AVVISO


- AVVISO -

Si informano tutti i lettori e in particolare le case editrici e gli autori che il blog è attualmente "chiuso" per tutte le eventuali richieste di segnalazione e recensione.
Vi prego di rispettare tale decisione e quindi evitare mail con queste richieste.
La decisione è stata presa in modo da poter pubblicare tutte le segnalazioni/recensioni già in lista.
Grazie mille a tutti e buona permanenza nel blog. :)

30 set 2018

Quattro blog per un autore: Memorie di sangue - Eva D'Amico

Buona domenica a tutti! :)
Due settimane terrificanti, ecco com'è stato il mio ultimo periodo. Però non potevo rinunciare a questo nuovo post della rubrica, questa settimana dovrei riuscire a stabilizzarmi quindi tornerò subito!

Vol. 1 - Il castello del Giorno Eterno
➳ Titolo: Memorie di sangue
➳ Autrice:  Eva D'Amico
➳ Prezzo €10,20 cartaceo 

 IBS

Vol. 2 - Le figlie della corruzione














➳ Trama (Vol.1)
Una ragazza con troppi nomi, un passato sconosciuto e povero che diventa una vita ricca di eleganza e finte conoscenze, un futuro incerto. Eva è una ragazza condizionata dalla sua educazione, rigida e relegata nel "Castello del Giorno Eterno", illusa di vivere in una condizione privilegiata, circondata da persone che si mostreranno troppo tardi per ciò che sono realmente. Cosa succede quando il tuo nome non rispecchia la persona che sei, quando ti viene rubato e ti accorgi di non essere nulla nonostante una vita di trascorsi? Cosa accade quando reagisci alle troppe vessazioni subite e tiri fuori gli artigli per combattere? Chi è Eva? Una privilegiata? Una bambola? Una serva? Cercherà di scoprire se stessa all'interno di una vita piena di bugie e lotterò contro i suoi signori per guadagnare l'amore, il rispetto e la libertà.



“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”


A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


B)

1)     FANTASY


Il sole stava tramontando sulle verdi vallate di Renwinter quando Spoongy, elfo nato e cresciuto nel villaggio più piccolo del Regno di Nalyssa, iniziò la sua corsa a perdifiato giù per il sentiero immerso nella foresta di Kinwood. Se le sue orecchie a mezzapunta non lo avevano tradito stavolta, aveva appena sentito un rumore di zoccoli avvicinarsi ed era raro vedere dei cavalieri a Renwinter.
Correva senza sosta quando inciampò in un sasso e, perdendo l’equilibrio, si ritrovò con la faccia nella polvere. Sei cavalieri dalle armature argentate, lo aspettavano alla fine del sentiero e la sua vita sarebbe cambiata presto, molto presto.
Uno dei cavalieri gli si avvicinò a passo lento, squadrandolo da capo e piedi e decidendo che un giovane elfo come lui non avrebbe certamente costituito una minaccia.
‹‹Come mai un ragazzo come te si trova da solo in un bosco? Sembri piuttosto gracile e non molto sveglio, se devo dire la verità›› disse con una risata amichevole.
Aveva dei grandi occhi azzurri ed un viso gentile nonostante i segni del tempo e delle battaglie. Forse a causa del largo sorriso o dei folti baffi così simili a quelli del Vecchio Saggio, quel soldato riuscì immediatamente a tranquillizzarlo.
‹‹Il mio nome è Spoongy, del villaggio di Mylis, ho sentito rumore di zoccoli e…›› disse ma prima che riuscisse a finire di parlare il vecchio soldato finì la frase ‹‹…E sei venuto a vedere chi fosse. Un gesto avventato›› constatò ‹‹Ma anche coraggioso››
Spoongy sorrise, erano passati mesi dall’arrivo nel villaggio di stranieri, anni dall’arrivo di stranieri gentili.
‹‹Bene Spoongy, io sono Ser Wilfred di Nalyssa e sono giunto nella valle di Renwinter alla ricerca di un uomo. Anzi no, sarebbe meglio dire alla ricerca di elfo››
‹‹Beh, allora lo avete trovato signore!›› disse Spoongy battendosi un pugno sul petto e l’uomo rise.
‹‹Temo che tu sia troppo giovane figliolo! Cerchiamo un elfo di nome…›› prima che potesse finire di parlare l’aria divenne scura e densa e accanto a lui comparve una colonna di fumo nero che si addensò crepitando di fulmini fino a formare la figura di un uomo incappucciato.
‹‹Non pronunciare il suo nome qui… sciocco›› sibilò la figura ‹‹Le parole sono potere…››
Due occhi glaciali s’intravedevano sotto la stoffa, la sua voce sembrava in qualche modo tagliente come pezzi di vetro e il giovane elfo tentò di muovere qualche passo indietro prima di notare che le gambe gli tremavano.
‹‹Hai paura ragazzo?›› chiese allora la voce ‹‹Non ascoltare Ser Wilfred: nessuno! Nessuno è troppo giovane per seguire il suo destino››
‹‹Mio Signore›› disse allora l’anziano cavaliere ‹‹State spaventando il giovane elfo››
La figura incappucciata rise, poi si scoprì il volto. Una cascata di capelli dorati si riversò fin quasi al terreno e due affusolate orecchie a punta incorniciavano un bellissimo viso imberbe sfigurato nella parte destra da una bruciatura.
‹‹Spero di no›› disse tranquillamente, l’aria era tornata tersa e serena senza ‹‹Elfo…›› sospirò ‹‹Non è curioso figliolo? Questo umano ti chiama “elfo”, esattamente come chiama me. Ma noi sappiamo che non apparteniamo alla stessa razza. O almeno…›› aggiunse poi squadrandolo ‹‹Io lo so… Voi siete più simili a folletti, nevero? Bassi, tozzi, nient’affatto avvenenti e con una scarsa cura per l’igiene nella maggior parte dei casi… Noi Alti Elfi siamo i Figli del Sole, una stirpe eletta››
‹‹Se hai finito di dire stupidaggini io avrei da fare›› rispose allora Spoongy. Non aveva mai sopportato i gradassi ed il fatto che quello in particolare avesse le orecchie a punta non cambiava certo le cose. Aveva paura, certo, ma molti anni prima si era ripromesso che mai e poi mai avrebbe permesso a nessuno di trattarlo in quella maniera.
L’elfo scoppiò a ridere di gusto, una risata sincera e genuina che molto poco sembrava appartenergli.
‹‹Hai fegato ragazzo! Io mi chiamo Ailen, Sommo Stregone della Regina di Nalyssa per servirti›› concluse con un inchino molto teatrale ‹‹Mi piace prendermi gioco dei campagnoli, ma tu non sei affatto un sempliciotto nevero?››
Spoongy rimase perplesso e guardò Sir Wilfred.
‹‹Mio signore, dobbiamo affrettarci›› ricordò allora l’anziano soldato a colui che scortava.
‹‹Certo, certo…›› disse distrattamente Ailen, continuando a guardare il giovane elfo boschivo ‹‹Dunque, Spoongy di Mylis, è stato un vero piacere incontrarti. Per ora dobbiamo salutarci ma qualcosa mi dice che ci incontreremo ancora›› concluse prima si svanire in una nuvola di fumo.
‹‹A presto ragazzo. Se posso darti un consiglio quando senti rumore di zoccoli voltati e cammina dalla parte opposta: non sono mai forieri di buone notizie›› salutò il vecchio soldato e si rimise in marcia con i suoi sottoposti, svanendo nella foresta.
Spoongy li guardò andare via perplesso: il mondo era pieno di gente strana, ce ne era a volontà nel suo piccolo villaggio, figurarsi in giro per le terre. Scosse la testa decidendo di non pensarci e già che si trovava per la foresta cominciò a fare il giro delle trappole che aveva piazzato il giorno prima nel bosco, nella speranza di trovare qualche coniglio per la cena.

