AVVISO


- AVVISO -

Si informano tutti i lettori e in particolare le case editrici e gli autori che il blog è attualmente "chiuso" per tutte le eventuali richieste di segnalazione e recensione.
Vi prego di rispettare tale decisione e quindi evitare mail con queste richieste.
La decisione è stata presa in modo da poter pubblicare tutte le segnalazioni/recensioni già in lista.
Grazie mille a tutti e buona permanenza nel blog. :)

19 giu 2018

Cosa ci porta il vento #73 Segnalazione: Seven Dreams - Giovanni Magliulo

Buonasera a tutti miei lettori amati!
Qui fa un caldo che, a mio parere, sta già anticipando un'estate un po' troppo torrida per i miei gusti..
Nonostante ciò oggi non mi ha impedito di pubblicare questa nuova segnalazione fantasy tutta per voi:





➳ Titolo: Seven Dreams
➳ Autore:  Giovanni Magliulo

➳ Pagine: 300
➳ Editore: 
Panesi Edizioni
➳ Genere: Fantasy 
➳ Prezzo
 €16,58 cartaceo €3,99 ebook





➳ Trama
Un gladiatore, un operaio del Nevada, il capo di una tribù africana, un orco cannibale, un’esperta di veleni, un rettile in grado di sputare acido e un enigmatico cavaliere sadico vengono strappati alle rispettive realtà e richiamati dal mago Eris nel regno di Duryan. Al gruppo viene affidata la missione di assassinare Wizen, un incantatore sul punto di aprire un varco tra le dimensioni allo scopo di muovere il proprio esercito alla conquista di tutti i mondi. Lo sforzo per il sortilegio appena lanciato uccide Eris, che prima di morire confida ai sette prescelti di aver legato le loro anime con un incantesimo, allo scopo di obbligarli a collaborare: se anche uno solo dovesse morire, allora morirebbero tutti. Con l’unica speranza di tornare alle rispettive realtà riposta nelle mani dello stesso Wizen, ai prescelti non rimane che tentare di sopravvivere tanto ai pericoli provenienti da un mondo sconosciuto quanto alle loro stesse personalità disturbate.



➳ L'angolo dell'autore


Giovanni Magliulo è nato a Torre del Greco, in provincia di Napoli, nel 1987. Ha firmato diversi articoli per il blog di informazione indipendente La Formica Argentina e per il portale di viaggio TravelWeAre. Attualmente lavora come consulente nel campo dell'Information&Communication Technology. Seven Dreams è il suo romanzo d'esordio. 


17 giu 2018

Quattro blog per un autore: Le ceneri della fenice (trilogia) - Jane Fade Merrick

Buona domenica a tutti readers!
Come va dalle vostre parti? Qui un bel caldo ci accompagna.. e magari anche un po' di mare a breve, chi lo sa.
Oggi però, vista la mia permanenza a casa, vi lascio un nuovo post per la rubrica "Quattro blog per un autore" con Jane Fade Merrick e la sua trilogia "Le ceneri della fenice"!

➳ Titoli: 1) Le ceneri della fenice 1 -The Fade- 
                 2) Le ceneri della fenice 2 - Living hell -
                 3) Le ceneri della fenice 3 - Broken Strings -
➳ Autrice: Jane Fade Merrick
➳ Genere: fantasy romance

  Feltrinelli | Wattpad (il 3° libro è completo e gratuito qui) | Facebook | Instagram autrice | Sito Web


➳ Trama (primo libro)
Fade vive abbandonata a se stessa, in continua lotta per tirare avanti in una società che ingoia chiunque non tenga il passo con il suo ritmo; con la sola compagnia di un coltello da cucina e di una cicatrice incastonata nella gamba che le ricordano ogni giorno chi è e perché si trovi lì. Mentre sta rubacchiando in un market, incontra Jag, un ragazzino dall'aspetto inquietante che la convince a unirsi a lui nel suo piano stramboide: diventare finanziatore principale di una delle band di maggior successo del momento, di cui è fan sfegatato, e - quanto pare - i soldi per farlo non gli mancano. Lasciatasi convincere incontrerà Nef, classico plaboy da strapazzo, che alla fine imparerà che il mondo non è tutto ai suoi piedi come pensava...


“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”
Conosciamo l’autrice attraverso la sua scrittura.
L’autrice potrà scegliere tra:


A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


B)



3)     NARRATIVA CONTEMPORANEA/ROMANZO ROSA
Ho lasciato casa mia due ore fa e nell’ordine:
a)     ho perso l’autobus che mi portava direttamene in ufficio e ho dovuto prendere un taxi
b)     il taxi in questione ha sgommato su una pozzanghera che mi ha schizzato il tailleur di cinquecento euro comprato nel negozio più caro di New York
c)      ho dimenticato di prendere le slide della presentazione e adesso mi devo sorbire una predica di venti minuti da parte del mio tutor.


Entro nell'atrio che fa da avamposto alla stanza delle mie torture, a dir poco trafelata e vengo investita da una calma quasi surreale. Ci sono pochissime persone, tanto che mi viene da domandarmi se non abbia dormito per cinque giorni di fila e sia piombata lì di domenica, oppure se la gente abbia deciso di rimarcare crudelmente il mio ritardo, assentandosi tutta insieme. Mi scuoto e controllo il cellulare: è un banale martedì e sono le otto e cinquantatré. Ritardo. Nessuna congettura mi salverà dal mio destino ma, forse, un piccolo barlume di speranza lo posso trovare. Appena si apre il varco indispensabile al mio passaggio, sguscio dentro. Tutte oggi capitano le stranezze: ora abbiamo un ascensorista. Che c'è? Non sapevano come spendere soldi? Sono già stata licenziata e avevano bisogno di assumere qualcun altro? Quando sono nervosa divento insopportabile. “Che piano?” “Trentatré.” Ripiombo nella realtà. L'ascensore è vuoto, un miracolo considerato il traffico che di solito gira per questi uffici; ripesco l'opzione di uno scherzo collettivo ai miei danni mentre saltello letteralmente sul posto per l'ansia. “Nervosa?” La voce calda dell'ascensorista mi spinge a darci un taglio e spostare l'attenzione su di lui. È un ragazzo giovane, vestito con una divisa che gli conferisce un certo fascino: io gli ascensoristi li ho sempre immaginati vecchi e con un rassicurante sorriso che si apre sotto a dei baffi bianchi. “Sì, sono in ritardo mostruoso e il mio tutor è in attesa per sbranarmi.” “Il signor Spencer?” “Vedo che basta poco per indovinare.” Sorrido mentre lo guardo sottecchi per come aveva azzeccato al primo colpo la persona in questione. “Che tipo è?” Gli rivolgo uno sguardo stralunato. Sicuro è una spia russa assoldata dal suddetto per smascherarmi, non cadrò nel suo tranello. “È severo ma sa fare il suo lavoro.” “...e il suo lavoro è prendere la vita degli altri come un mastino rognoso afferrerebbe un pupazzo e sbatacchiarla qua e là fino a ridurla in brandelli” aggiungo mentalmente. Mi risponde con un sorriso di comprensione. Ma che fa mi legge nel pensiero? L'ascensore si ferma e entrano altre tre persone. Meno male: ci sono altre forme di vita su questo pianeta. “Che piano, signori?” “Trentatré.” È uno scherzo. L'ascensore riprende il suo moto. “Voi che ne pensate del signor Spencer?” chiede il ragazzo con un sorriso provocatorio sul viso. “Ecchecazzo!” urlo internamente. I tre, per fortuna, rimangono in silenzio dopo essersi scambiati una veloce occhiata interrogativa. “È uno stronzo” esordisce l'unica donna del gruppo, a parte me. Tutti volgiamo uno sguardo attonito verso quelle labbra portatrici di verità. È una signora sulla sessantina, in un elegante tailleur rosso che la fa sembrare la gemella cattiva della manager ne 'Il diavolo veste Prada', il che è tutto dire. “Bhè che c'è? Non è vero? Non lo è?” rimarca lei con una sorta di saggia consapevolezza negli occhi. “Sì, in effetti...” sussurra quasi imbarazzato il primo uomo in sua compagnia. “È il monarca degli stronzi!” alza la voce anche il secondo uomo. Mi scappa una risata che trattengo a stento. Finalmente la verità è venuta a galla, ma questo non mi salverà dal licenziamento. Altra tappa, entrano due nuove persone. Anche loro vanno al piano trentatré e anche loro, interrogati su Damian Spencer, ne dicono di tutti i colori. Superato il livello venticinque, sono in compagnia di undici persone che raccontano, concitati, aneddoti e misfatti su quell'uomo, aggiungendo particolari che non avrei mai voluto sapere in vita mia. Cosa diavolo sta succedendo oggi? Il piano trentatré alla fine giunge e i miei compagni di pettegolezzo si riversano fuori disperdendosi fra i corridoi. In silenzio, come se in quell'antro avessero potuto dare sfogo a dei risentimenti che non avevano mai potuto esternare prima. Rimango solo io, inerme, indecisa se andare o chiedere al ragazzo di riportarmi al piano zero. Forse sarebbe la soluzione migliore, ma le gambe si muovono quasi involontariamente. Varco la soglia, alzo lo sguardo e me lo trovo davanti: Damian Spencer, il Distruttore. In piedi, serio, le mani lungo i fianchi. Sussulto e istintivamente porto la mano sul tailleur per coprire la macchia. Che strano. È ancora umida. Sembra più grande. Sposto l'attenzione su Damian: ha lo sguardo torvo, spero non abbia sentito le nostre chiacchiere al di là delle porte dell'ascensore. Mi ritrovo a non saper che dire ma c'è qualcuno che parla al posto mio. “È arrivata signorina. Il signor Spencer, invece, scende.” Il Distruttore entra nel vano senza parlare, non ha nemmeno accennato uno dei suoi sorrisetti beffardi. Non capisco dove stia andando ma quando le porte si richiudono celando la sua figura, un tumulto mi sale dalle viscere. È consapevolezza. Guardo la mia mano. La macchia mi ha sporcato le dita. “Non sarò per caso...?” 




Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio

3 giu 2018

Quattro blog per un autore: Cuore di tenebra - hope in the darkness di Mariarosaria Guarino

Hello everyone!
Qui è la vostra blogger che vi scrive dal basso di una normale giornata calda di inizio giugno.
Come va?
Spero tutto bene, in caso contrario spero di allietarvi un po' con questo nuovo post per la rubrica "Quattro blog per un autore" con il fantasy romance di Mariarosaria Guarino: Cuore di tenebra - hope in the darkness

➳ Titolo: Cuore di tenebra - Hope in the darkness
➳ Autrice: Mariarosaria Guarino
➳ Editore: collana Starlight (PubGold)
➳ Genere: fantasy romance
➳ Prezzo €1,99 ebook €12,69 cartaceo

 Amazon (cartaceo) | Amazon (ebook)


➳ Trama
“Volevo capire come essere diverso per poterle stare accanto. Volevo che mi scegliesse.”

Lucas vive nel mondo degli umani da quando fu scacciato dalla corte Unseelie, a dodici anni. Possiede dei poteri che una fata non dovrebbe avere e questo rappresenta un grande pericolo per il regno e per suo padre, Artemios. Non ha bisogno di altro che del suo violino, che suona divinamente lasciando tutti senza fiato, ma quando s’imbatte in una ragazza capace di tenergli testa con il suo caratterino vivace e di resistere ai suoi poteri, capisce che può esserci qualcosa di molto interessante oltre alla musica. Qualcosa per cui, forse, è persino disposto a cambiare.

Hope è una studentessa di Harvard con le giornate sempre piene: tra il corso d’arte, il lavoro all’acquario e gli studi in biblioteca, il tempo per fare altro si è ridotto drasticamente, ma quando il professor Rogers le chiede di seguire qualche visita guidata al museo non può tirarsi indietro. Ed è proprio in questi momenti frenetici di lavoro che conosce Lucas, un ragazzo tanto bello quanto scontroso. Dolce e unico quando delizia tutti con la sua musica e si preoccupa per lei, arrogante e odioso quando mostra il lato peggiore di sé.
Man mano che le loro strade s’incrociano, la ragazza comincia ad avvertire la sua sofferenza e il bisogno di stargli accanto si fa sempre più impellente.

Ma Hope non sa nulla del mondo da cui proviene e affidargli il suo cuore può essere molto pericoloso...


“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”
Conosciamo l’autrice attraverso la sua scrittura.
L’autrice potrà scegliere tra:


A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


A)



3: Apri il dizionario in una pagina a caso e punta il dito su una parola. Fai questa operazione per dieci volte e appunta le parole che ottieni. Scrivi una breve storia che contenga tutte queste parole (N.B. Non barare!).

Parole: anche, forza, rumori, giorno, occhi, futuro, testa, volta, finale, una



Il calore del cuore


La mattina era calda, eppure nubi grigie avanzavano all’orizzonte. La ragazza, d’istinto, si strinse nelle spalle a ripararsi dal freddo; anche se la giornata era tiepida, il gelo che la tormentava era radicato nelle profondità del suo cuore. Ogni giorno, esaminando la sua vita, Giulia si diceva che non era completa, che non stava vivendo davvero: era come osservare l’esistenza di un’altra persona leggendola dalle pagine di un libro di cui si conosce già il finale. Avanzò andando incontro alle nuvole come in cerca di un cambiamento e, quando le prime gocce di pioggia scesero a bagnarle il viso, alzò gli occhi al cielo accogliendole con gratitudine. Salì sul treno felice, la pioggia le faceva quell’effetto sin da quando era una bambina; si poggiò contro una delle porte sospirando dopo la corsa fatta per arrivare in stazione, e fu allora che vide per la prima volta il ragazzo. Le stava di fronte dall’altro lato della carrozza e la fissava: aveva gli occhi di un azzurro intenso che illuminavano il volto e i capelli castani.
Nei giorni seguenti lo incontrò spesso e alcune volte ebbe persino l’impressione che lui le stesse sorridendo anche se non le si era mai avvicinato. Tutto cambiò quando, un giorno in cui Giulia era in ritardo e scendeva rapida le scale che portavano al binario, lo incrociò. Pareva in difficoltà e avanzava con cautela. La giovane rallentò, gli si affiancò anche se si udiva lo sferragliare del treno in arrivo e incontrò i suoi occhi azzurri.
«Rischi di perderlo», affermò e spinta da qualcosa che non seppe spiegarsi, gli prese una mano che lui strinse con forza, per trascinarlo con sé negli ultimi metri che li separavano dal convoglio le cui porte stavano per chiudersi.
«Grazie, mi chiamo Roberto».
«Giulia». Per la prima volta la ragazza abbandonò la solitudine in cui si trincerava, sentendosi a proprio agio con un perfetto estraneo che, in modo del tutto inspiegabile, pareva leggerle nel profondo.
«Sai, anche a me la pioggia piace perché è come se il mondo mi fosse più vicino; i rumori sono amplificati e gli odori più penetranti: mi fa sentire vivo. Quando ci siamo visti la prima volta era un giorno di pioggia, il tuo profumo riempiva l’intera carrozza e la tua gioia era palpabile anche a distanza. Lo è ogni volta che piove, l’ho notato». Giulia gli strinse la mano, nessuno era mai riuscito a leggere così bene ciò che il suo cuore aveva imparato a nascondere. Avrebbe voluto poggiare la testa contro la sua spalla, tuttavia ebbe timore di compiere un passo falso perché in fin dei conti erano ancora degli estranei che condividevano solo dei piacevoli momenti durante gli spostamenti in treno.
Un giorno però Roberto non salì sul treno. Trascorse un’intera settimana, poi Giulia cominciò a preoccuparsi e vedendo uno dei ragazzi con cui egli arrivava di solito in stazione, decise di informarsi.
«Scusa, mi sai dire come mai Roberto non sta venendo?» Il giovane la fissò incredulo.
«È in ospedale per l’intervento alle cornee, non lo sapevi? I dottori vogliono provare a fargli recuperare la vista persa parzialmente durante l’incidente di qualche anno fa». Giulia sentì il mondo vorticarle intorno, tuttavia ebbe la prontezza di farsi indicare di quale ospedale si trattasse. Come aveva fatto a essere tanto stupida da non accorgersi della realtà? Corse mentre un temporale le infuriava attorno e questa volta, l’acqua che le sferzava il viso mescolandosi alle sue lacrime, non le offrì il sollievo che cercava. Entrò nella camera con il fiato corto per la corsa, nella testa le parole del medico quando le aveva spiegato che l’intervento non era andato come sperato. Roberto non avrebbe più recuperato la vista, il suo sarebbe rimasto un mondo fatto di ombre e gradazioni di grigio. Vedendolo solo, in quel letto d’ospedale, si rese conto di quanto le fosse mancato e avanzò verso di lui osservandolo voltarsi con gli occhi ancora coperti dalle bende.
«Giulia?»
«Perché non me lo hai detto?» chiese la ragazza sedendosi accanto a lui.
«So che ci conosciamo da poco ma mi piaci e volevo offrirti un futuro che non fosse costruito sui miei limiti, darti gioia condividendo con te i colori e le emozioni della vita. Non volevo coinvolgerti nella mia vita prima di aver provato il tutto per tutto». Giulia si protese a sfiorargli il viso.
«Tu riesci a capirmi meglio di chiunque altro e, per quanto mi riguarda, i colori e le emozioni non esistevano prima di incontrarti». Lui voltò il viso verso il suo, dandole come sempre l’impressione di poterla vedere. «Mi dispiace di non aver capito», aggiunse la ragazza poggiando la fronte contro quella del giovane. Roberto scosse la testa rivolgendole un sorriso.
«Hai visto me invece della mia cecità, perché te ne dispiaci?» Le accarezzò i capelli, seguendo la linea dei suoi zigomi e sussurrò contro la sua bocca.

«La pioggia mi ha sempre fatto sentire più vivo ma da oggi con te comincerò a vivere davvero». La baciò e Giulia, per la prima volta, dimenticò il gelo interiore che ogni volta la sopraffaceva, mentre un dolce calore cominciava finalmente a scaldarle il cuore. 


➳ Angolo dell'autrice


Mariarosaria Guarino è nata nel 1981 a Napoli. Sin dall'età di dodici anni si è cimentata nella stesura di racconti brevi, poi ha deciso di provare a scrivere un romanzo vero e da allora non ha più smesso. Ama annotare su carta i pensieri e tramutarli in storie che possano dar vita ai suoi personaggi, e dice di amare le loro avventure al punto da descriverle come se le stesse vivendo in prima persona. Il primo libro Fantasy che ha adorato è stato La spada di Shannara, di Terry Brooks, poi seguito alla Spada della Verità, di Terry Goodkind. Grazie alla lettura, della quale non può fare a meno, ha scritto diverse storie, ancora inedite, seguite dal suo primo romanzo, pubblicato in self e dal titolo Oltre il buio dell'anima, nato dalla collaborazione con la sorella Serena.

Se un'idea la colpisce, scrive senza sosta fino ad aver completato ogni dettaglio, perché ritiene i suoi personaggi una parte importante di sé. Si reputa un po' folle da questo punto di vista, ma crede che sia la follia a rendere la vita un pizzico più interessante, e si augura che questa pazzia possa contagiare anche i suoi lettori quel po’ che basta a strappare anche, soltanto, un sorriso.

La sua passione nascosta sono i Drama e il suo sogno, oltre a poter condividere ciò che scrive, è viaggiare e poter vedere il mondo, soprattutto Giappone e Cina che la affascinano per cultura e tradizioni.





Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio

27 mag 2018

Quattro blog per un autore: Gens Nova - Eliana Deleo

Buona domenica a tutti voi readers!
Come va? Il bel tempo ha ormai fatto capolino e spero vi stiate godendo il sole questi giorni^^

Oggi vi propongo un nuovo libro per la rubrica "Quattro blog per un autore" : Gens Nova di Eliana Deleo, vediamo un po' cosa ci ha lasciato per quanto riguarda la scrittura creativa..


➳ Titolo: Gens nova - Geneticamente modificati
➳ Autrice: Eliana Deleo
➳ Prezzo €3,50 ebook €17,16 cartaceo


➳ Trama
3024. In seguito ad una serie di disastri ambientali che hanno sconvolto l'ecosistema terrestre, l'umanità, figlia di un'epoca ormai finita, rischia l'estinzione. Per salvaguardare la propria specie, il capo di Stato, Rooter, attua una selezione umana da cui nasce la "Gens Nova": nove Prescelti rapiti e resi geneticamente perfetti. Trasformati in un'arma, i Nove saranno costretti ad obbedire al loro creatore. Tuttavia, fra di loro c'è Ardea, buia e seducente come la notte. Ella insegnerà a Rooter una lezione che potrebbe essergli fatale: non ha mai avuto il controllo.


“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”
Conosciamo l’autrice attraverso la sua scrittura.
L’autrice potrà scegliere tra:


A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


A)



2: Avrai sicuramente delle caratteristiche particolari che fanno di te una persona diversa dalle altre. Dai vita a un personaggio di sesso opposto al tuo con queste tue peculiarità. Descrivilo sia fisicamente che caratterialmente e raccontaci in quale ambientazione lo inseriresti se dovessi creare una storia per lui/lei.


Elia trattenne il fiato, immobilizzandosi. Subito l'acqua attorno alle sue caviglie smise di sciabordare, lasciando che il silenzio si posasse sull'ambiente attorno a lui.
Era proprio questo ciò che lo aveva allarmato: il silenzio. Sino a poco prima la foresta cicalecciava, piena di vita. Da qualche istante, però, era ammutolita, il che significava solo una cosa: intruso.
Liberando piano il fiato, Elia alzò il viso dall'acquitrino in cui stava pescando. Non gli importava che i pesci mangiassero l'esca senza rimanere intrappolati. Anche se solo il cielo sapeva quanto avesse bisogno di quel nutrimento. I bambini avevano fame.
Elia si guardò intorno, lentamente, senza fretta, osservando davvero ciò che si palesava dinnanzi alle sue iridi castane. Salici, abeti, tassi gocciolanti per l'umidità, proprio come i suoi scuri capelli. Nebbia sospesa fra i tronchi. Nessun essere umano.
Sì, ciò che Elia temeva di vedere era un suo simile, un uomo, e non un predatore, tipo un'orso. La natura faceva solo il suo corso; le fiere non volevano predarlo per principio.
Gli esseri umani, invece, sì.
Elia si morse l'interno della guancia, combattuto. Non voleva tornare al rifugio senza niente da mangiare; soprattutto ora che aveva trovato una polla in cui pescare. I bambini avevano fame!
Ma attorno a lui c'era decisamente qualcosa che non andava. Doveva andarsene da qui, allontanarsi. Solo quando fosse stato tranquillo avrebbe pensato al cibo, anche a costo di tornare indietro facendosi largo fra la luce azzurrina del crepuscolo autunnale.
Elia trovò in fretta una porzione di terra solida e rialzata. Uscì dall'acqua, continuando a guardarsi intorno, nervoso. Ma era davvero necessaria tutta questa diffidenza? Erano passati sette mesi dalla loro fuga dal campo sperimentale e da due non avevano più avvistato nessuna squadriglia di ricerca. Niente presupponeva che li stessero ancora cercando per riportarli in quell'inferno.
E niente mi garantisce il contrario, pensò Elia. Si alzò il vento, il quale gli portò una zaffata dolciastra alle narici. Elia fece una smorfia, sentendo una stretta al cuore: odore di sangue di pino e terra sviscerata. Qualcuno o qualcosa aveva devastato una porzione della foresta, spezzando giovani alberi.
Un lampo argenteo attrasse la sua attenzione, facendolo sussultare. Ma era solo il riflesso di un pesce, non quello di un fucile. Doveva darsi una calmata. Se continuava ad essere così terrorizzato, rischiava di non riuscire ad analizzare la...
A due metri da lui, c'era l'impronta di uno stivale. Assieme alla pena per la natura violata, Elia sentì farsi largo nel cuore anche la paura.
Sono qui.
Elia si volse e cominciò a correre attraverso la foresta. Le betulle si ergevano attorno a lui, fitte, sussurrandosi l'un l'altra la notizia del suo passaggio. Le pregò di non dirlo a nessun altro, anche se sapeva di essere il solo a poterle udire.
Elia era uno dei soggetti più promettenti del campo sperimentale. Un luogo dove persone senza nome né famiglia venivano fatte sparire, usate come cavie. La struttura era una grande cupola, la quale si ergeva fra la foresta, ad ovest da dove si trovava lui. Si suddivideva in aree, ognuna delle quali era caratterizzata da un ambiente che sottoponeva i soggetti a stress fisico ed emotivo. Prima di essere abbandonati in queste aree, ai soggetti era iniettato un siero che favoriva lo sviluppo di geni anomali, i quali potevano dar luogo a nuove capacità... oppure no.
L'area in cui era stato rinchiuso Elia era un ecosistema denso di predatori, piante velenose e ogni genere di trappola. Il siero aveva fatto sì che sviluppasse una specie di comunicazione con la natura che lo circondava. Era utile.
Ma questa non fu una di quelle volte.
Lo sparo fece nuovamente ammutolire la foresta. Elia sentì una fitta al braccio. Il colpo gli fece perdere l'quilibrio. Così, invece di finire sulla zolla di terra solida, affondò sino alle ginocchia nella palude acquitrinosa.
Il terrore gli esplose nel petto al pari di una detonazione e gli diede la forza di slanciarsi in avanti. Era forte e sapeva di essere agile. Inoltre, non era stato ferito alle gambe. Correndo più veloce che poteva, sperò di mettere una buona distanza fra lui ed i suoi assalitori.
Durante la fuga, spaventò un cinghiale intento a cercare castagne di terra. Per fortuna l'animale non lo attaccò, limitandosi a grugnire, seccato. Con il tasso non gli andò così bene. Elia gli ringhiò in risposta, ben sapendo che con queste creature, così come con i ghiottoni, non c'era speranza di dialogo.
Stava cominciando ad albeggiare. In lontananza risuonò, cupo, un tuono. Stava per piovere sulle montagne, si rese conto Elia. Doveva stare attento alle inondazioni.
Alla fine, non riuscì più a correre. Si nascose dietro una grande quercia per riprendere fiato. Si sentiva solo come non mai, cosa che gli accadeva quando si faceva prendere dal terrore. A causa di questo sentimento, il suo legame con ciò che lo circondava si recideva, facendolo sprofondare nello scoramento. Ma se si calmava, la tranquillizzante sensazione di fare parte di qualcosa tornava.
Cercando di acquietare il cuore e la mente, Elia si concentrò sulla ferita. Sanguinava ancora, ma per fortuna c'era sia il foro d'entrata che quello d'uscita. Bene, la pallottola non gli era rimasta nella carne.
Cercando nella sacca che teneva legata in vita, Elia utilizzò l'ultima fibra di betulla per fasciarsi il braccio. Poi osservò ciò che lo circondava. Conosceva bene questa parte della foresta, ormai. Nella valletta a sinistra scorreva un fiume dalle acque di un verde smeraldino, ideale per la pesca, soprattutto quando i salmoni risalivano dal mare. A est, invece, c'erano i boschi dove le prede si recavano in autunno, per ingrassare. Lì si trovavano bacche e nocciole in abbondanza. A sud c'erano le brughiere. In inverno era pieno di renne, e il morbido muschio non mancava mai.
Elia sorrise. Aveva reso i letti dei bambini accoglienti, con quel muschio.
Il pensiero della sua famiglia lo calmò ancor più della foresta. A casa lo aspettavano. Contavano su di lui.
Azzurra, una bambina di dieci anni con occhi blu e lunghi capelli neri, gli avrebbe chiesto se aveva costruito bene le sue trappole. Forse era persino riuscita a catturare qualcosa, a differenza sua. Anche solo uno scoiattolo, quella sera, avrebbe fatto la differenza fra una cena ed uno stomaco vuoto.
Darius, il più piccolo fra loro, cinque anni. Seguiva sempre Azzurra, silenzioso come un'ombra. Non aveva più parlato da quando era stato rinchiuso nel campo sperimentale. Il cielo solo sapeva che cosa gli avevano fatto o che cosa speravano di ottenere da un bambino. Elia lo aveva portato via d'impulso, mentre fuggiva. Semplicemente lo aveva preso in braccio ed era scappato. Darius non aveva emesso un fiato, limitandosi a stringersi a lui e a guardarlo con i suoi grandi occhioni neri.
In realtà, aveva portato via tutti loro d'impulso, nonostante restare solo fosse sicuramente più comodo. Ma Elia odiava la solitudine. Ne era terrorizzato. È inevitabile affrontare se stessi, quando si è soli.
Quel giorno, durante la fuga, si era visto correre dietro Ammha. Ella era una giovane donna di origini musulmane, venti anni, con occhi ambrati da leonessa. Aveva accolto subito Darius ed Azzurra sotto la sua custodia, prendendosi cura di loro e del rifugio. Era proprio in gamba, quella ragazza. Aveva aiutato Elia a costruire il luogo dove ora vivevano, sfruttando un albero che, per raggiungere un terreno più tenero, aveva fatto crescere le sue radici oltre un piccolo strapiombo. Era riuscita persino a dar vita ad un orto, e non era raro che riuscisse a cacciare qualche volatile. Aveva una mira infallibile.
Elia fece un respiro profondo. Doveva tornare a casa prima che si preoccupassero della sua assenza. E doveva trovare da mangiare. I bambini avevano fame.
Il vento cambiò di nuovo. Questa volta Elia sentì odore di fumo. Non ci fu spazio per la paura, venne invaso solo da una fredda consapevolezza, che lo fece piangere.
Aveva detto di conoscere bene questa parte della foresta, ed era così, ma solo perché ci viveva.
Mentre fuggiva, non si era reso conto di essersi diretto inconsciamente verso casa.
Aveva portato i cacciatori dalla sua famiglia.
Balzando in piedi, Elia riprese a correre. Saltò il tronco pieno di muschio su cui Azzurra giocava a scivolare. Sollevò schizzi attraversando il fiume dove Ammha andava a prendere l'acqua. Girò attorno all'enorme albero che aveva permesso a tutti loro di vivere al sicuro per sette mesi... e finalmente fu a casa.
L'avevano ridotta ad una fornace.
La squadriglia di ricerca contava sette uomini armati. Tre di loro avevano appena finito di appiccare il fuoco. Gli altri stavano trasportando i cadaveri di Azzurra ed Ammha dentro l'abitazione. Darius molto probabilmente era già dentro, nel suo lettino, perché a quest'ora ancora dormiva. Il fumo doveva averlo ucciso ancora prima delle fiamme.
Loro tre non servivano al campo sperimentale. Il siero non gli aveva fatto sviluppare alcuna capacità. L'unico che volevano vivo era lui, Elia, il giovane ventenne che al momento se ne stava zitto e nascosto a guardare.
Avrebbe dovuto uscire allo scoperto ed ucciderli tutti. Avrebbe dovuto entrare in casa e portare fuori Ammha, Azzurra e Darius, sperare che fossero ancora vivi. Avrebbe dovuto morire facendo una di queste cose.
Invece, Elia rimase zitto e fermo, piangendo. Si stava comportando da vigliacco, ed era stato un ingenuo. Aveva creduto che li lasciassero in pace. Invece di prendere provvedimenti, di scappare più lontano, aveva lasciato che la sua famiglia rimanesse nel raggio d'azione di quelle persone. Ammha, Azzurra e Darius erano morti per colpa sua.
Serrando i pugni, con gli occhi rossi di pianto, Elia guardò la squadriglia immergersi nella foresta. Li avrebbe seguiti sino al campo sperimentale. In fondo, non aveva più nulla da perdere.

