prosa.
Poco prima di conseguire la laurea prende coraggio e mette nuovamente mano al primo romanzo di cui aveva abbozzato la trama: Il Castello del Giorno Eterno.
Nel 2016 pubblica con Immagina Di Essere Altro (I.D.E.A.) il primo volume di Memorie di Sangue: Il Castello del Giorno Eterno, riscuotendo un discreto successo tra i lettori.
Nel frattempo si impegna sul secondo e ultimo volume: “Le Figlie della Corruzione”, pubblicato sempre con Immagina Di Essere Altro nel 2017.
Partecipa alla raccolta di racconti “Delizie in punta di Penna” pubblicata da Tabula Fati nello stesso anno.
Il 2018 è per Eva un anno complicato ma questo non la ferma; mentre i lettori chiedono un terzo volume di Memorie di Sangue, lei declina affermando: - Le Memorie nascono come dittico, non trovo giusto allungare la storia facendo perdere il significato profondo che volevo attribuirgli, mi sembrerebbe una mancanza verso i lettori che lo hanno amato così come è. Al momento sto lavorando su qualcosa di nuovo, un romanzo diverso
incentrato sulla figura della strega. La pubblicazione del nuovo romanzo è prevista per la fine del 2018.

Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio 

16 set 2018

Quattro blog per un autore: Il rumore del tramonto - Chiara Brambilla

Buona domenica a tutti! :)
Oggi si riprende l'attività di "Quattro blog per un autore", vi siamo mancate? Spero di sì, in quanto siamo tornate a farvi scoprire dei nuovi libri e dei nuovi lati degli autori.

Ma concentriamoci subito sul libro della settimana:

➳ Titolo: Il rumore del tramonto
➳ Autrice:  Chiara Brambilla
➳ Prezzo:  €1,99 ebook 

➳ Trama
Una lettera che unisce passato e presente. La storia di Micol.
Un viaggio alla scoperta di quello che c'è in ognuno di noi.
Micol è una ragazza che non si fa coinvolgere dalla vita, vive come una spettatrice, senza diventarne mai protagonista.
Improvvisamente Sebastiano, il suo adorato nonno muore, e questo lutto la fa sprofondare in una cupa malinconia.
Ma ecco che suo nonno, che bene la conosceva e comprendeva la sua paura di vivere, le lancia una sfida.
Attraverso una lettere scritta pochi giorni prima di morire le invia degli indizi e le lascia una misteriosa chiave.
Che porta aprirà quella chiave?
E così Micol con suo fratello Alberto e sua sorella Carlotta inizia un viaggio alla scoperta della Maremma e di Pitigliano, scoprendo un passato doloroso che ha visto protagonista suo nonno durante la seconda guerra mondiale.
Chi è la misteriosa donna che torna dal passato e che conosceva Sebastiano?
Un viaggio che la farà crescere, che la farà innamorare, ma soprattutto che le insegnerà a credere sempre nella vita.



“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”


A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


B)
1)     NARRATIVA CONTEMPORANEA/ROMANZO ROSA


Ho lasciato casa mia due ore fa e nell’ordine:
a)     ho perso l’autobus che mi portava direttamene in ufficio e ho dovuto prendere un taxi
b)     il taxi in questione ha sgommato su una pozzanghera che mi ha schizzato il tailleur di cinquecento euro comprato nel negozio più caro di New York

c)      ho dimenticato di prendere le slide della presentazione e adesso mi devo sorbire una predica di venti minuti da parte del mio tutor.
La giornata non poteva cominciare meglio di così e, di lì a poco, sarebbe tramutata in una vera e propria tragedia… nel mio ufficio al trentatreesimo piano del grattacielo più imponente della Grande Mela, mi aspettava lui: Damian Spencer, più noto come “Il Distruttore”; soprannome dovuto alla moria di tirocinanti che sfortunatamente si ritrovavano Spencer come tutor. E fortuna vuole che proprio io, Miriam Life, ventiquattrenne di Hoboken, ero stata affidata da tre mesi nelle mani dell’uomo più arrogante e prepotente di tutti gli Stati Uniti anzi, del mondo intero. 