‹‹Bene Vecchio Saggio… Che nome ridicolo, è così che ti fai chiamare ora Maestro Bèral? Sembra piuttosto ridicolo come nome, non sei d’accordo? Comunque sia non divaghiamo, tu sai perché sono qui›› esordì Ailen materializzandosi nella capanna dell’anziano elfo boschivo mentre le sei guardie della sua scorta entravano a Mylis.
Il vecchio elfo lo guardò con i suoi occhi cisposi e quasi del tutto ciechi senza riuscire a distinguere i lineamenti, ma le sue orecchie non avevano dubbi, avrebbero riconosciuto quella voce tra mille.
‹‹Sei qui perché il Regno è in pericolo, Sommo Stregone Ailen, e la Regina Nyda ti ha mandato a recuperare la Reliquia del Drago. Quindi la prima tappa del tuo viaggio non poteva che condurti a me, il Custode della Spada di Nalyssa, la chiave per aprire il sepolcro della prima Regina di Nalyssa, il luogo in cui si trova l’Amuleto del Dominatore. Tu sai vero che non sarà una ricerca facile? Nessuno sa dove si trovi il sepolcro››
‹‹Sono felice di constatare che tutti questi anni non hanno intaccato il vostro spirito›› sorrise Ailen, felice che il vecchio non avesse perso il suo grande potere. Erano più di cento anni che non vedeva il suo anziano Maestro, da quando Bèral ancora giovane aveva lasciato a lui, ancor più giovane, i gravosi doveri dell’ufficio nel Palazzo Reale.
‹‹Tu invece non hai attraversato indenne il secolo che ci ha divisi: vedo sofferenza sul tuo viso, un’aura azzurra intorno al tuo occhio destro inconfondibile: quelle sono le fiamme Lily, la Madre dei Draghi. Sei stato così sciocco da affrontarla?››
‹‹Solo un paio di volte Maestro ed entrambe senza la Reliquia o almeno la Spada›› ammise Ailen sedendosi e versandosi un bicchiere di vino che sputò non appena ne bevve un sorso ‹‹Ma è terribile!›› urlò.
‹‹Beh, non siamo certo a Palazzo giovanotto! Ormai ti sei abituato ai vizi della corte: buon vino, ottimo cibo, belle donne ben disposte a fare dolcemente compagnia ad un uomo del tuo rango››
‹‹Certo anche voi avete una comoda sistemazione! La vostra sembra la capanna più grande in questo buco di villaggio, certamente costruita con la paglia e il fango migliori›› il giovane stregone guardò il suo maestro per un istante e cambiò espressione. A cosa servivano quelle chiacchiere di convenienza? Quelle schermaglie? Tra loro non c’era mai stato bisogno di girare intorno ad una questione.
‹‹Perché ve ne siete andato? Non ero pronto e voi lo sapevate›› disse allora, quasi sussurrando.
‹‹Neanche io ero pronto ragazzo ma a volte il Destino ha in serbo scherzi ben più grandi di quelli che possiamo sopportare››
‹‹Cosa vuol dire?›› chiese Ailen ma prima che il vecchio potesse rispondere si sentì una voce femminile da fuori la porta di ingresso.
‹‹Padre!››
Il timbro era caldo e tradiva un’età ancora abbastanza giovane. Ailen si girò di scattò verso l’anziano maestro, capendo immediatamente cosa era successo.
‹‹Ma certo… l’ancella della Regina era un piccolo elfo boschivo come te. Allora è per questo che te ne sei andato›› constatò ‹‹Fatela passare!›› urlò poi ai soldati di guardia alla capanna e una giovane elfa entrò trafelata andando ad abbracciare il padre.
‹‹Non sai che paura vedendo questi gamba lunga qui fuori›› disse la fanciulla, ignorando del tutto lo strano visitatore.
‹‹Umani›› la corresse Ailen ‹‹Il termine “gamba lunga” è piuttosto razzista: se ti chiamassi “gamba corta” non te ne avresti a male?›› precisò.
‹‹Chi è questo orecchie a punta?›› chiese allora con cipiglio piuttosto deciso.
‹‹Calmati Isìbel, lui è un mio vecchio allievo e non farti ingannare dalle sue parole: fa solo finta di essere insopportabile e saccente, in verità è gentile e di buon cuore››
‹‹Mi sbagliavo sai: la vecchiaia ti ha decisamente rimbambito Maestro›› disse allora Ailen.
‹‹A te pare ti abbia reso più bello›› rispose Isìbel e sia Ailen che suo padre iniziarono a ridere.
‹‹Su questo hai ragione!›› commentò il vecchio.
‹‹Allora Maestro, basta chiacchiere: dammi ciò per cui sono venuto›› cercò di tagliare corto Ailen ed il vecchio sospirò.
‹‹Lo sai che non puoi brandirla›› rispose ‹‹Nessun alto elfo può usarla, per questo fin ora solo i piccoli elfi boschivi hanno ricoperto il tuo ruolo. Solo quelli della mia stirpe con innati poteri arcani possono attivare il potere della spada: la tua stirpe, del resto, è nata quando la nostra razza è stata unita al sangue di Drago››
‹‹Mi serve per ammazzare Lily, lo sai che non posso ucciderla in nessun altro modo. Ho già assaggiato le sue fiamme e credimi se ti dico che il Regno è in grave pericolo: qualcosa si muove nell’etere, qualcuno controlla la Madre dei Draghi. Troverò il modo di usare quella Spada, magari proprio grazie al sangue di drago che scorre nelle mie vene, troverò il sepolcrò e farò quello che devo. Del resto è questo il compito di quelli come me››
‹‹Ragazzo mio, dovresti essere ormai abbastanza esperto da sapere che in un modo o nell’altro il Regno è sempre in pericolo, quindi a che serve affannarsi?››
‹‹Cosa mi consigli Maestro?››
‹‹Di andarti a bere una birra alla locanda del villaggio: mastro Lambar ha qualcosa di davvero speciale. Tieni: il primo giro lo offro io›› disse lanciandogli una moneta d’oro che Ailen afferrò al volo ‹‹Quando avrai bevuto a sufficienza e deciderai di ripartire verso la capitale avrai la spada››
Il giovane stregone lo guardò per un attimo, rigirandosi la moneta tra le mani, il suo maestro aveva sempre parlato per criptiche frasi ad effetto ma in genere riusciva sempre a capire dove voleva arrivare. Quella volta no… Decise tuttavia di seguire il suo consiglio, così salutò ed uscì dalla capanna.