E questa faccenda, ora più che mai, era diventata personale.

➳ Estratto prologo 

“Se proprio vogliamo essere precisi” lo stuzzicò Ambi “siamo a conoscenza delle informazioni di solo otto Prescelti. La Prima è come se non fosse mai esistita per nessuno, sappiamo solo il suo nome”.Come ogni volta che si faceva riferimento alla Prima Prescelta, Rooter si sentì punto sul vivo.I Prescelti sono stati selezionati tramite l'analisi accurata dei Test riguardanti l'intelletto e la sanità mentale, pensò. Ambi stesso se ne è occupato. Ma la Prima Prescelta l'ho voluta io. E non ho fatto ricerche prima di prenderla...
Il Falco serrò la mascella. Sì, aveva preso la merce senza controllare se fosse sana o avariata, ma questo non significava che ciò che era successo in laboratorio fosse colpa sua.“Non ci devono essere errori nelle prossime modificazioni genetiche o...”.“Nessun errore con la Prima Prescelta” lo interruppe Ambi, ammonendolo con un dito “E prima che esplodi rinfacciandomi la morte di quello scienziato voglio dirti che ella ha agito così perché le sue funzioni erano state stravolte dal processo di mutazione”.“Le altre quattro non hanno reagito come lei” gli fece osservare Rooter.“Le altre quattro sono esperimenti falliti. Lei è un successo”.Rooter non rispose. Non avrebbe considerato la Prima Prescelta come un mostro solo per aver ucciso uno dei suoi scienziati, ma l'obiettivo di tanto odio era stato proprio lui. Solo la fortuna aveva fatto sì che quell'uomo si mettesse in mezzo.La Prima Prescelta aveva cercato di ammazzarlo. Subito dopo questo tentativo, Rooter aveva dato ordine di rinchiuderla e di sopprimerla.Tuttavia, quella ragazza... No, anzi, quella creatura aveva nove vite come i gatti.“Non temere, amico mio, nessun altro sarà un mostro come la Prima. Con il suo DNA abbiamo usato la mano pesante, sostituendogli numerosi ceppi con quelli dei predatori del Nuovo Mondo, ma la modificazione genetica dei sei rimasti sarà la stessa di Giustizia e Libertà: integrazione”.Il viso di Rooter non si distese, continuò a restare corrucciato “Potrebbero verificarsi degli incidenti?”.“No, ti ho detto, se agisco come ho fatto con il tuo Ottavo e con la tua Settima. Ho selezionato quegli otto Prescelti analizzando la loro intelligenza e le loro virtù. Mi limiterò a perfezionare il loro DNA. Tutto qui”.Rooter lo guardò, imperscrutabile “Se facciamo così” scandì lentamente “mi assicuri che non otterremo più niente che sia come lei?”.Ambi si spazientì “Sei sordo o cosa?”.Il Falco non rispose alla provocazione, la sua mente lavorava a tutto regime “Con un'integrazione del DNA possiamo solo ipotizzare quali saranno le conseguenze sull'organismo di un individuo. Libertà e Giustizia sono stati un successo, ma ognuno reagisce a modo suo, no? Il bambino, per esempio. Vuoi integrare la sua intelligenza, già spiccata per uno della sua età. Ma se poi, che ne so, scoprisse di poter anche spostare oggetti con il pensiero? Vorrei evitare di essere sbattuto come un bambolotto quando farà i capricci”.La voce di Rooter si infervorò, le fenditure che aveva al posto del naso si dilatarono “Sto cercando di farti capire che non dobbiamo più creare qualcosa che non possiamo controllare. La Prima Prescelta non ci ascolta e non collabora. Per questo la teniamo rinchiusa. Libertà e Giustizia, invece, condividono i miei ideali e sono perfetti per i miei scopi. Ma gli altri, Ambi? Sono arrabbiati”.Ambi non rispose, la presa sul colletto si intensificò.Rooter continuò.“Il progetto originale prevedeva l'uso del siero che abbiamo creato per inibire la loro capacità di scelta. In questo modo i Prescelti sarebbero stati delle marionette nelle mie mani. Tuttavia, se gli tocco la Prima Prescelta, Rao mi sgozza e, come se non bastasse, utilizzare un tale siero su un soggetto il cui DNA è stato integrato significa limitare enormemente le sue capacità a me utili, e questo non me lo posso permettere. Quindi, per integrare il DNA dei sei Prescelti rimasti serve che essi siano collaborativi... E loro hanno passato troppo tempo con la Prima Prescelta per esserlo. Li ha corrotti come una mela marcia fa con un cesto di frutti perfetti!”.Rooter ansimò, il viso paonazzo. Cercò di riprendersi dal suo sfogo inspirando a fondo.Ambi ridacchiò “Hai fatto centro, come sempre” disse “Rooter, con la prima Prescelta abbiamo sbagliato, me ne rendo perfettamente conto. Le abbiamo dato grandi capacità nonostante sapessimo quanto odio feroce covava, ed ora non riusciamo a controllarla... È normale che tu non voglia che si ripeta lo stesso errore anche con gli altri otto... O meglio, sei, dato che Giustizia e Libertà sono già pronti. Li hai visti, no? Sono meravigliosi, e ti hanno dimostrato la loro fedeltà catturando il Nono Prescelto. L'unica differenza che hanno dagli altri è che loro sono dalla tua parte. Comunque, amico mio, anche se non puoi usare il siero, sei più che capace di sottometterli al tuo volere”.Rooter si passò una mano sulla faccia, pensieroso. Poi sospirò “Sì, Ambi” disse, alla fine “È ovvio che passerò alle maniere forti nel caso non riuscissi a convincerli con le buone. Ma non dobbiamo ricreare qualcosa come la Prima Prescelta. Basta sostituzioni di ceppi di DNA, limitati ad integrarlo. Questa volta, voglio un risultato assolutamente perfetto. Sono già tutti pronti? ”Ambi indicò il fascicolo rosso sulla sua scrivania “Sì, tutti e sei i rimanenti belli spaventati e disorientati dalla sparizione della Prima Prescelta... Hai visto che faccia ha fatto la rossa, quando si è voltata e non l'ha più vista? Ah, leggiti i dati, così avrai un'idea di quali integrazioni apporterò ai loro DNA. Domani stesso procederò con il Secondo Prescelto”.




Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio

17 mag 2018

Cosa ci porta il vento #72 Segnalazione: I guardiani dell'isola perduta - Stefano Santarsiere

Buonasera a tutti bei lettori là fuori ^^
Finalmente siamo già a metà settimana di gennaio ehm, maggio dicevo.
Ma che tempo fa? Qui in Sardegna sembra di nuovo marzo, anzi forse faceva più caldo verso quel periodo.