Imprevisti e cupcake

Mi chiamo Miriam Life, ho 24 anni e vivo a New York, anzi ad essere sincera vivevo a New York fino
a sei mesi fa, cioè fino a quando un giorno di aprile non ho compreso quanto fossi infelice della mia
vita, della mia professione. Ma soprattutto, quel giorno ho realizzato quanto odiassi avere a che fare
con Damian Spencer, meglio conosciuto come il “Distruttore”.
Damian era il mio tutor, da quando ero stata assunta come stagista in uno dei più grandi studi
pubblicitari di tutta la Grande Mela.
Se ritornassi con la mente a quel martedì, non potrei fare a meno di pensare come la vita possa
davvero essere imprevedibile.
Quel giorno avrei dovuto già cogliere, appena uscita dal mio appartamento, i segnali che il destino
mi stava inviando.
Ero uscita di casa di corsa, come sempre in ritardo, nonostante sapessi bene che avrei dovuto
occuparmi di un’importante presentazione per un nuovo cliente.
Demian, una sera di due settimane prima, mi aveva chiamato nel suo studio, e mi aveva incaricata
di lavorare per una campagna pubblicitaria per questo nuovo cliente.
Se devo essere sincera, le parole di Demian, le sue lusinghe e i suoi complimenti, non mi avevano
per nulla convinta, non era da lui lodare qualcuno, soprattutto una stagista come me.
“Damian, non giriamoci troppo intorno.
Perché mi stai affidando questo lavoro?
Sarò anche una stagista, ma ti ricordo che ero la migliore del mio corso, e soprattutto non sono
stupida” disse a quell’uomo arrogante, fissandolo nei suoi enormi occhi blu.
“Va bene, ti dirò la verità.
Non mi interessa questo cliente, non è alla mia altezza.
Non mi interessa una pasticceria che sforna cupcake, in una cittadina del North Caroline.
Non mi interessa creare una campagna pubblicitaria per loro, ergo, visto che sei la mia nuova
stagista, ti lascio il lavoro.
Naturalmente se piacerà sarà stata una mia idea, se invece verrà bocciata, sarà una tua idea” mi
disse con aria di sfida.
E così quella sera accettai quella proposta, liberamente costretta, ma spinta anche dalla mia
dannatissima tenacia e dalla voglia di dimostrargli quanto valessi.
Lavorai senza sosta, come una pazza, per tutte le settimane seguenti, e alla fine potei giudicare le
mie idee davvero meravigliose, realizzai una presentazione davvero soddisfacente.
Eppure, nonostante la presentazione, quella mattina non sentii come al solito la sveglia, e uscii di
casa in un ritardo mostruoso; ovviamente l’autobus lo persi per un pelo, sfrecciandomi davanti, e,
per concludere, il taxi che stavo inseguendo mi schizzò, procurandomi un’enorme macchia di fango
sul mio nuovo tailleur, comperato solo il giorno prima per l’occasione.
Mi era costato un occhio della testa, e ora era rovinato.
Riuscii ad arrivare comunque in sede, nonostante tutti gli imprevisti, con solo quarantacinque minuti
di ritardo, e, correndo come una maratoneta, riuscii a infilarmi in ascensore, pronta ad affrontare al
trentatreesimo piano, i miei clienti.
Era quasi al ventottesimo piano quando mi accorsi che avevo dimenticato le cartelline con le slides
della presentazione, e un senso di terrore mi attanagliò lo stomaco.
Non potevo fare più nulla, feci un profondo respiro e mi autoconvinsi che sarei stata in grado
benissimo di fare la mia presentazione senza materiale, in fondo erano mie idee, perciò e sarei stata
in grado di proporre il progetto con una buona dose di improvvisazione.
Appena arrivata nella sala riunioni vidi i miei clienti già seduti intorno al tavolo, con Damian accanto
a loro.
“Ben arrivata Miriam” disse Damian con aria arrogante.
“Possiamo parlare?
In privato” dissi rivolgendomi al “Distruttore”.
“Non mi sembra il caso, parleremo dopo” mi rispose seccato.
A quel punto pensai che l’unico che ci avrebbe rimesso sarebbe stato lui, perché senza le slides lui
non avrebbe potuto seguire il discorso della campagna pubblicitaria, visto che non aveva
nessunissima idea riguardo a ciò che avessi realizzato.
E così iniziai a parlare, annunciando a tutti la verità, e cioè che avevo dimenticato le copie cartacee,
e la chiavetta USB, attraverso le quali avrei potuto quanto meno proiettare la campagna, ma che
questo non avrebbe creato nessun problema, dato che avendoci lavorato per due settimane intere,
era tutto saldo nella mia mente.
La presentazione fu un successo, i clienti furono talmente soddisfatti dal mio lavoro, che scaricarono
Damian su due piedi, prendendo me come consulente esclusiva per le loro campagne pubblicitarie.
Nel corso del discorso avevo compreso che quella simpatica coppia di pasticceri, non erano proprio
solo pasticceri, infatti erano i proprietari di una delle più grandi catene di ristoranti, alberghi e
pasticcerie collocate su tutta la East Coast.
Damian, rosso in volto, era stato gabbato al suo stesso gioco, e il “Distruttore” era stato distrutto da
una stagista proveniente da Hobekon.
Lui il grande Damian Spencer, uomo senza scrupoli di New York, aveva perso.
Quello stesso giorno diedi le mie dimissioni ma, prima di lasciare per sempre quel girone
dell’inferno, dissi al grande uomo tutto quello che pensavo di lui vedendo nei suoi occhi, prima di
chiudermi la porta del suo ufficio alle mie spalle, il senso della sconfitta.
Oramai sono sei mesi che vivo lontano da New York, ho un mio bellissimo ufficio a Fayetteville, dove
sto seguendo i lavori per l’apertura del nuovo locale di cupcake.
Anzi oggi è il grande giorno, e sono davvero emozionata, anche perché da circa cinque settimane ho
un nuovo collaboratore.
Posso dire che non è male, e poi ha anche esperienza, l’unico suo difetto è il suo caratteraccio.
Mi ha detto che fino a poco tempo fa lo chiamavano il “Distruttore”.
Si avete capito benissimo, il mio nuovo collaboratore è Damien.
Dopo che lo avevo mollato dicendogli tutto quello che pensavo di lui, dopo che mi ero tolta anche
l’ultimo sassolino dalla scarpa, ed ero diventata una leggenda nell’ambiente pubblicitario, Damien
si era presentato alla mia porta una sera, chiedendomi un lavoro.
Il presidente della compagnia lo aveva licenziato, perché aveva perso un cliente troppo importante,
portando un danno all’immagine della compagnia stessa.
E così ora, io sono il boss e lui lo stagista, ma solo sul lavoro, perché fuori dall’ufficio lui è diventato
il mio boyfriend, e stasera sarà il nostro primo appuntamento.
Non vedo l’ora di vedere come si evolverà la situazione, ma penso che insieme saremo una coppia
imbattibile.

Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio 

29 lug 2018

Quattro blog per un autore: Claus - Andrea R. Ciaravella

Buona domenica a tutti! :)
Scusate il ritardo ma non mi sono affatto dimenticata, infatti vi lascio qui la quarta tappa dell'ultimo "Quattro blog per un autore" fino a Settembre.
La rubrica, infatti, riprenderà a settembre.

Oggi concludiamo in bellezza con Andrea R. Ciaravella che ci delizia con un racconto del suo spin-off, prequel del libro:

➳ Titolo: Claus
➳ Autore:  Andrea R. Ciaravella
➳ Prezzo:  €13,50 cartaceo 

➳ Trama
Il viaggio di un uomo svela le sorti di un mondo che ha incontrato il proprio destino. Anno 28 F.C. il dominio dei Signori delle Città è all'apice, alla guida dell'umanità hanno scongiurato il rischio dell'estinzione e fondato il Regno protetto dall'ordine dei Runner. Claus e Free vivono nascosti ai margini della società quando un misterioso incarico li riporta in America. Forze oscure stanno muovendo le proprie pedine su una scacchiera ancora macchiata del sangue versato.


“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”


Per la giornata di oggi vi presento Disgrace of Blood, un racconto legato all’universo di Claus. La storia è un prequel delle vicende narrate nel libro.