Spoongy fece ritorno al villaggio con un bottino davvero magro: era riuscito a prendere solo un paio di tortore ma visto che gli avevano fatto pena le aveva liberate ed era tornato a casa solo con qualche fungo selvatico.
‹‹Zio Lambar sono tornato›› si annunciò entrando nella locanda semi deserta.
‹‹Magro bottino anche oggi ragazzo!›› disse uno dei soliti avventori.
‹‹E ti sorprendi? Sappiamo tutti che Spoongy è buono solo per coglier funghi e pulire bicchieri!›› aggiunse un altro.
Il giovane abbassò la testa ed andò nel retrobottega, dove suo zio stava controllando le ultime botti di birra che aveva fatto.
‹‹Forza ragazzo mio!›› gli disse dandogli una pacca sulla spalla e porgendogli un grembiule, con un sorriso disegnato sul viso stanco ma ancora gioviale ‹‹Come tutti anche tu troverai il tuo posto nel villaggio››
“Il tuo posto nel villaggio”
La prospettiva per un istante sembrò agghiacciante almeno quanto il suo opposto.
“Una birra!” si sentì urlare dalla sala della locanda, allora il vecchio Lambar aiutò il nipote a legarsi il grembiule e lo spedì al bancone, a servire il cliente.
Non appena il ragazzo lo vide ebbe un fremito.
‹‹Tu qui?!›› chiese vedendo Ailen.
‹‹Noto con piacere che tutti gli abitanti di questo villaggio sono completamente insensibili ai titoli e allegramente ignari delle regole della buona educazione!›› rise l’alto elfo ‹‹Te lo avevo detto che ci saremmo rivisti! E ora servimi la mia birra!››
‹‹Prima si paga›› disse Spoongy appoggiandosi al bancone e guardando l’alto elfo con un’espressione a metà tra il divertito e il serio. Era piuttosto simpatico per essere un orecchie a punta ma la battuta sulla scarsa igiene personale dei piccoli elfi boschivi non riusciva a digerirla.
‹‹Allora è proprio vero che quelli della tua razza sono attaccati al denaro›› lo provocò Ailen mettendo sul tavolo la moneta che gli aveva dato il vecchio Bèral.
‹‹Almeno quanto la tua lo è agli stravizi. Per questo forse vanno così d’accordo›› replicò Spoongy ma appena prese la moneta un bagliore cristallino ed una enorme e maestosa spada si materializzò sul bancone.
‹‹Che succede?!›› urlò Lambar correndo verso il bancone, mentre il nipote osservava la spada esterrefatto.
‹‹Vecchio burlone…›› constatò Ailen scuotendo la testa.
Lambar allungò la mano per toccare l’elsa intarsiata con figure di draghi ma non appena la sfiorò la spada scomparve, rimpicciolendosi fino a diventare un piccolo rubino incastonato in un ciondolo d’oro.
‹‹Toccala Spoongy›› ordinò Ailen.
‹‹Neanche per idea!›› rispose l’elfo, allora lo stregone gli afferrò un polso costringendolo a toccare la collana. Non appena la sfiorò la spada si materializzò nuovamente e Spoongy si guardò le mani.
‹‹Come è possibile? Che succede?›› chiese spaventato.