➳ Titolo: I guardiani dell'isola perduta
➳ Autore:  Stefano Santarsiere

➳ Genere: Thriller
➳ Editore: 
Newton Compton Editori
➳ Pagine: 381
➳ Prezzo
 €7,90 cartaceo €2,99 ebook



➳ Trama
Una scossa improvvisa giunge nella vita di Charles Fort, giornalista appassionato di misteri. Il suo amico Luca Bonanni è morto in un incidente stradale e proprio lui viene convocato dalle autorità per riconoscerne il corpo. Ma le sorprese che lo attendono non sono poche: la compagna di Bonanni, Selena, sospetta un’altra causa di morte e lo contatta per chiedergli aiuto. Ha con sé una valigia lasciata dall’uomo piena di oggetti provenienti da relitti inabissatisi nel Pacifico e che nessuno, in teoria, potrebbe aver recuperato. Le domande sono tante: cosa lega il contenuto della valigia alle ultime ricerche di Bonanni? Da cosa dipendevano i suoi timori negli ultimi giorni prima dell’incidente? E soprattutto, chi o cosa sono gli hermanos del mar che cercava lungo le coste messicane e poi nell’arcipelago delle Fiji? Per risolvere i tanti misteri, Charles Fort e Selena si spingeranno dall’altra parte del mondo, trovandosi alle soglie di una scoperta scioccante che unisce le ipotesi sull’esistenza di misteriose creature degli oceani agli affari di una spietata multinazionale…


13 mag 2018

Quattro blog per un autore: I doni della terra - Chantal Lazzaretti

Buongiorno miei amatissimi ^^
Oggi domenica relax o siete già immersi nelle faccende e nei doveri?
Spero, qualunque sia la risposta, che possiate trovare un minutino per leggere l'interessante risposta dell'autrice di questa domenica: Chantal Lazzaretti, autrice del libro "I doni della Madre Terra"

➳ Titolo:  I doni della madre terra
➳ Autrice: Chantal Lazzaretti
➳ Prezzo €15.00 cartaceo (ora €12.75)


➳ Trama
 In un futuro lontano, il genere umano si trova coinvolto in un’avventura straordinaria alla riscoperta del pianeta Terra. Gli uomini arrivano da un mondo senz’anima, tecnologicamente avanzato ma ormai privo di ri­sorse, per ritornare alle origini. Vogliono ripercorrere le orme dei propri avi, riscoprendo la vita senza le barriere e i filtri imposti dall’utilizzo costante della tecnologia. Madre Natura è pronta ad acco­gliere i propri figli regalando loro gioie e sfide da affrontare. Tutto è nuovo e molte cose sono cambiate sulla Terra. Alexy vive sulla propria pelle quest’avven­tura e, insieme ai suoi compa­gni, scopre i misteri di questo nuovo pianeta. Il mare è senza dubbio l’attrattiva più grande e i suoi segreti richiamano l’atten­zione della ragazza. Qualcosa la segue costantemen­te nelle sue esplorazioni marine e un ragazzo dai profondi occhi blu le compare davanti miste­riosamente. Una presenza ma­gnetica, ipnotica, che porta Alexy ad innamorarsi di lui perdendo di vista la realtà. Fantasia e certezze si alternano. Nuovi luoghi ed esseri straor­dinari si susseguono mettendo in dubbio la presenza del ra­gazzo dagli occhi blu. Molte domande tormentano Alexy. Di chi si potrà fidare? Chi dice la verità? Qual è la realtà? Chi de­ve temere?


“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”
Conosciamo l’autrice attraverso la sua scrittura.
L’autrice potrà scegliere tra:


A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


A)

 
Avrai sicuramente delle caratteristiche particolari che fanno di te una persona diversa dalle altre. Dai vita a un personaggio di sesso opposto al tuo con queste tue peculiarità. Descrivilo sia fisicamente che caratterialmente e raccontaci in quale ambientazione lo inseriresti se dovessi creare una storia per lui/lei.

Ho sempre detto che nella prossima vita vorrei nascere uomo. Bene! Detto fatto!
Il mio alter ego sarebbe un uomo dai capelli lunghi castano chiaro. Avrebbe occhi azzurri come il fondo di una piscina e un corpo esile ma non per questo privo di forza.
Un uomo senza dubbio solitario. Un viaggiatore che non ha paura di conoscere a fondo se stesso.
Una persona interessante, molto riflessiva, sensibile all’animo umano.  Una persona dal cuore puro che tende ad essere troppo buono, a volte quasi ingenuo, e finirebbe spesso per farsi fregare da chi è più egoista di lui.
La bontà però non è sinonimo di debolezza. Il carattere non mancherebbe al mio alter ego maschile e presto si renderebbe conto di come per proteggersi sia necessario alzare un “muro” invisibile che allontani chiunque dalla sua persona.
Il suo carattere allora si farebbe sempre più chiuso e introverso non permettendo a nessuno di entrare in quello che è il suo animo nobile. Finirebbe per essere un uomo spesso sulla difensiva, poco propenso alle relazioni ma molto umano. I suoi occhi azzurri vedrebbero là dove altri non riuscirebbero a vedere e solo pochi prescelti potrebbero fare parte del suo mondo fantasioso.
Una persona creativa che dedicherebbe la sua intera vita all’arte. Uno scrittore, un pittore o perché no un musicista.
Con il tempo credo che finirebbe per essere un poveraccio ma poco importa perché l’ambizione e il coraggio non gli mancherebbero. Forse dovrebbe prima toccare il fondo ma riuscirebbe comunque a raggiungere i suoi obiettivi.
Il suo pessimismo e la sua continua ricerca di pace in un mondo che non dà stimoli positivi lo renderebbe sicuramente un personaggio drammatico.
Probabilmente lo inserirei in un contesto medievale. Un cavaliere solitario che viaggia nei boschi, lontano da tutto e da tutti vivendo la sua creatività attraverso fogli su cui annota i suoi pensieri più profondi.
I suoi occhi azzurri saprebbero vedere oltre i confini del mondo, saprebbero raggiugere contrade lontane e immaginare l’impossibile.
Le persone ammirerebbero la sua figura. Il suo corpo esile forse non sarebbe sufficientemente forte per essere un eroe combattente ma il suo animo sensibile e riflessivo lo renderebbe un ottimo stratega.
Lo immagino come un cavaliere in rovina che ha dato tutto per il suo regno, obbligato a combattere in una guerra inutile al fianco del proprio re per poi perdere ogni cosa.
Una figura drammatica persa nei suoi pensieri interiori, alla ricerca di un modo per emergere in un mondo che sembra non appartenergli più.
Ferito nell’animo da quella guerra che ha portato solo morte e distruzione, ormai deluso da un re indegno, ma deciso a cambiare le sorti del regno.
Nessuna relazione sentimentale. Un uomo così non sarebbe in grado di dare amore a una donna. Tutte le sue riflessioni sarebbero concentrate sul suo obiettivo: quello di salvare il regno in declino.
Viaggerebbe sul suo fedele destriero. Un meraviglioso cavallo nero suo unico amico dedicandosi alle scritture, al ritrovare se stesso per poi progettare il più grande complotto di tutti i tempi sostituendo quel re incapace con un uomo nobile e degno che, forse, potrebbe essere proprio lui.
Un eroe taciturno che non cerca lo scontro ma piuttosto preferisce utilizzare l’immaginazione per fare giustizia.


➳ Contatti dell'autrice

Instagram: @chantallazzaretti | Twitter: @chalazzaretti | Tumblr: chantallazzaretti |
Facebook: Chantal Lazzaretti Autrice | Pagina Facebook del libro









Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio

6 mag 2018

Quattro blog per un autore: Darklight souls - Melissa J. Kat

Buongiorno a tutti voi e buona domenica ^^
Oggi vi propongo un bellissimo racconto per la quarta "puntata" di "Quattro blog per un autore" con il libro Darklight souls - la vista dell'anima di Melissa J. Kat.

Leggete fino in fondo :)

➳ Titolo:  Darklight souls - La vista dell'anima
➳ Autrice: Melissa J. Kat
➳ Prezzo €0,99 ebook


 Amazon 


➳ Trama
 "Cercai di estraniarmi da quella confusione, chiusi gli occhi e provai a ripetere ciò che avevo imparato la sera precedente. Fu più facile del previsto: successe talmente in fretta che ne restai sconvolta. Da quel giorno, vidi il mondo con occhi diversi, con la consapevolezza che ogni altro umano su questo pianeta era ignaro di ciò che lo circondava."


“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”
Conosciamo l’autrice attraverso la sua scrittura.
L’autrice potrà scegliere tra:


A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


B) Fantasy

  
Il sole stava tramontando sulle verdi vallate di Renwinter quando Spoongy, elfo nato e cresciuto nel villaggio più piccolo del Regno di Nalyssa, iniziò la sua corsa a perdifiato giù per il sentiero immerso nella foresta di Kinwood. Se le sue orecchie a mezzapunta non lo avevano tradito stavolta, aveva appena sentito un rumore di zoccoli avvicinarsi ed era raro vedere dei cavalieri a Renwinter.
Correva senza sosta quando inciampò in un sasso e, perdendo l’equilibrio, si ritrovò con la faccia nella polvere. Sei cavalieri dalle armature argentate, lo aspettavano alla fine del sentiero e la sua vita sarebbe cambiata presto, molto presto.

