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27 mag 2018

Quattro blog per un autore: Gens Nova - Eliana Deleo

Buona domenica a tutti voi readers!
Come va? Il bel tempo ha ormai fatto capolino e spero vi stiate godendo il sole questi giorni^^

Oggi vi propongo un nuovo libro per la rubrica "Quattro blog per un autore" : Gens Nova di Eliana Deleo, vediamo un po' cosa ci ha lasciato per quanto riguarda la scrittura creativa..


➳ Titolo: Gens nova - Geneticamente modificati
➳ Autrice: Eliana Deleo
➳ Prezzo €3,50 ebook €17,16 cartaceo


➳ Trama
3024. In seguito ad una serie di disastri ambientali che hanno sconvolto l'ecosistema terrestre, l'umanità, figlia di un'epoca ormai finita, rischia l'estinzione. Per salvaguardare la propria specie, il capo di Stato, Rooter, attua una selezione umana da cui nasce la "Gens Nova": nove Prescelti rapiti e resi geneticamente perfetti. Trasformati in un'arma, i Nove saranno costretti ad obbedire al loro creatore. Tuttavia, fra di loro c'è Ardea, buia e seducente come la notte. Ella insegnerà a Rooter una lezione che potrebbe essergli fatale: non ha mai avuto il controllo.


“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”
Conosciamo l’autrice attraverso la sua scrittura.
L’autrice potrà scegliere tra:


A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


A)



2: Avrai sicuramente delle caratteristiche particolari che fanno di te una persona diversa dalle altre. Dai vita a un personaggio di sesso opposto al tuo con queste tue peculiarità. Descrivilo sia fisicamente che caratterialmente e raccontaci in quale ambientazione lo inseriresti se dovessi creare una storia per lui/lei.