Episodio 1 - La valigetta

Gregory si sporse oltre lo spigolo dove si era appostato per osservare il viale. L’oscurità aveva aiutato fino a quel punto i suoi spostamenti, prima di essere divelta dai fari di un mezzo pesante. La velocità con la quale si era nascosto non lo faceva sentire al sicuro, il terrore di essere stato visto dal gruppo di persone armato che stava scendendo dal veicolo condusse il petto in un battito furioso.
Osservò gli uomini poco distanti dirigersi verso un palazzo dall’altro lato della strada, la loro disposizione e le armi pronte a combattere erano il preludio di uno scontro che stava per iniziare.
Al primo piano dell’edificio le luci di un appartamento si erano spente mentre l’auto accostava, nell’ombra era riuscito a scorgere dei movimenti. Rimase immobile fino a quando la notte non fu squarciata da alcuni colpi d’arma da fuoco e rapidamente scivolò oltre il nascondiglio.
Piegandosi il più possibile lungo il tragitto, rallentò solo in prossimità di coperture che gli permisero di sbirciare ancora. Improvvisamente le armi smisero di sparare e fece una sosta, doveva assicurarsi che la strada fosse ancora sgombra. Prese fiato e si asciugò la fronte grondante.
Le urla dei contendenti invasero l’aria: qualcuno aveva appena ordinato la resa, nessuno sparò confermando che il conflitto era terminato.
Affrettò il passo e sbirciò un piccolo biglietto che stringeva nella mano contenente le indicazioni per trovare il posto in cui doveva dirigersi, stropicciato e pieno di sudore stava diventando quasi illeggibile. Svoltò giungendo in un vicolo stretto, intanto alle spalle sentì sparare ancora: una lunga sequenza di colpi e poi il silenzio.
Un’esecuzione.
Il tempo a disposizione per muoversi era diminuito drasticamente; si avvicinò a un piccolo portone di metallo dall’aspetto minaccioso: alcuni fori di proiettile lo avevano squarciato in diversi punti e la maniglia era stata stretta da una mano insanguinata, lasciandola storta.
Con un gesto delicato la mosse e il cigolio dei cardini scatenò qualcosa di simile a una tempesta, attraversò lo stretto passaggio che si era procurato per poi spingere delicatamente la porta indietro.
La stanza dove si trovava era totalmente vacante, le pareti che lo circondavano erano state tinteggiate da poche ore, lasciando un fortissimo odore nell’aria. L’evidente contrasto con l’esterno dimostrava che qualcuno aveva cancellato le tracce di una carneficina con molta cura.
Osservò il corridoio che doveva percorrere e speditamente raggiunse una scala dall’altro lato dell’appartamento, si mise contro il muro per controllare le quattro rampe superiori. Sembrava fossero libere.
Per alcuni istanti rimase totalmente immobile in cerca di qualche rumore che lo potesse avvertire di eventuali pericoli che avrebbe potuto incontrare. La quiete gli suggerì di essere al sicuro, ma ciò nonostante non riuscì a sentirsi sereno; decise di salire rimanendo in allerta.
Ogni passo era lento, frequentemente si fermava di colpo per assicurarsi che la situazione nei piani superiori non fosse cambiata. Estrasse una Colt .45 dalla fondina vicino al petto e la osservò titubante, non aveva mai provato l’arma. Non aveva mai sparato con un’arma in vita sua.
Continuò a salire fino al secondo piano e al termine della rampa s’inginocchiò dietro lo spigolo della parete vicina, con rapide occhiate scandagliò la stanza che doveva attraversare una volta abbandonato il riparo. Certo di avere via libera, lasciò fuggire un sospiro di sollievo.
Si allontanò dalle scale tenendo la pistola puntata davanti a sé, la stanza indicata dalle istruzioni era a pochi metri da lui e con calma la raggiunse. La porta spalancata stimolò tutta l’agitazione che aveva cercato di trattenere, riuscì a sentire il sangue pulsare dentro ogni vena, superò l’uscio deciso a non cedere alla tentazione di tornare indietro.
Tutti i mobili presenti erano stati coperti con dei teli spessi, tranne un piccolo tavolo posto di fronte a una finestra.
Strinse le dita contro l’impugnatura della Colt e avanzò per raggiungere l’affaccio, una valigetta poggiata per terra attirò la sua attenzione. La scocca era composta da metallo spesso e una chiusura nera con dei numeri in rilievo, indicava la necessità di combinazione per aprirla.
«Signor Gregory» disse una voce alle sue spalle.
Si voltò di scatto puntando l’arma verso l’entrata, ma non vide nessuno.
«Questa non è necessaria» aggiunse la voce di prima poco distante dal suo viso.
Una mano pallida gli aveva afferrato il polso con forza, nonostante l’aspetto esile la presa salda avrebbe potuto spezzargli facilmente il braccio. Il resto del corpo era rimasto nascosto nell’oscurità.
«Mi ha fatto prendere un colpo» commentò Gregory rilassando i muscoli.