"Non è possibile!" Pensò Spoongy mentre si rialzava, spolverandosi la terra dai vestiti tessuti con secche foglie colorate. "Saranno passati almeno dieci anni dall'ultima visita dei cavalieri reali a Renwinter, ed era stato in occasione della guerra dei regni fatati. Dev'essere successo qualcosa di importante, devo correre ad avvisare gli altri abitanti del villaggio!". L'elfo raccolse il suo cappello a punta e se lo ficcò sulla testa, in tutta fretta si voltò in direzione del centro di Renwinter ma prima che potesse fare un solo passo, notò una lunga ombra apparire sul suolo, seguita da una seconda più larga e infine una terza che lo convinse a girarsi verso i loro minacciosi proprietari.
Tre dei cavalieri erano scesi dal loro cavallo e circondavano Spoongy in tutta la loro stazza: all'interno delle lucenti armature c'erano sei troll che lo fissavano con i loro grandi occhi a palla. All'elfo non erano mai piaciute quelle creature: erano forti come una mandria di tori e grossi come orsi, per questo motivo si adattavano perfettamente a proteggere il regno nel ruolo di guardie e cavalieri; d'altro canto erano più stupidi di uno gnomo ubriaco.
«Che cosa succede?» Chiese d'istinto Spoongy. Anche gli altri tre cavalieri scesero da cavallo per affiancarsi ai loro compagni e a quel punto l'elfo si fece piccolo piccolo per il timore che incuteva la loro ingombrante presenza e corresse il tiro. «Ehm, voglio dire, a cosa dobbiamo la vostra reale visita?»
Grugno, il più grosso dei sei, si fece avanti. L'emblema dorato che portava al petto dell'armatura con inciso il suo nome, al contrario di quelli d’argento affissi sugli altri cavalieri, fece pensare a Spoongy che fosse il leader del gruppo. «Siamo arrivati a Renwinter per ordine del principe Kiryan, figlio del nostro re Umber e della nostra regina Elyna, sovrani del regno di Nalyssa, del quale fa parte questo piccolo villaggio.» Sentenziò pomposo, e srotolò davanti al naso dell'elfo una vecchia mappa impolverata. Spoongy guardò il troll con tanta perplessità quanta curiosità, finché il capo dei cavalieri riprese il suo discorso.
«Il principe ha trovato questa mappa nelle segrete del castello e ci ha dato l'incarico di trovare il tesoro» Disse, puntando un grosso dito su una vistosa X alla fine di un percorso tracciato con l'inchiostro. Al suo fianco si trovava una piccola macchia, con una forma simile ad un cuore. A quella vista, l'elfo comprese immediatamente quale sarebbe stata la loro meta e sbiancò in viso per il terrore. «Tu ci aiuterai a decifrare questa mappa, dato che conosci questo posto molto meglio di noi, e ci condurrai al tesoro». Spoongy sentì le punte delle orecchie fremere per la paura. "Per mille foglie!", pensò tra sé, "Non ho nessuna intenzione di aiutarli in tale impresa, mai e poi mai! Di tutti i luoghi del villaggio, non può essere proprio lì! Sarebbe una catastrofe, se..." Grugno interruppe i pensieri dell'elfo riavvolgendo la pergamena con un sonoro grugnito, infastidito dal silenzio del suo interlocutore, il quale rifletteva su una scusa da inventare. «Sono desolato, nobili cavalieri, ma non posso aiutarvi. Vado molto di fretta, come avrete notato, perché... ho lasciato la zuppa di cicale sul fuoco per cui, se non vi dispiace, devo immediatamente...» Spoongy ruotò su sé stesso in un rapido dietro-front ma una punta affilata sulla schiena lo persuase a voltarsi: tutti i troll avevano sguainato le loro spade, che furono più convincenti di mille parole. Spoongy, allora, non poté che arrendersi al loro volere, deglutendo nervosamente prima di riprendere l'uso della parola. «Spoongy Clorofilya, al vostro servizio!» Rispose con un ampio inchino, e i cavalieri, soddisfatti, rifoderarono le loro armi.
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"Mai avrei pensato di trovarmi in una simile situazione" Pensò l'elfo fissando la schiena corazzata di Grugno, mentre trottavano in mezzo alla foresta di kinwood. "Per mia fortuna questi troll sono talmente stupidi da non essere nemmeno in grado di leggere una mappa comprensibile anche da un bambino. Pfu! È stato facile come intagliare una matita, convincerli a passare per la foresta. Gli spetterà una bella sorpresa, eh, eh!". Spoongy rise sotto ai baffi fra i cavalieri ignari del suo piano per depistarli: gli abitanti del villaggio avevano costruito delle trappole per orsi, delle quali l'elfo conosceva perfettamente la posizione.
Mentre il sole tingeva il cielo di un viola acceso, il furbo elfo stava conducendo i troll proprio in quella direzione, nella speranza che una volta intrappolati nelle reti, lui potesse darsi alla fuga e i nobili troll avrebbero rinunciato all'impresa. Spoongy si sfregò le piccole mani, orgoglioso della propria astuzia: ancora pochi passi e il primo cavaliere in testa alla fila sarebbe finito dritto in una delle reti, resa invisibile da una coperta di foglie, per poi essere appeso come un salame grazie a delle corde legate agli alberi che sollevavano da terra il malcapitato imprigionandolo nella trappola.  Con lo stesso metodo, gli elfi si erano difesi dagli orsi per anni, liberi di raccogliere erbe e funghi nella foresta.
"Ecco! Ci siamo quasi". Pensò Spoongy mentre il cavaliere procedeva secondo le sue indicazioni. «Sicuro che sia la strada giusta? Ci siamo allontanati dal sentiero principale» Disse il troll che apriva la fila, grattandosi l'elmo che conteneva il suo gran testone. «Oh, sì, sicurissimo!» Replicò l'elfo, contenendo una risatina di scherno. Il cavaliere in questione fece avanzare il suo destriero e Spoongy contò i passi che mancavano alla trappola: meno tre... due... uno...e... CRACK! Il rumore di un ramo spezzato fece arrestare il troll, che si voltò per guardarsi attorno. «Cos'è stato? Avete sentito anche voi?» Chiese ai compagni, che abbandonarono la loro posizione per scrutare la zona. "No, no, nooo! Non ci voleva, proprio ora! Stupidi troll, andate avanti, da quella parte!" Spoongy diede sfogo ai suoi pensieri scendendo da cavallo, senza il coraggio di dire nulla ad alza voce. Impegnato ad imprecare tra sé osservando i troll, non si accorse di ciò che era apparso alle sue spalle: un assordante ruggito lo fece balzare ad un metro da terra e per lo spavento corse a perdifiato, finendo dritto sulla rete nascosta. Il marchingegno di corde si attivò in un istante e il povero elfo si ritrovò intrappolato a mezz'aria, faccia a faccia con un temibile orso che digrignò i denti aguzzi. A Spoongy non restò che urlare, divincolandosi inutilmente all'interno della rete. L'animale dava zampate a quel fagotto appeso facendolo dondolare su e giù, tanto che fece pensare all'elfo che si stesse divertendo, vendicandosi per le trappole seminate nella foresta dai suoi compaesani. Gli artigli affilati lacerarono i vestiti di Spoongy, il quale si aspettò di essere ferito da un momento all'altro. Vide la grossa zampa arrivare verso il suo viso e chiuse gli occhi temendo il peggio. D'un tratto, però, si sentì precipitare cadendo a terra: Grugno aveva tagliato le corde con la spada e mentre gli altri cavalieri si occupavano dell'orso, liberò l'elfo dalla rete e lo rimise in sella al suo cavallo. Con il cuore a mille, Spoongy fu grato al troll di avergli salvato la vita, ma rammentò a sé stesso che lo faceva soltanto per ottenere il suo aiuto nella ricerca del tesoro. Per questo motivo, l'elfo non si arrese e ideò un altro piano per depistare la loro rotta.
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Grugno teneva la mappa aperta fra le mani, a due centimetri dal suo nasone, scrutandola con massima attenzione. Spoongy si trattenne dal capovolgerla nel lato corretto: sarebbe stato un gesto inutile, con il solo risultato di offendere il capo dei cavalieri. «Dunque, dicevi che dovremmo attraversare quel fiume?» Gli chiese conferma quello, deponendo la pergamena.  «Proprio così, cavalier Grugno. E l'unico modo per passare è quel ponte laggiù» Rispose Spoongy, indicando un piccolo ponte dall'aria talmente fragile da poter sostenere a malapena un elfo. Ovviamente quella non era l'unica via: tale malconcia struttura era stata sostituita qualche anno prima dagli abitanti del villaggio con un ponte nuovo pochi metri più avanti, più largo e soprattutto molto più resistente. "Quando lo attraverseranno, saranno talmente pesanti che basteranno un paio di passi per far crollare tutto e finire nelle acque del fiume! La loro armatura li rallenterà nei movimenti in acqua e passeranno tutta la notte per riemergere a riva, mentre io potrò dormire tranquillo nel mio letto. Eh, eh!" Spoongy si pregustava la vittoria, quando i cavalieri ripresero il cammino ubbidienti, uno dietro l'altro. Il primo della fila incitò il proprio cavallo a salire sulle logore assi di legno, dato che l'animale aveva nitrito rallentando di fronte a tale incoscienza. "Persino il cavallo è più intelligente del cavaliere che porta in groppa", pensò divertito l'elfo che attendeva l'esito di quella scena. Il troll scosse le redini e riuscì a farsi rispettare dal proprio destriero, che mosse qualche passo incerto facendo scricchiolare le assi sotto agli zoccoli. Il secondo cavaliere non sembrava essere impressionato dalla situazione e seguì il suo predecessore salendo anch'esso sul ponte. Entrambi camminavano a testa alta sulla struttura, lentamente ma risoluti ad arrivare al fondo. L'elfo, ancora sulla riva, era rimasto a bocca aperta. "Non è possibile! Che magia è mai questa? Avrebbero dovuto essere entrambi in acqua da un pezzo! Qualcosa non quadra." Senza riuscire a dare un senso a ciò che i suoi occhi vedevano, Spoongy scese da cavallo e corse sul ponte per indagare sulla questione. Giunto nel mezzo, si sporse dal corrimano di corda, per guardare verso il basso. Ciò che gli apparse di fronte lo lasciò sbalordito: due piccoli occhietti rossi lo fissarono curiosi, in un grosso muso rugoso. Una tartaruga gigante stava facendo il bagno proprio sotto al ponte, sostenendo tutto il peso con il suo guscio robusto. «Mi dispiace, cara tartaruga, ma non puoi stare qui! Non proprio ora!» Sussurrò l'elfo, senza farsi sentire dal resto del gruppo. L'animale però, non comprendeva il linguaggio elfico, per cui continuò a ruminare una grossa alga che le penzolava da un lato della bocca. Nel frattempo, anche il terzo cavaliere stava attraversando il ponte in tutta tranquillità, allarmando Spoongy. «Forza, vattene da qui, sciò! Via!» Disse, gesticolando furibondo verso la povera bestiola. Poi, notando il cibo nella sua bocca, ebbe un'idea: si frugò nelle tasche e trovò un pezzo di pane, che gettò nel fiume. Sperò che potesse bastare per il suo intento. A quel punto, la grande tartaruga allungò il collo rugoso verso la fonte di cibo e con inesorabile lentezza spostò il corpo in quella direzione. "Sì, così, più veloce, più veloce!" La incitò mentalmente Spoongy. Anche il quinto cavaliere aveva ormai raggiunto l'altra sponda e Grugno si accingeva a chiudere la fila. L'animale camminava lento sul fondo del fiume, liberando a poco a poco il ponte dal suo sostegno. Quando, infine, sotto ad ogni asse ci fu il vuoto a dividerla dalle acque, l'elfo esultò dentro di sé, talmente contento di essere riuscito ad averla vinta da non accorgersi che Grugno era quasi arrivato a destinazione. Il ponte scricchiolò minaccioso, le corde cedettero sotto al suo peso, abbassandosi di scatto e facendolo ondeggiare copiosamente. A Spoongy, che si trovava ancora nel mezzo della struttura, venne il mal di mare: tentò una rocambolesca corsa verso terra ma perse l'equilibrio. Il capo dei cavalieri posò le zampe del proprio cavallo sulla riva opposta, esattamente un attimo prima che tutto cedesse definitivamente, crollando in acqua e portando con sé l'elfo sfortunato. Spoongy nuotò e nuotò, fino a raggiungere esausto il limite del fiume dove la spada di Grugno lo ripescò sollevandolo fra un buco e l'altro del suo vestito lacerato. Prima di ripartire, il troll ricacciò sul suo destriero un elfo inzuppato e palesemente imbronciato.
---
"Questa volta non posso fallire". Pensò l'elfo, con rinnovata determinazione. Più arrabbiato e frustrato che mai, Spoongy si giocò la sua ultima carta. I cavalieri camminarono, anzi, galopparono per le verdi valli di Renwinter per almeno un'ora, prima di raggiungere il luogo indicato dall'elfo che faceva loro da guida. Il sole stava lasciando il posto ad una timida luna che faceva capolino fra delle nuvole bianche. Fra tutti i membri del gruppo, l'unico che appariva notevolmente stanco era Spoongy, convinto che la lunga deviazione sarebbe stata l'unica soluzione per raggiungere il suo scopo. Finalmente, vide comparire all'orizzonte ciò di cui aveva bisogno per sistemare definitivamente tutti i troll.
