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4 mar 2018

Quattro blog per un autore: Fahryon: il suono sacro di arjiam - daniela lojarro

Buona domenica a tutti!^^
E anche oggi sarà una domenica produttiva in compagnia della quarta giornata di "Quattro blog per un autore" per il libro Fahryon - Il suono sacro di Arjiam di Daniela Lojarro

Vediamo un po' come l'autrice si è messa in gioco per quanto riguarda il nostro angolo di ''scrittura creativa''.
➳ Titolo: Fahryon - Il suono sacro di Arjiam
➳ Autrice: Daniela Lojarro
➳ Prezzo €14,31 cartaceo €2,99 ebook

➳ Trama
«Esisterebbe la luce senza il sole? O il calore senza il fuoco? Il Suono Sacro ha creato il Mondo e noi facciamo parte del Suo canto.»Nel regno di Arjiam, Fahryon, neofita dell'Ordine sapienziale dell'Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell'Ordine militare del Grifo, si trovano coinvolti nello scontro tra gli adepti dell'Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro.Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta per il possesso di un magico cristallo e del trono del regno, permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini.


“E ADESSO SCRITTORE… CONTINUA TU!”



A) DARE SFOGO ALLA SUA SCRITTURA CREATIVA SCEGLIENDO UNO DEI TRE QUESITI PROPOSTI 

B) DARE ORIGINE A UN RACCONTO BREVE SCEGLIENDO TRA TRE INCIPIT


B) 

-Fantasy:


Il sole stava tramontando sulle verdi vallate di Renwinter quando Spoongy, elfo nato e cresciuto nel villaggio più piccolo del Regno di Nalyssa, iniziò la sua corsa a perdifiato giù per il sentiero immerso nella foresta di Kinwood. Se le sue orecchie a mezzapunta non lo avevano tradito stavolta, aveva appena sentito un rumore di zoccoli avvicinarsi ed era raro vedere dei cavalieri a Renwinter.
Correva senza sosta quando inciampò in un sasso e, perdendo l’equilibrio, si ritrovò con la faccia nella polvere. Sei cavalieri dalle armature argentate, lo aspettavano alla fine del sentiero e la sua vita sarebbe cambiata presto, molto presto.