Elia trattenne il fiato, immobilizzandosi. Subito l'acqua attorno alle sue caviglie smise di sciabordare, lasciando che il silenzio si posasse sull'ambiente attorno a lui.
Era proprio questo ciò che lo aveva allarmato: il silenzio. Sino a poco prima la foresta cicalecciava, piena di vita. Da qualche istante, però, era ammutolita, il che significava solo una cosa: intruso.
Liberando piano il fiato, Elia alzò il viso dall'acquitrino in cui stava pescando. Non gli importava che i pesci mangiassero l'esca senza rimanere intrappolati. Anche se solo il cielo sapeva quanto avesse bisogno di quel nutrimento. I bambini avevano fame.
Elia si guardò intorno, lentamente, senza fretta, osservando davvero ciò che si palesava dinnanzi alle sue iridi castane. Salici, abeti, tassi gocciolanti per l'umidità, proprio come i suoi scuri capelli. Nebbia sospesa fra i tronchi. Nessun essere umano.
Sì, ciò che Elia temeva di vedere era un suo simile, un uomo, e non un predatore, tipo un'orso. La natura faceva solo il suo corso; le fiere non volevano predarlo per principio.
Gli esseri umani, invece, sì.
Elia si morse l'interno della guancia, combattuto. Non voleva tornare al rifugio senza niente da mangiare; soprattutto ora che aveva trovato una polla in cui pescare. I bambini avevano fame!
Ma attorno a lui c'era decisamente qualcosa che non andava. Doveva andarsene da qui, allontanarsi. Solo quando fosse stato tranquillo avrebbe pensato al cibo, anche a costo di tornare indietro facendosi largo fra la luce azzurrina del crepuscolo autunnale.
Elia trovò in fretta una porzione di terra solida e rialzata. Uscì dall'acqua, continuando a guardarsi intorno, nervoso. Ma era davvero necessaria tutta questa diffidenza? Erano passati sette mesi dalla loro fuga dal campo sperimentale e da due non avevano più avvistato nessuna squadriglia di ricerca. Niente presupponeva che li stessero ancora cercando per riportarli in quell'inferno.
E niente mi garantisce il contrario, pensò Elia. Si alzò il vento, il quale gli portò una zaffata dolciastra alle narici. Elia fece una smorfia, sentendo una stretta al cuore: odore di sangue di pino e terra sviscerata. Qualcuno o qualcosa aveva devastato una porzione della foresta, spezzando giovani alberi.
Un lampo argenteo attrasse la sua attenzione, facendolo sussultare. Ma era solo il riflesso di un pesce, non quello di un fucile. Doveva darsi una calmata. Se continuava ad essere così terrorizzato, rischiava di non riuscire ad analizzare la...
A due metri da lui, c'era l'impronta di uno stivale. Assieme alla pena per la natura violata, Elia sentì farsi largo nel cuore anche la paura.
Sono qui.
Elia si volse e cominciò a correre attraverso la foresta. Le betulle si ergevano attorno a lui, fitte, sussurrandosi l'un l'altra la notizia del suo passaggio. Le pregò di non dirlo a nessun altro, anche se sapeva di essere il solo a poterle udire.
Elia era uno dei soggetti più promettenti del campo sperimentale. Un luogo dove persone senza nome né famiglia venivano fatte sparire, usate come cavie. La struttura era una grande cupola, la quale si ergeva fra la foresta, ad ovest da dove si trovava lui. Si suddivideva in aree, ognuna delle quali era caratterizzata da un ambiente che sottoponeva i soggetti a stress fisico ed emotivo. Prima di essere abbandonati in queste aree, ai soggetti era iniettato un siero che favoriva lo sviluppo di geni anomali, i quali potevano dar luogo a nuove capacità... oppure no.
L'area in cui era stato rinchiuso Elia era un ecosistema denso di predatori, piante velenose e ogni genere di trappola. Il siero aveva fatto sì che sviluppasse una specie di comunicazione con la natura che lo circondava. Era utile.
Ma questa non fu una di quelle volte.
Lo sparo fece nuovamente ammutolire la foresta. Elia sentì una fitta al braccio. Il colpo gli fece perdere l'quilibrio. Così, invece di finire sulla zolla di terra solida, affondò sino alle ginocchia nella palude acquitrinosa.
Il terrore gli esplose nel petto al pari di una detonazione e gli diede la forza di slanciarsi in avanti. Era forte e sapeva di essere agile. Inoltre, non era stato ferito alle gambe. Correndo più veloce che poteva, sperò di mettere una buona distanza fra lui ed i suoi assalitori.
Durante la fuga, spaventò un cinghiale intento a cercare castagne di terra. Per fortuna l'animale non lo attaccò, limitandosi a grugnire, seccato. Con il tasso non gli andò così bene. Elia gli ringhiò in risposta, ben sapendo che con queste creature, così come con i ghiottoni, non c'era speranza di dialogo.
Stava cominciando ad albeggiare. In lontananza risuonò, cupo, un tuono. Stava per piovere sulle montagne, si rese conto Elia. Doveva stare attento alle inondazioni.
Alla fine, non riuscì più a correre. Si nascose dietro una grande quercia per riprendere fiato. Si sentiva solo come non mai, cosa che gli accadeva quando si faceva prendere dal terrore. A causa di questo sentimento, il suo legame con ciò che lo circondava si recideva, facendolo sprofondare nello scoramento. Ma se si calmava, la tranquillizzante sensazione di fare parte di qualcosa tornava.