«Ebbene, siamo arrivati, ora? Sarebbe questo il luogo indicato dalla mappa?» Domandò Grugno a nome di tutti i cavalieri, di fronte ad un grande campo di papaveri in fiore che appariva come un mare scarlatto fra l'erba verde. «Abbiate pazienza, messere. Una volta passato questo campo, basterà proseguire lungo il sentiero che si trova dopo di esso, infine girare a destra verso la grande quercia.» Spoongy era talmente sicuro di sé da dare indicazioni esatte, per la prima volta in tutto il viaggio. Grugno non dubitò delle sue parole nemmeno questa volta e grugnì soddisfatto, facendo proseguire i suoi compagni. Ciò che gli ignoranti cavalieri non sapevano, era il fatto che quei fiori fossero noti per il loro effetto soporifero: non appena si sarebbero trovati in mezzo a quel campo, sarebbero caduti in un sonno profondo. L'elfo, che conosceva bene le proprietà di quei papaveri particolari, trattenne il respiro e saltellò allegro dall'altra parte, fino a raggiungere il manto d'erba e, solo allora, rilasciò il fiato. Si voltò verso i compagni di squadra, incitandoli a seguirlo con un sorriso rassicurante. Gli stupidi troll non avevano alcuna idea del vero motivo per il quale l'elfo sorrideva compiaciuto, e così il primo di essi avanzò incauto fra i fiori. Ci vollero almeno tre lunghi passi prima che Spoongy vide le palpebre del troll abbassarsi, la bocca spalancarsi e il viso contorcersi in quello che l'elfo interpretò come un grande sbadiglio. "Se fosse stato un elfo, sarebbe già crollato al primo passo", pensò Spoongy, e continuò a guardare il grande cavaliere immaginando di vederlo addormentarsi da un attimo all'altro: non voleva perdersi quel momento di vittoria per nulla al mondo. In effetti, è ciò che sarebbe successo, se il nostro amico elfo non fosse così sfortunato. Una piccola farfalla che volava di fiore in fiore, era capitata accidentalmente nella narice del gran nasone del troll, il quale aveva naturalmente risposto con un istintivo starnuto, gesto che l'elfo aveva mal interpretato come uno sbadiglio. Prima che Spoongy potesse rendersi conto del suo grave errore, il cavaliere nel campo proruppe nel più grande, rumoroso e potente starnuto mai avvenuto a Renwinter: spostò una quantità d'aria simile ad un tornado, spezzando tutti i petali soporiferi e indirizzandoli proprio in faccia al povero elfo. Dopo un secondo di stordimento, Spoongy crollò al suolo come un tronco d'albero, pesantemente addormentato.
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Nell'istante stesso in cui riaprì gli occhi, sperò che la scena che gli apparse davanti fosse solamente un incubo. Invece, l'elfo era di nuovo sveglio e, in sella al solito cavallo che condivideva con Grugno, si ritrovò esattamente sul luogo descritto dalla X della mappa, che lui stesso aveva indicato ai compagni peccando di presunzione.
La grande quercia svettava fra la valle pianeggiante, bellissima e imponente come mai prima d'ora. Ecco, era esattamente questa la destinazione della vecchia pergamena, ma non solo: il grosso albero era anche la preziosa abitazione di Spoongy, abile intagliatore di legno che aveva impiegato ben tre anni per costruire la sua dimora all'interno di quel tronco possente. L'elfo si fece scivolare inerme giù dal cavallo, mentre gli altri cavalieri raccoglievano le loro pale per mettersi al lavoro. «Bravo, amico elfo. Hai mantenuto la tua parola e te ne siamo grati. Ora tieni e aiutaci a scavare» Disse grugno porgendo una pesante pala a Spoongy, che cedette al suo peso e cadde a terra con essa. "Ce l'hanno fatta. Hanno vinto. Hanno raggiunto la mia adorata casa e ora mi distruggeranno il giardino per cercare il loro stupido tesoro. Che importa a me dell'oro? Agli elfi non è di alcun valore. Come se non bastasse, devo pure aiutarli a rovinare il mio cortile con le mie stesse mani. Pfu!" L'elfo si risollevò e afferrò saldamente l'utensile, sotto gli sguardi minacciosi dei cavalieri. Se si fosse sottratto al suo dovere, era certo che una di quelle spade l'avrebbe trafitto senza indugio, pertanto iniziò a scavare.
Quando tutto il giardino ebbe più buchi di un pezzo di Groviera, senza però rivelare nessun tesoro nascosto, Grugno chiamò a sé la propria squadra. «Cavalieri, temo che in questo prato non ci sia ciò che cerchiamo», iniziò a dire, con un grugnito di disperazione. "Caspita, che intuizione!" pensò ironicamente il disperato elfo, prima che il suo capo terminasse il gran discorso. «Ebbene, vi ordino di scavare in quell'orto! Dev'essere sicuramente lì» concluse, indicando l'orto rigoglioso posto dietro alla casa di Spoongy, il quale sospirò triste. "Oh no, ora pure il mio stupendo orto! Ci ho messo un anno a farlo crescere così bene, curandolo ogni giorno, tanto che le mie zucche hanno vinto l'ultimo concorso alla fiera di Renwinter! Se mi distruggono anche questo, non avrò più verdura da mangiare" Pensò pesto l'elfo. Nel frattempo i troll avevano dato sfogo alle loro pale, facendo volare la terra fresca, sradicando ortaggi e distruggendo ogni cosa che trovavano senza alcuna cura. Presto anche quella zona di terreno fu rovinata come se fosse passata un'intera famiglia di talpe. Anche in questo caso, Grugno diede ulteriori indicazioni ai propri compagni. «A quanto pare, non è nemmeno qui. Dovremmo dare la brutta notizia al nostro principe: abbiamo scavato in ogni angolo di suolo, senza risultati. Forse c'è un errore nella mappa, o il tesoro era già stato trovato da qualcuno prima di noi. Andiamo, miei cavalieri, torniamo al castello di Nalyssa.» A quelle parole, l'elfo scattò in piedi, improvvisamente incurante della stanchezza per essere stato in preda ad un orso, inzuppato nel fiume e narcotizzato dai papaveri: la speranza colmò ancora una volta il suo cuore, che palpitò emozionato. Per sincerarsi che ciò che aveva udito fosse esatto, pensò di chiedere conferma ed incitare i cavalieri ad andarsene. «Sì, sì, avete ragione cavalier Grugno, sicuramente dev'esserci un errore! Correte subito ad informare il nostro amato principe, son certo che sarà indulgente con voi, che avete fatto di tutto per onorare la sua richiesta! Portate i miei saluti.» Così dicendo, Spoongy proruppe in un inchino rispettoso, ma indietreggiando di un passo per chinarsi meglio, il caso vuole che inciampò nella pompa dell'acqua usata per innaffiare l'orto. Il rubinetto si aprì di scatto, inondando la terra circostante e cavalier Grugno scivolò col sedere al suolo, proseguendo la sua corsa imprevista finché non cozzò la testona sul grande albero. Per sua fortuna, l'elmo lo protesse dalla gran botta e quando alzò la visiera, qualcosa sul tronco attirò la sua attenzione. «Aspettate un attimo.» Disse, voltandosi verso i loro subalterni. L'elfo trattenne il respiro, scioccato dalla piega che avevano preso gli eventi, e, questa volta, temendo il peggio. «Portatemi la mappa!» Urlò Grugno, il quale non dovette attendere che pochi istanti prima che una mano guantata di ferro gli porse la pergamena. Il capo dei troll la srotolò, la girò più volte e, infine, per quanto piccolo potesse essere il suo cervello, notò la somiglianza: la macchia a forma di cuore accanto alla X, era incredibilmente simile ad un cuore inciso nella corteccia dell'albero. «Tornate tutti qui, scendete dai vostri cavalli, svelti! Il tesoro dev'essere in quest'albero.» Sentenziò, soddisfatto della sua intuizione. «Eh no!», S'intromise Spoongy, che a questo punto non trattenne più la sua rabbia. «Vi posso assicurare che in questo albero non c'è proprio nessun tesoro, perché si dà il fatto che esso sia la mia dimora! Se vi fosse stato qualcosa nascosto all'interno, di certo l'avrei già trovato.» Forse il suo tono autoritario dettato dall'esasperazione, forse la sincerità con la quale si era espresso, o forse una combinazione di esse, furono il motivo che indussero Grugno a credere al piccolo elfo. «E sia, a parola del nostro amico elfo, non è nemmeno all'interno della quercia.» Spoongy non ebbe nemmeno il tempo di emettere un sospiro di sollievo che il cavaliere sbraitò un altro ordine ai suoi troll. «…pertanto, deve per forza trovarsi sotto di essa. Prendete le accette, dobbiamo abbattere questo grosso albero!» Al povero, sfortunato elfo, venne un capogiro. Stava accadendo esattamente ciò che temeva dall'inizio, da quando aveva notato il cuore sulla mappa, e di certo non poteva essere una coincidenza che lo stesso simbolo fosse posto sulla sua casa vegetale. Questa volta restò seduto a terra, esausto e inespressivo, a guardare sei bestioni corazzati abbattere la sua tanto amata casa, costruita giorno per giorno, anno dopo anno, con le sue sapienti mani. Aveva trasformato il tenero legno interno in tavoli, sedie, poltrone rivestite di tenere foglie, un comodo letto, mensole, mobili, ripiani e tutto ciò che un elfo potesse mai desiderare, con una qualità d'artigianato che faceva invidia a qualsiasi altro compaesano. Tutto ciò, stava ora crollando sotto ai suoi occhi. L'unica, misera consolazione, era aver fatto di tutto per evitare che accadesse, ma il fato, ahimè, gli era avverso.
Grugno osservò il basso pezzo di tronco rimasto attaccato al suolo, comprese le grandi radici che si estendevano sotto alla terra. «Umh... dobbiamo eliminare anche queste, per poter scavare. Ma in che modo?» Alla perplessità di Grugno, uno dei cavalieri si avvicinò lesto al suo capo con due bastoncini di legno in mano. Li posò a terra e con il rapido sfregamento di una pietra, accese di fuoco la punta di un bastone, che porse al suo superiore. Per quanto riguardava i lavori manuali, i troll avevano del talento, constatò rassegnato Spoongy che vide le fondamenta della sua casa accendersi in una gran fiammata dorata. Le fiamme arsero veloci, affamate del legno di qualità del quale si nutrivano, raggiungendo anche le radici nascoste nel suolo, illuminando la notte che incombeva in Renwinter. "Forse è tutto uno strano incubo. Probabilmente fra qualche minuto mi sveglierò nel mio caldo letto, intatto come tutta la mia casa. Sì, dev'essere così." Tentò di convincersi l'elfo, mentre i troll avevano ripreso in mano le pale. Almeno questa volta avevano avuto la decenza di non obbligarlo a scavare, o forse erano troppo presi dalla loro impresa, stavolta certi che andasse a buon fine, da ricordarsi di lui. L'elfo, con lo sguardo basso sui propri piedi e il mento sostenuto dalla mano, sobbalzò quando uno dei troll urlò e alzò gli occhi sulla fonte di quel verso. Uno dei cavalieri era scattato in piedi danzando come un tacchino, reggendo fra le mani un prezioso scrigno poco più grande di un portagioie. "A quanto pare l'hanno trovato. Beh, data la dimensione contenuta del baule, i preziosi al suo interno saranno ben pochi." Così si consolò Spoongy, l'unico pensiero positivo che trovava in quella disperata situazione. Mosso dalla curiosità, si avvicinò assieme agli altri troll per scoprirne il contenuto. «Dammi qua, ci penso io ad aprirlo.» Disse Grugno, togliendo dalle mani del fortunato cavaliere il piccolo tesoro e con la punta della sua spada fece leva sulla fessura del coperchio, riuscendo così a spalancarlo. Tutti i presenti fissarono attoniti il contenuto del piccolo forziere: di certo non era ciò che si aspettavano. Al posto di gemme, oro e rubini, Grugno tirò fuori un misero pezzo di carta, piegato come si usava fare con le lettere tempo addietro. Lo spiegò e dopo un attimo di esitazione, lo porse a Spoongy ordinando di leggere cosa vi fosse scritto. L'elfo, più per curiosità che per l'ordine imposto, iniziò la lettura ad alta voce:
15 brumaio del 153°anno
Con questa nostra lettera,
racchiudiamo ciò che abbiamo di più prezioso,
affinché venga nel tempo conservato come inestimabile tesoro.
Qui, sotto le fronde di questa grande quercia,
è nato il nostro amore.
Un dolce bacio
ha sancito la nostra promessa,
che i sentimenti che proviamo l'uno per l'altra
siano per sempre forti come questo tronco,
saldi come queste radici,
infiniti come queste innumerevoli foglie.
Che questo albero speciale sia sempre
rispettato, amato e mantenuto nel tempo a venire,
come simbolo del nostro grande amore.