«Non si preoccupi» rispose l’altro. La sua voce era fredda e non lasciava percepire nessuna emozione, rendendo più cupa la sua presenza.
«È stato difficile arrivare fin qui» spiegò Gregory preoccupato. Con un cenno del capo cercò di fargli intendere che aspettava di essere liberato.
«Lo immagino.» L’uomo mostrò appena il viso, sottile e pallido sorrideva forzatamente. «Lasci a me la pistola.»
«Certamente» rispose permettendogli di sfilarla via.
Abbandonò la presa e si mise seduto sopra il piccolo tavolo.
Gregory finalmente riuscì a vederlo per intero: un corpo dall’aspetto gracile era totalmente coperto da un lungo spolverino nero. Gli unici scorci visibili erano le mani e il viso, il cui pallore gli dava una foggia quasi distorta.
L’uomo fece penzolare il braccio rapidamente verso il pavimento, afferrando la valigetta e portandola sopra le proprie gambe.
«È questo il carico?» chiese Gregory quasi balbettando.
«I vostri amici vogliono il contenuto» rispose l’altro sorridendo artificiosamente.
Inserì il codice lasciando scattare il coperchio verso l’alto e fece per mostrare il contenuto al suo interlocutore, pronto a studiare la sua espressione.
«Non voglio sapere cosa contiene!» esclamò fermandolo. «Servirà al Cambiamento, mi basta sapere questo» commentò Gregory carico di trepidazione nel tono.
«Ne sono certo mio caro.» Cercò di sembrare rassicurante, ma non fu in grado di simulare nessuna emozione.
Gregory sorrise avvertendo una sensazione sgradevole lungo la schiena, qualcosa in quel tono lo mise a disagio, facendogli desiderare di allontanarsi il prima possibile.
«Questo è il vostro pagamento» disse Gregory cordiale mentre porgeva una busta ricolma.
«Molto bene» sussurrò afferrandola in fretta. La fece scivolare dentro la giacca.
«Non controlla il denaro?» chiese sorpreso.
«Non si preoccupi» disse distrattamente. Si alzò e si diresse verso la porta. «Se dovesse esserci un errore, farò in modo che lei possa ravvedersi.»
Un brivido violento scosse tutto il corpo di Gregory rendendogli difficile reggersi in piedi.
Lo sguardo dell’altro studiò con interesse la reazione che aveva causato, lo osservò mentre poggiava le braccia all’indietro sulla scrivania per sorreggersi.
Gregory urtò la pistola che gli era stata requisita, abbandonata sulla superfice ruvida.
«Di questi tempi è difficile portare avanti affari pericolosi» commentò l’uomo soffermandosi a pochi passi dall’uscita. «Come pensate di farla arrivare in America?»
«Stiamo cercando il Cavalca Confini» rispose Gregory quasi orgoglioso.
L’altro si voltò di scatto e qualcosa di sinistro apparve nel suo sguardo, commentò con un sussurro: «Molto bene» abbandonando lo spettro inemotivo che aveva sostenuto per tutto il tempo, per pochi istanti sembrò gioire.
Prima che Gregory potesse rispondere il suo interlocutore era scomparso oltre l’oscurità senza emettere alcun suono. Rimase qualche secondo pietrificato e poi prese l’arma e la valigetta, uscendo dalla stanza anche lui.
Percorse nuovamente la strada che aveva fatto, un turbine di pensieri lo stava attanagliando rendendogli difficile mantenere la concentrazione, in lontananza non scorse nessuno e rassicurato dal fatto che il gruppo armato fosse andato via accelerò il passo.
Quasi istintivamente si mise a correre e svoltò verso una strada isolata, durante il tragitto teneva la valigetta stretta sotto al cappotto, il cui spessore risultava occultato malamente.
Raggiunse un largo pozzo di metallo nell’asfalto e si mise in ginocchio, prese dalla tasca dei pantaloni una piccola chiave e con un rapido movimento del capo controllò i lati della strada prima di far ruotare la serratura. Lo sportello era più pesante di quanto lui potesse sperare, con difficoltà lo sollevò. Concesse alla propria ansia un’ultima ispezione della strada prima di scendere dalla scala.
Dopo pochi gradini, puntellandosi con i piedi per non perdere l’equilibrio, si sporse verso la maniglia interna del coperchio e lo richiuse. Lo sforzo gli causò dolori lungo le braccia e per un attimo gli sembrò che i fianchi stessero per strapparsi. Il dover tenere stretta a sé la valigetta per non farla cadere risultò maggiormente stancante e in più di un’occasione rischiò di scivolare.
Discese verso il basso raggiungendo le fogne, felice di aver poggiato finalmente i piedi a terra, prese la valigetta dalla maniglia e con la mano libera colpì un piccolo tubo vicino: picchettò tre volte e rimase in attesa.
Dalla profondità della galleria un'altra tubatura vibrò in risposta, con la stessa sequenza.
«Eliza ci siamo riusciti» commentò lui soddisfatto intanto che avanzava nella galleria.
«Gregory» disse la voce di una donna poco distante. Preoccupata lo raggiunse quasi correndo. «Cosa è successo? Ho sentito degli spari.»
«Non ti preoccupare, non mi ha visto nessuno» rispose l’uomo rassicurante.