Cercando di acquietare il cuore e la mente, Elia si concentrò sulla ferita. Sanguinava ancora, ma per fortuna c'era sia il foro d'entrata che quello d'uscita. Bene, la pallottola non gli era rimasta nella carne.
Cercando nella sacca che teneva legata in vita, Elia utilizzò l'ultima fibra di betulla per fasciarsi il braccio. Poi osservò ciò che lo circondava. Conosceva bene questa parte della foresta, ormai. Nella valletta a sinistra scorreva un fiume dalle acque di un verde smeraldino, ideale per la pesca, soprattutto quando i salmoni risalivano dal mare. A est, invece, c'erano i boschi dove le prede si recavano in autunno, per ingrassare. Lì si trovavano bacche e nocciole in abbondanza. A sud c'erano le brughiere. In inverno era pieno di renne, e il morbido muschio non mancava mai.
Elia sorrise. Aveva reso i letti dei bambini accoglienti, con quel muschio.
Il pensiero della sua famiglia lo calmò ancor più della foresta. A casa lo aspettavano. Contavano su di lui.
Azzurra, una bambina di dieci anni con occhi blu e lunghi capelli neri, gli avrebbe chiesto se aveva costruito bene le sue trappole. Forse era persino riuscita a catturare qualcosa, a differenza sua. Anche solo uno scoiattolo, quella sera, avrebbe fatto la differenza fra una cena ed uno stomaco vuoto.
Darius, il più piccolo fra loro, cinque anni. Seguiva sempre Azzurra, silenzioso come un'ombra. Non aveva più parlato da quando era stato rinchiuso nel campo sperimentale. Il cielo solo sapeva che cosa gli avevano fatto o che cosa speravano di ottenere da un bambino. Elia lo aveva portato via d'impulso, mentre fuggiva. Semplicemente lo aveva preso in braccio ed era scappato. Darius non aveva emesso un fiato, limitandosi a stringersi a lui e a guardarlo con i suoi grandi occhioni neri.
In realtà, aveva portato via tutti loro d'impulso, nonostante restare solo fosse sicuramente più comodo. Ma Elia odiava la solitudine. Ne era terrorizzato. È inevitabile affrontare se stessi, quando si è soli.
Quel giorno, durante la fuga, si era visto correre dietro Ammha. Ella era una giovane donna di origini musulmane, venti anni, con occhi ambrati da leonessa. Aveva accolto subito Darius ed Azzurra sotto la sua custodia, prendendosi cura di loro e del rifugio. Era proprio in gamba, quella ragazza. Aveva aiutato Elia a costruire il luogo dove ora vivevano, sfruttando un albero che, per raggiungere un terreno più tenero, aveva fatto crescere le sue radici oltre un piccolo strapiombo. Era riuscita persino a dar vita ad un orto, e non era raro che riuscisse a cacciare qualche volatile. Aveva una mira infallibile.
Elia fece un respiro profondo. Doveva tornare a casa prima che si preoccupassero della sua assenza. E doveva trovare da mangiare. I bambini avevano fame.
Il vento cambiò di nuovo. Questa volta Elia sentì odore di fumo. Non ci fu spazio per la paura, venne invaso solo da una fredda consapevolezza, che lo fece piangere.
Aveva detto di conoscere bene questa parte della foresta, ed era così, ma solo perché ci viveva.
Mentre fuggiva, non si era reso conto di essersi diretto inconsciamente verso casa.
Aveva portato i cacciatori dalla sua famiglia.
Balzando in piedi, Elia riprese a correre. Saltò il tronco pieno di muschio su cui Azzurra giocava a scivolare. Sollevò schizzi attraversando il fiume dove Ammha andava a prendere l'acqua. Girò attorno all'enorme albero che aveva permesso a tutti loro di vivere al sicuro per sette mesi... e finalmente fu a casa.
L'avevano ridotta ad una fornace.
La squadriglia di ricerca contava sette uomini armati. Tre di loro avevano appena finito di appiccare il fuoco. Gli altri stavano trasportando i cadaveri di Azzurra ed Ammha dentro l'abitazione. Darius molto probabilmente era già dentro, nel suo lettino, perché a quest'ora ancora dormiva. Il fumo doveva averlo ucciso ancora prima delle fiamme.
Loro tre non servivano al campo sperimentale. Il siero non gli aveva fatto sviluppare alcuna capacità. L'unico che volevano vivo era lui, Elia, il giovane ventenne che al momento se ne stava zitto e nascosto a guardare.
Avrebbe dovuto uscire allo scoperto ed ucciderli tutti. Avrebbe dovuto entrare in casa e portare fuori Ammha, Azzurra e Darius, sperare che fossero ancora vivi. Avrebbe dovuto morire facendo una di queste cose.
Invece, Elia rimase zitto e fermo, piangendo. Si stava comportando da vigliacco, ed era stato un ingenuo. Aveva creduto che li lasciassero in pace. Invece di prendere provvedimenti, di scappare più lontano, aveva lasciato che la sua famiglia rimanesse nel raggio d'azione di quelle persone. Ammha, Azzurra e Darius erano morti per colpa sua.
Serrando i pugni, con gli occhi rossi di pianto, Elia guardò la squadriglia immergersi nella foresta. Li avrebbe seguiti sino al campo sperimentale. In fondo, non aveva più nulla da perdere.