«Questa volta ne abbiamo beccato uno!», esclamò una voce in tono allegro e trionfante.
Un piede, calzato di pesanti calzari di cuoio infangati, schiacciò a terra Spoongy mentre qualcuno gli legava strettamente i polsi. L’elfo sentì lo scalpiccio di un altro cavallo, il saluto reverente dei sei cavalieri al nuovo venuto e poi, una mano, tozza ed enorme, afferrò rudemente i capelli argentati del giovane elfo, chiusi in una treccia, costringendolo a mettersi in ginocchio.
Spoongy, con il capo chino, ansimava per il terrore. Non aveva mai visto un uomo in vita sua ma, purtroppo, sapeva, sia dai racconti dei saggi e sia per averlo studiato nel Kronikon, la storia del regno elfico di Renwinter, che gli umani, specialmente i cavalieri, erano loro nemici dal tempo della Guerra per la Spada di Cristallo. Gli umani erano convinti che gli elfi avessero prima parteggiato per uno dei pretendenti della Spada di Cristallo, poi per l’altro e che, infine, per impedire la pace tra i Regni del Sud del Nord dell’Est e dell’Ovest, avessero fatto scomparire la magica arma.
La punta di una spada s’insinuò sotto il suo mento sollevandogli lentamente la testa: il giovane elfo non vide nulla al di fuori degli occhi azzurri che lo squadravano con fredda curiosità quasi fosse uno sgorbio della natura da studiare. Gli pareva che lo sguardo di quell’uomo penetrasse nel suo cuore e nella sua mente violando i segreti più intimi, i desideri inconfessabili e pure i pensieri che lui stesso non aveva ancora formulato.
«Come ti chiami?», domandò rinfoderando la spada.
La voce imperiosa e metallica dello sconosciuto fece sussultare il prigioniero riportandolo alla realtà. «Sp … Spoo …Spoongy», balbettò con un filo di voce.
I cavalieri scoppiarono a ridere ma l’occhiata gelida del misterioso uomo vestito di nero smorzò all’istante l’inopportuna ilarità.
«Abbiamo trovato questo, mio Signore», disse uno dei cavalieri porgendo umilmente al capo l’arco.
L’uomo che, a differenza di tutti gli altri, indossava una sorta di divisa in pelle nera con un immenso mantello di finissima lana foderato di pelliccia, prese l’arma studiandola attentamente. Poi, tornò a fissarlo con attenzione e, d’un tratto, lo sguardo dei suoi occhi azzurri, tagliente come una lama, si animò di un lampo di vero interesse. «Chi sei?».
Spoongy lo guardò interdetto. «Un … un elfo … cacciatore», rispose.
La mano dello sconosciuto, ricoperta da un guanto pure in pelle nera, lo colpì violentemente buttandolo a terra. Con un cenno del capo indicò a uno dei suoi sottoposti di rimetterlo in ginocchio: dall’angolo della bocca di Spoongy colava un filo di sangue. L’elfo, per il violento colpo, sentiva le orecchie fischiare e vedeva una sovrapposizione di immagini sfuocate girare attorno a sé.
Il cavaliere nero s’inginocchiò davanti a lui scuotendo la testa e traendo un leggero sospiro sconsolato. «Prima di tutto, ti devi rivolgere a me chiamandomi “Mio Signore”. In secondo luogo, non ti hanno educato bene, Spoongy. Mi spiace ma non mi garbano i bugiardi», aggiunse rivolgendogli un sorriso divertito e malizioso.
Il giovane elfo fu colpito dal baluginio dei candidi denti dell’uomo in mezzo alla lucida e ordinata barba nera: più che un sorriso gli pareva il ringhio di una tigre pronta ad azzannarlo alla gola.
«Ricominciamo, Spoongy. Ti chiami Spoongy, sei un elfo, diciamo che forse stavi cacciando per davvero e, inseguendo una preda, sei uscito dal vostro territorio senza accorgertene. Ma non sei un semplice cacciatore né un elfo qualunque, non è vero?», insistette l’uomo.
L’elfo sentiva le labbra secche e incollate: gli pareva impossibile riuscire ad articolare una sillaba. Si passò la lingua sulla bocca e il sapore metallico del sangue gli causò un conato di vomito che trattenne a stento. «Non … capisco che intendi … mio Signore», mormorò.
L’uomo alzò la mano e l’elfo incurvò istintivamente le spalle per prepararsi al colpo ma l’altro la posò paternamente sulla sua spalla. Spoongy abbassò il capo incapace di reggerne lo sguardo.
«Forse la fuga e lo spavento ti hanno un po’ scosso, mio giovane amico: hai bisogno che ti aiuti a ricordare. Il tuo arco è prezioso: gli intagli, i legni pregiati, la costruzione stessa indicano che non si tratta di un comune arco da caccia di un qualsiasi elfo dei boschi. Ma … È questo segno», aggiunse indicando la fronte con un dito, «… impresso qui che rivela la tua menzogna», concluse afferrandolo per la nuca e costringendolo a guardarlo.
L’elfo lo fissò con occhi sbarrati dal terrore comprendendo che celare la sua identità non sarebbe valso a nulla. Avrebbe dovuto essere impossibile ma quell’uomo sapeva!
«Parla!», sibilò spazientito il cavaliere nero.
«Significa che … che io sono … il Principe Spoongy, erede al trono di Renwinter, figlio del re Alal, … mio Signore», confessò.
Il viso fine, dalla pelle leggermente abbronzata del misterioso cavaliere, s’illuminò di un sorriso di trionfo. «Vedo che hai ritrovato la memoria, figliolo», commentò ridacchiando. «Liberate sua altezza!», ordinò agli uomini lasciandolo e alzandosi in piedi.
L’elfo lo fissò stupefatto da sotto in su sentendosi sovrastato dall’imponente figura del cavaliere: non si trattava solo dell’aitante prestanza fisica. Quell’uomo aveva qualcosa di speciale che lui non riusciva ad afferrare. Come se avesse letto nei suoi pensieri, lo sconosciuto gli rivolse un sorriso ironico.
«Ora, Principe Spoongy, tocca a me presentarmi», disse inchinando leggermente il busto.
Sotto gli occhi esterrefatti del giovane elfo, le armature d’argento caddero a terra come gusci vuoti liquefacendosi e svanendo nelle crepe del terreno. Un turbinio di luci, accompagnato da un clangore come di specchi infranti, avvolse la figura del cavaliere nero: quando si dissolse, davanti al Principe stava un uomo dalla folta chioma e dalla barba argentata. La sua età era indefinibile perché i suoi tratti non recavano alcuno dei segni che negli umani indicavano lo scorrere del tempo. Al posto della divisa di pelle nera di prima, ora indossava un caftano di seta, sempre nero: sul petto, appeso a una catena d’oro, baluginava una pietra verde. Solo gli occhi, azzurri e freddi come due laghi di montagna, rivelavano che si trattava dello stesso misterioso uomo che lo aveva catturato.
«Sono Theodos, giovane Spoongy. E ti comunico che ti ho appena scelto come mio novizio», disse la voce calda e ammaliante.
Spoongy strabuzzò gli occhi incredulo. Theodos?! Il Saggio Maestro più potente del Mondo Conosciuto?! «Tu … tu sei … hai scelto me … tu … io … io …», sbiascicò senza riuscire a mettere insieme una frase coerente.
«Smettila di balbettare!», lo interruppe seccamente il Saggio Maestro. «È estremamente fastidioso per il mio orecchio», aggiunse corrugando la fronte.
«IO? Perché?», gridò infine il Principe con tutto il fiato che aveva in corpo.
«Perché tuo padre sarà anche Alal, re degli elfi, ma tua madre era Sylda, figlia di uno dei pretendenti alla Spada di Cristallo», spiegò con assoluta naturalezza Theodos.
«Ma tu … come fai a saperlo?», mormorò sconvolto il giovane.
Il Saggio Maestro scoppiò in una risata. «Perché fui io a portare in salvo tua madre incinta a Renwinter!», gli rivelò.
Il Principe aprì la bocca ma l’occhiata gelida del Saggio gli impedì di perdersi in sciocche chiacchiere. Tanto non avrebbe saputo che dire!
«Andiamo, ora. I Regni attendono “Colui che immergendosi nell’Oscurità degli Inferi, porterà la Luce”», sentenziò Theodos fissandolo intensamente. I suoi occhi azzurri brillavano come stelle: parevano sondarlo in cerca di una risposta a una domanda che però non era stata esplicitamente posta.
«Io non andrò da nessuna parte senza aver salutato mio padre!», si ribellò Spoongy cercando di sottrarsi al fascino ipnotico di quello sguardo. «Non posso partire così …».
«Tuo padre ha sempre saputo che sarei venuto a prenderti», disse laconicamente il Maestro.
«Ma io non ho voce in capitolo?», urlò il giovane iniziando ad andare avanti e indietro come un leone in gabbia. «Chi ti dice che io voglia scendere negli Inferi per portare la Luce?», gli chiese poi bloccandosi per afferrarlo per le spalle e guardarlo con sfida.
Theodos lo fissò a lungo in silenzio finché l’altro non lo lasciò andare e abbassò lo sguardo.
«Solo chi è capace di dubitare, chi prova timore di fronte a un’impresa può essere “Colui che immergendosi nell’Oscurità degli Inferi, porterà la Luce”. Hai superato la prima prova, giovane Principe», gli rivelò Theodos.