‹‹Te lo avevo detto Spoongy: nessuno è troppo giovane per seguire il suo destino e, che tu lo voglia o no, ti è stato appena mostrato il tuo››

Pagina Facebook autrice | Pagina Facebook libro 


➳ Angolo dell' autrice

Eva D’Amico nasce a Roma il 15 maggio 1991, fin da bambina ama l’arte in ogni sua forma.
Dopo le scuole medie queste passioni la portano a scegliere il liceo artistico. Gli anni del liceo trascorrono ricchi di sperimentazione pittorica, teatrale, musicale e letteraria. La scrittura, in questa fase della sua vita, è una parte importantissima ma non il fulcro centrale della sua attività artistica che si concentra per lo più sulla musica e sul disegno.
Arriva prima nella sezione letteraria del concorso indetto dalla Regione Lazio, riservato ai licei, nell’anno accademico 2009/2010.
L’ultimo anno del liceo è l’inizio di un lungo periodo difficile che la porterà a scrivere pensieri personali e non solo.
Questo riscoperto amore per la letteratura le fa scegliere la facoltà di Lettere all’università, dove intraprenderà autonomamente un percorso “a ritroso” nella letteratura italiana e straniera, approfondendo i classici di sua iniziativa e costruendosi una solida base culturale.
Costantemente in bilico tra la tensione a scrivere un romanzo e il timore del fallimento, continua a studiare con ottimi frutti e a dedicarsi alla poesia, sperimentando di volta in volta soluzioni poetiche differenti e che spesso si avvicinano alla prosa.
Poco prima di conseguire la laurea prende coraggio e mette nuovamente mano al primo romanzo di cui aveva abbozzato la trama: Il Castello del Giorno Eterno.
Nel 2016 pubblica con Immagina Di Essere Altro (I.D.E.A.) il primo volume di Memorie di Sangue: Il Castello del Giorno Eterno, riscuotendo un discreto successo tra i lettori.
Nel frattempo si impegna sul secondo e ultimo volume: “Le Figlie della Corruzione”, pubblicato sempre con Immagina Di Essere Altro nel 2017.
Partecipa alla raccolta di racconti “Delizie in punta di Penna” pubblicata da Tabula Fati nello stesso anno.
Il 2018 è per Eva un anno complicato ma questo non la ferma; mentre i lettori chiedono un terzo volume di Memorie di Sangue, lei declina affermando: - Le Memorie nascono come dittico, non trovo giusto allungare la storia facendo perdere il significato profondo che volevo attribuirgli, mi sembrerebbe una mancanza verso i lettori che lo hanno amato così come è. Al momento sto lavorando su qualcosa di nuovo, un romanzo diverso
incentrato sulla figura della strega. La pubblicazione del nuovo romanzo è prevista per la fine del 2018.

Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio 

20 set 2018

Alla ricerca della vita - Giovanni Nebuloni » Recensione

Buongiorno a tutti voi, in questo giovedì parzialmente soleggiato -lavorerò mai in tv?-, vi porto una nuova recensione.
Ma prima di tuffarci nel libro è doveroso ringraziare l'autore che mi ha permesso di leggere questo libro e quindi di recensirlo!
                          
➳ Titolo: Alla ricerca della vita
➳ Autore: Giovanni Nebuloni
➳ Casa editrice: 13Lab
➳ Pagine: 234
➳ Anno di pubblicazione:  2018
➳ Prezzo: €14,00 cartaceo 

Amazon  

➳ Trama

Nel campo allestito in Sudafrica da un'azienda farmaceutica che studia cellule staminali e organismi quali Luca - Last Universal Common Ancestor, l'ultimo antenato comune universale, cioè il primo essere vivente -, una sera di maggio, colpiti da un morbo sconosciuto muoiono in pochi minuti due dei ricercatori italiani. Il terzo, la trentenne Barbara, rientra precipitosamente a Milano e il giorno dopo, subisce la medesima sorte dei colleghi, fra le braccia della gemella, Serena. Una ragazza, questa, che ha strani sogni ricorrenti, si fa chiamare "Serenella, altro nome del lillà o della vita" e anche per la scomparsa della sorella, sembra impazzire. Viene ricoverata secondo le procedure del trattamento sanitario obbligatorio nel reparto psichiatrico dell'ospedale Niguarda. Ma c'è chi si chiede se la sua è veramente follia e mentre muoiono altri e si comincia a parlare di epidemia, si scopre che la causa di quelle morti è un particolare carcinoma, una forma letale di cancro, cancro trasmissibile...