«A chi stavano sparando?» chiese poco convinta.
La sottile bocca tremava dal freddo, animando sottili nuvole di condensa, i larghi occhi azzurri studiarono l’aspetto di Gregory in cerca di lesioni.
«A quanto pare è vero: i Signori delle Città stanno cercando dei Runner fuggitivi. Dentro il villaggio c’è stata una sparatoria.»
La donna non sembrò convinta dalla sua spiegazione «Come fai a dire che erano proprio dei Runner?»
«Ne sono sicuro, è da diversi giorni che continuano questi scontri. Meglio così, sono tutti concentrati su questa storia, dandoci modo di agire indisturbati.»
«Samuel ci aspetta, il rifugio è appena fuori dal villaggio» disse Eliza sospirando.
«Ti ricordo che non devo sapere dove andrete.»
Iniziarono a percorrere il tunnel, muovendosi vicini.
«Gregory» borbottò lei cercando di scegliere le parole giuste. «Tutto questo è pericoloso.»
«Non devi preoccuparti.»
«Perché stai rischiando così tanto? Sei un Cittadino di primo grado, potresti perdere tutto quanto.»
«Lo faccio perché posso farlo, ho i soldi necessari a sostenere tutto questo. Per favore, fidati di me.»
«Potremmo condurre una vita senza problemi, senza timori. Non riesco a capirti.»
«In America sta iniziando qualcosa di importante. Il Cambiamento è tutto quello che abbiamo sempre desiderato, fin dal primo giorno in cui è iniziato il Regno.»
«Eri troppo piccolo per ricordarlo, come puoi essere certo che sia giusto?»
Erano giunti di fronte una enorme cisterna, poco distante una scaletta portava nuovamente in superficie.
«Eliza, pensaci bene. Tutto quello che è successo è ingiusto, come può da così tanta morte nascere un mondo perfetto?»
Mentre parlava aveva messo il piede sul primo gradino «Andrà tutto bene» disse prima di proseguire.
«Mi fido di te» sussurrò Eliza aspettando che si liberasse lo spazio per seguirlo.
Gregory salì lentamente, la valigetta sotto il braccio lo costringeva a movimenti goffi e instabili, dal primo fino all’ultimo gradino rischiò di scivolare continuamente. Giunto in prossimità dell’uscita mise la piccola chiave nella serratura con difficoltà.
Spinse il coperchio verso l’alto ma il peso del metallo sembrò nullo, si spalancò di colpo e Gregory sussultò.
La luce di una torcia elettrica lo aveva travolto senza preavviso destabilizzando la sua posizione, prontamente lasciò cadere la valigetta verso Eliza, che aveva percorso soltanto qualche gradino.
All’esterno una voce furiosa aveva appena dato un ordine: «Prendetelo.»
Gregory fu afferrato e tirato fuori, in pochi istanti si trovò all’esterno, circondato da cinque persone armate. Cercò di divincolarsi dalla presa e con un calcio spinse il coperchio della botola chiudendola violentemente.
L’uomo che lo aveva agguantato strinse maggiormente la presa per immobilizzarlo, sotto lo sguardo di rimprovero degli altri: l’azione di Gregory aveva quasi travolto uno di loro intento a esaminare la botola.
«Cosa state facendo? Lasciatemi» urlò con rabbia cercando di liberarsi.
Uno degli aggressori si avvicinò rapidamente, con il calcio dell’arma lo colpì allo stomaco per poi sventolargli sotto il naso la canna, pronta a far fuoco.
«Lasciatemi andare» implorò Gregory respirando a fatica.
«Silenzio» urlò un altro afferrandolo per la il maglione. Lo spinse per terra con forza, liberandolo dalla presa del compagno. «Cosa ci facevi lì sotto?» Tuonò mentre gli assestava un calcio nello stomaco.
«Stavo scappando, c’è stata una sparatoria» raccontò sputando sangue.
Vide che il resto del gruppo era chino sopra lo sportello, in pochi istanti lo avrebbero aperto trovando Eliza. La sua mano scivolò dietro la schiena e, mentre veniva colpito ancora, fece uno scatto rapido con il braccio verso il soldato inginocchiato vicino al bordo della botola. Gli uomini sussultarono alla vista di un cilindro metallico lanciato nella loro direzione, prima che potessero reagire un potente boato anticipò una gigantesca esplosione luminosa. I timpani di tutti i presenti furono travolti dall’onda d’urto, vibrando violentemente e alcuni di loro strinsero il capo fra le mani doloranti.
Gregory ancora accecato si mise in piedi e barcollando cercò di allontanarsi, nella sua testa risuonava ancora un terribile ronzio, non riuscì a percorrere nemmeno un metro prima di finire con la faccia contro l’asfalto, la caduta gli spaccò il labbro e riempì la bocca di sangue.
Cercò di rotolare disperatamente, come se potesse fuggire in quel modo.
Lontananza qualcuno stava urlando: «Era una Flash bang, figlio di puttana.»
Poggiò la mano per terra nel tentativo di rialzarsi, con l’obiettivo di farsi inseguire per allontanarli da Eliza. Era pronto a lanciarsi alla cieca fra i vicoli, ma una mano pesante avvolta da un tirapugni gli fracassò la faccia.
Finì per terra senza riuscire a reagire e l’oscurità beffarda lo circondò.