L'autrice

Daniela Lojarro è nata a Torino. Terminati gli studi classici e musicali (canto e pianoforte), vince alcuni concorsi internazionali di canto che le aprono le porte fin da giovanissima a una carriera internazionale sui più prestigiosi palcoscenici in Europa, negli U.S.A., in Sud Corea, in Sud Africa nei ruoli di Lucia di Lammermoor, Gilda in Rigoletto e Violetta in Traviata. Alcuni brani che ha inciso sono entrati nelle colonne sonore di diversi film, fra i quali «The Departed» di M. Scorsese, «Il giovane Toscanini» di F. Zeffirelli e «I shot Andy Wharol» di M. Harron. Si dedica anche all’insegnamento del canto e alla musico-terapia come terapista in audio-fonologia, una rieducazione della voce e dell’ascolto rivolta ad adulti o bambini con difficoltà nello sviluppo della lingua oppure ad attori, cantanti, commentatori televisivi, insegnanti, manager per sviluppare le potenzialità vocali.

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Le altre giornate riguardanti questo libro:

1° giornata: In compagnia di una penna - La copertina del libro
2° giornata: Leggendo insieme - La vita divertente di un autore
3° giornata: Gli occhi del lupo - Autore vs Personaggio




2 commenti:

  1. Grazie per avermi fatto partecipare all'iniziativa! È stato divertente creare un piccolo racconto da un incipit dato da voi!

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  2. Grazie mille a lei per la sua disponibilità :)

    RispondiElimina

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