➳ Recensione


Un thriller biologico a tratti avvincente e coinvolgente, un genere che ancora non avevo avuto possibilità di conoscere e che, grazie a questo gentilissimo autore  ho avuto modo di apprezzare.
Un'epidemia di cancro trasmissibile: ecco il responso dopo tante morti inaspettate e all'apparenza inspiegabili, una ragazza che sembra immune nonostante sia venuta a contatto con i deceduti a causa di questa malattia.

"Rientrò nel container dei paleontologi e rimise al loro posto alcol e accendino. Guardò l'ora al suo orologio. Erano le cinque e venti. In Italia erano le quattro e venti e alla Farmaceutica vi sarebbe stato qualcuno ben disposto a parlare con lei."

I colpi di scena sono di sicuro una delle principali caratteristiche di questo libro, a braccetto con lo stile dell'autore che abbiamo trovato anche nell'altro libro da me letto e recensito (Inferno a Milano), uno stile incalzante e dalle caratteristiche conversazioni un po' confusionarie e sarcastiche.

La parte biologica è di sicuro ben curata, tanto che vi sono delle descrizioni riguardanti biomarcatori e altri agenti biologici, forse anche troppo finemente descritti per quanto riguarda la media di lettori che si approccerà al libro.
Così come la parte thriller/suspense di sicuro fa bene il suo lavoro in quanto c'è una buona dose di "intrighi" nascosti e affari interni.

Covava in Unk solo un barlume di animismo, proseguì Serena. "Allora si viveva perchè si viveva". Tuttavia, Unk era in grado di ragionare, cioè di porre uno dietro l'altro pensieri in catene consequenziali e logiche, e gettò sul fuoco ossa di animali appena spolpati, nell'interno di esorcizzare il fuoco e affermare: farai la stessa fine di queste ossa.
Una scrittura piena di riferimenti biologici, storici e metafore che, alle volte, come scritto prima, crea un po' di confusione nel lettore, in quanto non è perfettamente concisa e diretta.
Frasi più brevi e riflessive si alternano a pensieri più lunghi e intrecciati.
Un libro che consiglio a chiunque voglia una lettura dal sapore thriller, non uno dei classici del genere, che comunque non impegna troppo tempo.


Voto: 3,5 frecce su 5



16 set 2018

Quattro blog per un autore: Il rumore del tramonto - Chiara Brambilla

Buona domenica a tutti! :)
Oggi si riprende l'attività di "Quattro blog per un autore", vi siamo mancate? Spero di sì, in quanto siamo tornate a farvi scoprire dei nuovi libri e dei nuovi lati degli autori.

Ma concentriamoci subito sul libro della settimana:

➳ Titolo: Il rumore del tramonto
➳ Autrice:  Chiara Brambilla
➳ Prezzo €1,99 ebook 

➳ Trama
Una lettera che unisce passato e presente. La storia di Micol.
Un viaggio alla scoperta di quello che c'è in ognuno di noi.
Micol è una ragazza che non si fa coinvolgere dalla vita, vive come una spettatrice, senza diventarne mai protagonista.
Improvvisamente Sebastiano, il suo adorato nonno muore, e questo lutto la fa sprofondare in una cupa malinconia.
Ma ecco che suo nonno, che bene la conosceva e comprendeva la sua paura di vivere, le lancia una sfida.
Attraverso una lettere scritta pochi giorni prima di morire le invia degli indizi e le lascia una misteriosa chiave.
Che porta aprirà quella chiave?
E così Micol con suo fratello Alberto e sua sorella Carlotta inizia un viaggio alla scoperta della Maremma e di Pitigliano, scoprendo un passato doloroso che ha visto protagonista suo nonno durante la seconda guerra mondiale.
Chi è la misteriosa donna che torna dal passato e che conosceva Sebastiano?
Un viaggio che la farà crescere, che la farà innamorare, ma soprattutto che le insegnerà a credere sempre nella vita.



“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”


A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


B)
1)     NARRATIVA CONTEMPORANEA/ROMANZO ROSA


Ho lasciato casa mia due ore fa e nell’ordine:
a)     ho perso l’autobus che mi portava direttamene in ufficio e ho dovuto prendere un taxi
b)     il taxi in questione ha sgommato su una pozzanghera che mi ha schizzato il tailleur di cinquecento euro comprato nel negozio più caro di New York

c)      ho dimenticato di prendere le slide della presentazione e adesso mi devo sorbire una predica di venti minuti da parte del mio tutor.
La giornata non poteva cominciare meglio di così e, di lì a poco, sarebbe tramutata in una vera e propria tragedia… nel mio ufficio al trentatreesimo piano del grattacielo più imponente della Grande Mela, mi aspettava lui: Damian Spencer, più noto come “Il Distruttore”; soprannome dovuto alla moria di tirocinanti che sfortunatamente si ritrovavano Spencer come tutor. E fortuna vuole che proprio io, Miriam Life, ventiquattrenne di Hoboken, ero stata affidata da tre mesi nelle mani dell’uomo più arrogante e prepotente di tutti gli Stati Uniti anzi, del mondo intero. 