Episodio 2 - Vecchie ferite

Eliza non riuscì a comprendere in tempo cosa stesse accadendo, il susseguirsi degli eventi la fecero sobbalzare, perse l’equilibrio e prima che potesse recuperare la presa sul gradino, la valigetta precipitò colpendola alla spalla. Durante la caduta riuscì a vedere Gregory mentre veniva trascinato fuori, le urla dall’esterno coprirono in parte il rumore del suo schianto al suolo.
Sentì lo stomaco comprimersi, mentre il resto del corpo colpiva bruscamente il pavimento; la testa aveva urtato il duro cemento, lasciandola per alcuni istanti confusa e a stento riuscì a rotolare via. Nell’addome il dolore era lancinante, capì di essere atterrata sopra la valigetta.
Osservò la botola: con un colpo secco si era rischiusa, attenuando tutti i rumori.
Senza riuscire a comprendere la gravità della situazione tornò in piedi, barcollando pericolosamente vicino la cisterna di metallo. Dalle abrasioni causate dall’oggetto lasciato cadere da Gregory cominciarono a gocciolare sottili lacrime di sangue, con il palmo della mano cercò inutilmente sollievo spingendolo contro la dolorosa ferita.
Raccolse la valigetta e con la testa dolorante cercò una via di fuga, corse per quanto le fosse possibile, sforzandosi di ricordare la strada da percorrere per raggiungere l’uscita secondaria concordata con Samuel poche ore prima.


...CONTINUA


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➳ Angolo dell'autrice

Andrea R Ciaravella, o ancora meglio soltanto R. ripetente della classe 89. Vive nel segreto nazionale e difende la patria da oscure presenze. La parola Artista lo lascia sbigottito, solitamente si volta e cerca di defilarsi, ma essendo enorme e goffo finisce per attirare l’attenzione di tutti. Per diversi anni ha collezionato cassetti dove nascondere le proprie opere, poi ha perso le chiavi di ognuno. Nerd al punto giusto e sommelier del fantasy ha cominciato a percorrere la via della redenzione a fianco di Claus, “la sua prima opera” che non trova spazio nel cassetto per motivi che non vuole chiarire. Recentemente è diventato coinquilino di Sean Connery, ma questa è un’altra storia.




Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio 

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