Umber & Elyna.

Sotto alla firma dei due nomi, noti in tutto il regno, c'era un cuore uguale a quello della mappa, che la giovane coppia aveva inciso nell'albero molti anni prima.
Terminata la sorprendente lettura, nessuno osava dire una parola. Erano tutti colpevoli di aver infranto una vecchia richiesta, nata dall'amore fra un ragazzo e una ragazza che qualche anno dopo sarebbero diventati l'attuale re e regina. Non avrebbero dovuto abbattere l'albero, né tanto meno dargli fuoco, pensò Grugno, e non avrebbero nemmeno dovuto trovare la mappa, che apparteneva solamente ai governanti. A questo punto, anche il principe Kyrian aveva una parte di colpa, ficcando il naso negli oggetti personali dei propri genitori. Ma chi avrebbe potuto prevederlo?
«È un bel casino.» Fu l'unica cosa che riuscì a dire Grugno, circondato dal silenzio di colpevolezza dei propri compagni. A sorprendere tutti, compreso lui stesso, fu Spoongy, che tossendo timidamente richiamò l'attenzione del gruppo. Cosciente del fatto che era stato reso complice del misfatto, fece lavorare il proprio cervello per salvare la situazione, perché di certo i troll non sarebbero riusciti a venirne a capo da soli. «Penso di avere un'idea per toglierci da questo impiccio. Ma avrò bisogno del vostro aiuto e dovremmo lavorare tutta la notte».
Grugno questa volta non grugnì, ma in silenzio ascoltò il piano dell'elfo e accettò senza battere ciglio, ordinando alla propria squadra di seguire alla lettera le indicazioni di Spoongy.
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Il mattino portò i primi raggi di luce sulle colline di Renwinter, dove un piccolo gruppetto si affannava per gli ultimi preparativi, senza aver mai riposato un attimo per tutta quella lunga, lunghissima notte.
Grugno issò al cavallo di un troll il frutto del loro duro lavoro e partirono tutti verso il regno di Nalyssa, diretti al castello, accompagnati da un piccolo elfo malconcio. Dopo un lungo viaggio, seppur breve in confronto a tutto ciò che avevano trascorso nella giornata precedente, bussarono al grande portone di legno, dove vennero accolti dal principe in persona. Spoongy si presentò e Grugno raccontò ogni cosa al suo giovane sovrano, che ascoltò con attenzione, a volte arrabbiandosi, a volte ridendo, a volte restando sorpreso, e infine divenne bianco come un lenzuolo quando gli svelarono il contenuto della lettera e i loro possessori. L'elfo subito lo rassicurò, riportando il proprio piano, e il principe gli strinse la piccola mano, colpito dalla sua astuzia. E finalmente, l'intelligenza di Spoongy fu premiata.
Qualche giorno dopo, esattamente il 15 brumaio del 205° anno, una grande festa si svolse nel castello, talmente sfarzosa che la notizia raggiunse anche il piccolo villaggio di Renwinter, del quale furono invitati tutti gli abitanti.
Gigli bianchi adornavano ogni angolo, rose rosse coloravano i lunghi tavoli del banchetto e cibo di ogni tipo abbondava nei piatti di ognuno. Il re e la regina sedevano capotavola, tenendosi per mano, osservando tutto il loro popolo, ma soffermandosi su uno in particolare. No, non si trattava di Grugno, e nemmeno del loro figlio, il principe Kyrian, che si abbuffava felice addentando un cosciotto d'agnello. La regale coppia stava sorridendo a Spoongy, l'autore del regalo più bello che avessero ricevuto in quella sontuosa festa, in onore delle loro nozze d'oro.
Al centro del grande cortile del castello, svettava una grande statua di legno del re e della regina uniti in un dolce abbraccio, scolpita da un unico pezzo del tronco abbattuto, dove Spoongy non aveva ancora intagliato il suo arredamento. A decorare la stupenda rappresentazione, vi era il cuore che essi stessi avevano inciso tanto tempo prima. L'elfo, avendo immortalato il simbolo del loro amore con così grande maestria, aiutato dai sei troll, liberò loro da ogni colpa, e così anche il giovane principe. A Spoongy, invece, per ringraziarlo e ripagarlo di tutto ciò che aveva subìto quel giorno, venne fatto cucire un vestito di pura seta, molto più comodo delle foglie; gli venne anche recapitata una scorta di verdure di ogni tipo, finché il nuovo orto non avrebbe dato i propri frutti. Infine gli venne donato un albero nuovo, ancora più grande del primo, dove tutti i cavalieri e artigiani del castello lo avrebbero aiutato a costruire in pochi giorni la più lussuosa, comoda e strabiliante dimora che avesse mai immaginato.


Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio

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