Imprevisti e cupcake

Mi chiamo Miriam Life, ho 24 anni e vivo a New York, anzi ad essere sincera vivevo a New York fino
a sei mesi fa, cioè fino a quando un giorno di aprile non ho compreso quanto fossi infelice della mia
vita, della mia professione. Ma soprattutto, quel giorno ho realizzato quanto odiassi avere a che fare
con Damian Spencer, meglio conosciuto come il “Distruttore”.
Damian era il mio tutor, da quando ero stata assunta come stagista in uno dei più grandi studi
pubblicitari di tutta la Grande Mela.
Se ritornassi con la mente a quel martedì, non potrei fare a meno di pensare come la vita possa
davvero essere imprevedibile.
Quel giorno avrei dovuto già cogliere, appena uscita dal mio appartamento, i segnali che il destino
mi stava inviando.
Ero uscita di casa di corsa, come sempre in ritardo, nonostante sapessi bene che avrei dovuto
occuparmi di un’importante presentazione per un nuovo cliente.
Demian, una sera di due settimane prima, mi aveva chiamato nel suo studio, e mi aveva incaricata
di lavorare per una campagna pubblicitaria per questo nuovo cliente.
Se devo essere sincera, le parole di Demian, le sue lusinghe e i suoi complimenti, non mi avevano
per nulla convinta, non era da lui lodare qualcuno, soprattutto una stagista come me.
“Damian, non giriamoci troppo intorno.
Perché mi stai affidando questo lavoro?
Sarò anche una stagista, ma ti ricordo che ero la migliore del mio corso, e soprattutto non sono
stupida” disse a quell’uomo arrogante, fissandolo nei suoi enormi occhi blu.
“Va bene, ti dirò la verità.
Non mi interessa questo cliente, non è alla mia altezza.
Non mi interessa una pasticceria che sforna cupcake, in una cittadina del North Caroline.
Non mi interessa creare una campagna pubblicitaria per loro, ergo, visto che sei la mia nuova
stagista, ti lascio il lavoro.
Naturalmente se piacerà sarà stata una mia idea, se invece verrà bocciata, sarà una tua idea” mi
disse con aria di sfida.
E così quella sera accettai quella proposta, liberamente costretta, ma spinta anche dalla mia
dannatissima tenacia e dalla voglia di dimostrargli quanto valessi.
Lavorai senza sosta, come una pazza, per tutte le settimane seguenti, e alla fine potei giudicare le
mie idee davvero meravigliose, realizzai una presentazione davvero soddisfacente.
Eppure, nonostante la presentazione, quella mattina non sentii come al solito la sveglia, e uscii di
casa in un ritardo mostruoso; ovviamente l’autobus lo persi per un pelo, sfrecciandomi davanti, e,
per concludere, il taxi che stavo inseguendo mi schizzò, procurandomi un’enorme macchia di fango
sul mio nuovo tailleur, comperato solo il giorno prima per l’occasione.
Mi era costato un occhio della testa, e ora era rovinato.
Riuscii ad arrivare comunque in sede, nonostante tutti gli imprevisti, con solo quarantacinque minuti
di ritardo, e, correndo come una maratoneta, riuscii a infilarmi in ascensore, pronta ad affrontare al
trentatreesimo piano, i miei clienti.
Era quasi al ventottesimo piano quando mi accorsi che avevo dimenticato le cartelline con le slides
della presentazione, e un senso di terrore mi attanagliò lo stomaco.
Non potevo fare più nulla, feci un profondo respiro e mi autoconvinsi che sarei stata in grado
benissimo di fare la mia presentazione senza materiale, in fondo erano mie idee, perciò e sarei stata
in grado di proporre il progetto con una buona dose di improvvisazione.
Appena arrivata nella sala riunioni vidi i miei clienti già seduti intorno al tavolo, con Damian accanto
a loro.
“Ben arrivata Miriam” disse Damian con aria arrogante.
“Possiamo parlare?
In privato” dissi rivolgendomi al “Distruttore”.
“Non mi sembra il caso, parleremo dopo” mi rispose seccato.
A quel punto pensai che l’unico che ci avrebbe rimesso sarebbe stato lui, perché senza le slides lui
non avrebbe potuto seguire il discorso della campagna pubblicitaria, visto che non aveva
nessunissima idea riguardo a ciò che avessi realizzato.
E così iniziai a parlare, annunciando a tutti la verità, e cioè che avevo dimenticato le copie cartacee,
e la chiavetta USB, attraverso le quali avrei potuto quanto meno proiettare la campagna, ma che
questo non avrebbe creato nessun problema, dato che avendoci lavorato per due settimane intere,
era tutto saldo nella mia mente.
La presentazione fu un successo, i clienti furono talmente soddisfatti dal mio lavoro, che scaricarono
Damian su due piedi, prendendo me come consulente esclusiva per le loro campagne pubblicitarie.
Nel corso del discorso avevo compreso che quella simpatica coppia di pasticceri, non erano proprio
solo pasticceri, infatti erano i proprietari di una delle più grandi catene di ristoranti, alberghi e
pasticcerie collocate su tutta la East Coast.
Damian, rosso in volto, era stato gabbato al suo stesso gioco, e il “Distruttore” era stato distrutto da
una stagista proveniente da Hobekon.
Lui il grande Damian Spencer, uomo senza scrupoli di New York, aveva perso.
Quello stesso giorno diedi le mie dimissioni ma, prima di lasciare per sempre quel girone
dell’inferno, dissi al grande uomo tutto quello che pensavo di lui vedendo nei suoi occhi, prima di
chiudermi la porta del suo ufficio alle mie spalle, il senso della sconfitta.
Oramai sono sei mesi che vivo lontano da New York, ho un mio bellissimo ufficio a Fayetteville, dove
sto seguendo i lavori per l’apertura del nuovo locale di cupcake.
Anzi oggi è il grande giorno, e sono davvero emozionata, anche perché da circa cinque settimane ho
un nuovo collaboratore.
Posso dire che non è male, e poi ha anche esperienza, l’unico suo difetto è il suo caratteraccio.
Mi ha detto che fino a poco tempo fa lo chiamavano il “Distruttore”.
Si avete capito benissimo, il mio nuovo collaboratore è Damien.
Dopo che lo avevo mollato dicendogli tutto quello che pensavo di lui, dopo che mi ero tolta anche
l’ultimo sassolino dalla scarpa, ed ero diventata una leggenda nell’ambiente pubblicitario, Damien
si era presentato alla mia porta una sera, chiedendomi un lavoro.
Il presidente della compagnia lo aveva licenziato, perché aveva perso un cliente troppo importante,
portando un danno all’immagine della compagnia stessa.
E così ora, io sono il boss e lui lo stagista, ma solo sul lavoro, perché fuori dall’ufficio lui è diventato
il mio boyfriend, e stasera sarà il nostro primo appuntamento.
Non vedo l’ora di vedere come si evolverà la situazione, ma penso che insieme saremo una coppia
imbattibile.

Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio 

13 set 2018

Cosa ci porta il vento #76 Segnalazione: Irene - Elena Sole Vismara (Ladri del cielo #2)

Buongiorno a tutti e buon giovedì :)
Vi informo che questa settimana abbiamo ripreso con "Quattro blog per un autore" quindi state attenti ai nuovi appuntamenti settimanali. Qui troverete le abilità degli scrittori la domenica, come sempre.

Oggi però vi porto un bel paranormal romance, il secondo volume della serie "Ladri del cielo" (QUI La segnalazione del primo volume)







➳ Titolo: Irene (Ladri del cielo #2)
➳ Autrice:  Elena Sole Vismara

➳ Editore: Self

➳ Pagine: 285
➳ Prezzo
 €0,99 ebook €12,00 cartaceo


➳ Trama
“È nel momento in cui tutto sembra andare per il meglio che le cose tendono a complicarsi, non è vero?
È proprio questo ciò a cui pensa Irene quando, a un passo dallo sfiorare la felicità con la punta delle dita, il passato di Luc torna a farsi sentire all'improvviso, prepotente e crudo.
Basta un attimo per far crollare ogni illusione, per porre Irene davanti a una scelta dalla quale sa in partenza di non poter uscire vincitrice, e una terribile verità emerge a tradimento, minando le basi di una fiducia costruita con tanta fatica.
Eppure non seguire quella vocina che in fondo al suo cuore non ha mai smesso di incitarla ad agire, a sottrarre Luc a un destino di sofferenza, è impossibile. Mettendo in gioco se stessa, la propria vita e forse perfino la propria anima, pur di riscattare quella di lui, Irene si imbarcherà quindi in un viaggio che la porterà nel profondo di un abisso.
Un abisso in cui scopre che niente è come sembra, nemmeno lei stessa, e da cui riemergere sarà quasi impossibile, nonostante un'inaspettata serie di aiuti. Può davvero, però, chiamare amici coloro che le sono venuti in soccorso?"

Riflettendo sulle sue parole, rimasi in silenzio, finché non fu Luc a spezzarlo.«Sai, anche il Male stesso è una creazione umana. Non c'era il Male prima dell'uomo. Prima c'era solo il cieco istinto alla sopravvivenza. Il gufo che cattura un roditore e se lo mangia non lo fa perché è cattivo, o per farlo soffrire.»«Stronzate.»«Scusa?»«Nessuno costringe il gatto a giocare col topo. Non gli serve per mangiarselo, potrebbe ucciderlo subito, eppure lo tortura, gioca con la sua paura. Nessuno costringe la lontra a stuprare il cucciolo di foca, non le serve per trovare cibo o riparo, e nemmeno per portare avanti la specie… eppure lo fa. Fino ad ammazzarlo. Il male esiste, la cattiveria esiste, l'egoismo esiste, anche nel mondo animale. Noi… forse noi gli abbiamo solo dato un nome.»«E dal nome, la vita.»



➳ Angolo dell'autrice


Mi presento: mi chiamo Elena Sole Vismara e sono nata in provincia di Lecco, nel marzo del 1980.

Adoro camminare in montagna, sono una kayaker più o meno entusiasta (diciamo, con una bella spinta da parte del mio compagno :D ), adoro i miei nipotini e soprattutto leggere, leggere leggere.

Nella vita di tutti i giorni sono un ingegnere, ma mi sono cimentata per anni nella stesura di brevi romanzi e racconti, alcuni dei quali comparsi in raccolte pubblicate a livello nazionale: “365 Storie d'amore” e “365 Racconti d'estate”, editi da Delos Books, “Ogni volta è la prima volta” edito da Marsilio per AVIS e "Macerie", edito da Les Flaneurs, i cui proventi sono devoluti alle vittime del recente sciame sismico in Abruzzo tramite la Protezione Civile.