E questa faccenda, ora più che mai, era diventata personale.

➳ Estratto prologo 

“Se proprio vogliamo essere precisi” lo stuzzicò Ambi “siamo a conoscenza delle informazioni di solo otto Prescelti. La Prima è come se non fosse mai esistita per nessuno, sappiamo solo il suo nome”.Come ogni volta che si faceva riferimento alla Prima Prescelta, Rooter si sentì punto sul vivo.I Prescelti sono stati selezionati tramite l'analisi accurata dei Test riguardanti l'intelletto e la sanità mentale, pensò. Ambi stesso se ne è occupato. Ma la Prima Prescelta l'ho voluta io. E non ho fatto ricerche prima di prenderla...
Il Falco serrò la mascella. Sì, aveva preso la merce senza controllare se fosse sana o avariata, ma questo non significava che ciò che era successo in laboratorio fosse colpa sua.“Non ci devono essere errori nelle prossime modificazioni genetiche o...”.“Nessun errore con la Prima Prescelta” lo interruppe Ambi, ammonendolo con un dito “E prima che esplodi rinfacciandomi la morte di quello scienziato voglio dirti che ella ha agito così perché le sue funzioni erano state stravolte dal processo di mutazione”.“Le altre quattro non hanno reagito come lei” gli fece osservare Rooter.“Le altre quattro sono esperimenti falliti. Lei è un successo”.Rooter non rispose. Non avrebbe considerato la Prima Prescelta come un mostro solo per aver ucciso uno dei suoi scienziati, ma l'obiettivo di tanto odio era stato proprio lui. Solo la fortuna aveva fatto sì che quell'uomo si mettesse in mezzo.La Prima Prescelta aveva cercato di ammazzarlo. Subito dopo questo tentativo, Rooter aveva dato ordine di rinchiuderla e di sopprimerla.Tuttavia, quella ragazza... No, anzi, quella creatura aveva nove vite come i gatti.“Non temere, amico mio, nessun altro sarà un mostro come la Prima. Con il suo DNA abbiamo usato la mano pesante, sostituendogli numerosi ceppi con quelli dei predatori del Nuovo Mondo, ma la modificazione genetica dei sei rimasti sarà la stessa di Giustizia e Libertà: integrazione”.Il viso di Rooter non si distese, continuò a restare corrucciato “Potrebbero verificarsi degli incidenti?”.“No, ti ho detto, se agisco come ho fatto con il tuo Ottavo e con la tua Settima. Ho selezionato quegli otto Prescelti analizzando la loro intelligenza e le loro virtù. Mi limiterò a perfezionare il loro DNA. Tutto qui”.Rooter lo guardò, imperscrutabile “Se facciamo così” scandì lentamente “mi assicuri che non otterremo più niente che sia come lei?”.Ambi si spazientì “Sei sordo o cosa?”.Il Falco non rispose alla provocazione, la sua mente lavorava a tutto regime “Con un'integrazione del DNA possiamo solo ipotizzare quali saranno le conseguenze sull'organismo di un individuo. Libertà e Giustizia sono stati un successo, ma ognuno reagisce a modo suo, no? Il bambino, per esempio. Vuoi integrare la sua intelligenza, già spiccata per uno della sua età. Ma se poi, che ne so, scoprisse di poter anche spostare oggetti con il pensiero? Vorrei evitare di essere sbattuto come un bambolotto quando farà i capricci”.La voce di Rooter si infervorò, le fenditure che aveva al posto del naso si dilatarono “Sto cercando di farti capire che non dobbiamo più creare qualcosa che non possiamo controllare. La Prima Prescelta non ci ascolta e non collabora. Per questo la teniamo rinchiusa. Libertà e Giustizia, invece, condividono i miei ideali e sono perfetti per i miei scopi. Ma gli altri, Ambi? Sono arrabbiati”.Ambi non rispose, la presa sul colletto si intensificò.Rooter continuò.“Il progetto originale prevedeva l'uso del siero che abbiamo creato per inibire la loro capacità di scelta. In questo modo i Prescelti sarebbero stati delle marionette nelle mie mani. Tuttavia, se gli tocco la Prima Prescelta, Rao mi sgozza e, come se non bastasse, utilizzare un tale siero su un soggetto il cui DNA è stato integrato significa limitare enormemente le sue capacità a me utili, e questo non me lo posso permettere. Quindi, per integrare il DNA dei sei Prescelti rimasti serve che essi siano collaborativi... E loro hanno passato troppo tempo con la Prima Prescelta per esserlo. Li ha corrotti come una mela marcia fa con un cesto di frutti perfetti!”.Rooter ansimò, il viso paonazzo. Cercò di riprendersi dal suo sfogo inspirando a fondo.Ambi ridacchiò “Hai fatto centro, come sempre” disse “Rooter, con la prima Prescelta abbiamo sbagliato, me ne rendo perfettamente conto. Le abbiamo dato grandi capacità nonostante sapessimo quanto odio feroce covava, ed ora non riusciamo a controllarla... È normale che tu non voglia che si ripeta lo stesso errore anche con gli altri otto... O meglio, sei, dato che Giustizia e Libertà sono già pronti. Li hai visti, no? Sono meravigliosi, e ti hanno dimostrato la loro fedeltà catturando il Nono Prescelto. L'unica differenza che hanno dagli altri è che loro sono dalla tua parte. Comunque, amico mio, anche se non puoi usare il siero, sei più che capace di sottometterli al tuo volere”.Rooter si passò una mano sulla faccia, pensieroso. Poi sospirò “Sì, Ambi” disse, alla fine “È ovvio che passerò alle maniere forti nel caso non riuscissi a convincerli con le buone. Ma non dobbiamo ricreare qualcosa come la Prima Prescelta. Basta sostituzioni di ceppi di DNA, limitati ad integrarlo. Questa volta, voglio un risultato assolutamente perfetto. Sono già tutti pronti? ”Ambi indicò il fascicolo rosso sulla sua scrivania “Sì, tutti e sei i rimanenti belli spaventati e disorientati dalla sparizione della Prima Prescelta... Hai visto che faccia ha fatto la rossa, quando si è voltata e non l'ha più vista? Ah, leggiti i dati, così avrai un'idea di quali integrazioni apporterò ai loro DNA. Domani stesso procederò con il Secondo Prescelto”.




Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio

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