Con la serie “Ladri del Cielo” iniziata con “Luc”, di cui “Irene” è il seguito, ho voluto sperimentare la strada del self publishing. 

8 set 2018

Il giorno prima della felicità - Erri De Luca » Recensione

Buongiorno a tutti voi, piccoli esseri fantastici!
Ed è alle porte dell'università che mi sembra di aver ritrovato l'entusiasmo giusto per riprendere a gonfie vele nel blog. 
So che questo "riprendere" l'avete sentito ormai milioni di volte, ma datemi il beneficio del dubbio, almeno un'altra volta.

Finalmente sono tornata con una recensione di un libro di un autore che piano piano sta entrando nella cerchia dei "preferiti".     
                          
➳ Titolo: Il giorno prima della felicità
➳ Autore: Erri De Luca
➳ Casa editrice: Feltrinelli
➳ Pagine: 133
➳ Anno di pubblicazione:  2016
➳ Prezzo: €6,80/10,96 cartaceo €4,99 ebook


➳ Trama

Don Gaetano è uomo tuttofare in un grande caseggiato della Napoli popolosa e selvaggia degli anni cinquanta: elettricista, muratore, portiere dei quotidiani inferni del vivere. Da lui impara il giovane chiamato "Smilzo", un orfano formicolante di passioni silenziose. Don Gaetano sa leggere nel pensiero della gente e lo Smilzo lo sa, sa che nel buio o nel fuoco dei suoi sentimenti ci sono idee ed emozioni che arrivano nette alla mente del suo maestro e compagno. Scimmia dalle zampe magre, ha imparato a sfidare i compagni, le altezze dei muri, le grondaie, le finestre - a una finestra in particolare ha continuato a guardare, quella in cui, donna-bambina, è apparso un giorno il fantasma femminile. Un fantasma che torna più tardi a sfidare la memoria dei sensi, a postulare un amore impossibile. Lo Smilzo cresce attraverso i racconti di don Gaetano, cresce nella memoria di una Napoli (offesa dalla guerra e dall'occupazione) che si ribella - con una straordinaria capacità di riscatto - alla sua stessa indolenza morale. Lo Smilzo impara che l'esistenza è rito, carne, sfida, sangue. È così che l'uomo maturo e l'uomo giovane si dividono in silenzio il desiderio sessuale di una vedova, è così che l'uomo passa al giovane la lama che lo dovrà difendere un giorno dall'onore offeso, è così che la prova del sangue apre la strada a una nuova migranza che durerà il tempo necessario a essere uomo.

➳ Recensione


Un modo di scrivere riflessivo e dalle sfumature nostalgiche caratterizza un po' quello che è lo stile dell'autore nel corso di questo libro.
Ogni singola vicenda narrata, dai racconti sulla guerra di Don Gaetano -che già di natura lasciano una scia malinconica-, alla vera e propria vita del protagonista hanno un retrogusto agrodolce.
Flashbacks riguardanti la guerra che spezzando la realtà narrativa arricchiscono anche le conoscenze storiche del lettore.
Tali racconti non fanno altro che caratterizzare il personaggio di Don Gaetano che colpisce per la sua saggezza e riflessività suscitando nel lettore ammirazione e interesse.
"Per forza vuoi trovare un santo. Non ce ne stanno e nemmeno diavoli. Ci sono le persone che fanno qualche mossa buona e quantità di cattive. Per farne una buona ogni momento è giusto, ma per farne una cattiva ci vogliono le occasioni, le comodità. La guerra è la migliore occasione per fare fetenzie. Dà il permesso. Per una buona mossa invece non ci vuole nessun permesso." (p. 21)

Son queste le piccole perle che migliorano la lettura e arricchiscono umanamente il lettore, e con una scrittura schietta ma non fredda e spigolosa. è possibile trovare una sorta di "conforto" nella lettura di questo libro.
E' una compagnia lieve ma presente che necessita di meritata attenzione, ma che al contempo lascia una sorta di completezza a chi si lascia trasportare da questo libro.

"Davvero poteva un uomo abituarsi a quello? Stare in mezzo alle stelle e neanche scrollarsele di dosso? Grazie, grazie, grazie dicevano gli occhi per essere lì." (p.50)

Un'attenzione verso tutti le sfumature di un momento, di una condizione, ecco una caratteristica principale. Un'attenzione costante che aiuta il protagonista a superare degli ostacoli, alcuni dal punto di vista amoroso, e a crescere, infatti vedremo anche dei cambiamenti di pensiero in lui, anche nella sfera sentimentale.

Una visione del mondo napoletano del tempo, sia relativo alle vicende principali del libro, sia riguardanti le memorie della seconda guerra mondiale, ci dà modo di vedere il tutto da un  preciso punto di vista, Napoli.
 La presenza di personaggi che parlano in napoletano, i dettagli riguardanti l'infanzia dei quartieri descritti, le abitudini e i modi di fare delle donne delimitano il corso della storia, evitando di rendere il romanzo vago e dispersivo.

"Guagliò, il tempo non è un sacco, magari è un bosco. Se hai conosciuto la foglia, poi riconosci l'albero. Se l'hai vista negli occhi, la ritroverai. Pure se è passato un bosco di tempo."
(Sappiate che questa citazione è la mia preferita, dopo mesi la rileggo spesso e ancora ho i brividi)


Voto: 5 frecce su 5
Colpita e affondata.




LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...